Scoprendo Oriana Fallaci – #8 “Intervista con la storia” (1974)

img_6358

Guardali bene i leader che tengono in mano i destini del mondo: salvo due o tre casi, sembra gli apostoli del grigiore e della mediocrità.

Ci ho impiegato mesi. E mesi. E mesi. Ma ce l’ho fatta. Ho finalmente finito di leggere uno dei libri più impegnativi con cui abbia mai avuto a che fare: Intervista con la storia di Oriana Fallaci.

La storia di ieri è un romanzo pieno di fatti che non posso controllare, di giudizi che non posso contestare.
La storia d’oggi no. Perché la storia d’oggi si scrive nell’attimo stesso del suo divenire. La si può fotografare, filmare, incidere sul nastro come le interviste coi pochi che controllano il mondo o ne mutano il corso. La si può diffondere subito: attraverso la stampa, la radio, la televisione. La sia può interpretare, discutere a caldo. Io amo il giornalismo per questo. Temo il giornalismo per questo. Quale altro mestiere ti permette di scriver la storia nell’attimo stesso del suo divenire e anche d’esserne il testimone diretto? Il giornalismo è un privilegio straordinario e terribile.

Intervista con la storia, pubblicato per la prima volta nel 1974, è una raccolta di interviste che la Fallaci realizzò per L’Europeo tra gli anni Sessanta e Settanta e che raccolse poi in questo volume, che ebbe subito un grande successo. Si tratta di ventotto interviste a grandi personaggi che hanno fatto la nostra storia, nelle quali emergono non solo eventi, risvolti e dettagli in gran parte ignorati dai libri di storia sui quali tutti noi abbiamo studiato – trattandosi di storia attuale – ma anche la grande personalità di questa giornalista, la sua professionalità e  la sua intelligenza, la sua preparazione e la sua cultura, il suo spessore umano e i suoi ideali.

Dio, che uomo di ghiaccio. Per tutta l’intervista non mutò mai quella espressione senza espressione, quello sguardo ironico o duro, e non alterò mai il tono di quella voce monotona, triste, sempre uguale. L’ago del registratore si sposta quando una parola è pronunciata in tono più alto o più basso. Con lui restò sempre fermo e, più di una volta, dovetti controllare: accertarmi che il magnetofono funzionasse bene. Sai il rumore ossessionante, martellante, della poggia che cade sul tetto? La sua voce era così. E, in fondo anche i suoi pensieri: mai turbati da un desiderio di fantasia, da un disegno di bizzarria, da una tentazione di errore. Tutto era calcolato in lui, controllato come nel volo di un aereo guidato dal pilota automatico. Pesava ogni frase fino al milligrammo, non gli scappava nulla che non interesse dire, e ciò che diceva rientrava sempre nella meccanica di una utilità. Le Duc Tho deve aver sudato centro camice in quei sei giorni e Thieu deve aver piegato la sua astuzia a una prova durissima. Kissinger ha i nervi e il cervello di un giocatore di scacchi.

I personaggi intervistati raccontano proprio la nostra storia. Tra i grandi – nel bene e nel male – fautori del mondo in cui viviamo oggi ci sono Henry Kissinger e Mario Soares (venuto a mancare lo scorso 7 gennaio), Yassir Arafat e Golda Meir, Giulio Andreotti e il direttore della CIA William Colby. Ogni intervista è preceduta da un testo in cui la Fallaci ci presenta la persona intervistata, ci racconta il loro incontro, le sue prime impressioni e, in alcuni casi, anche i polveroni causati dalla pubblicazione della sua intervista. Questo testi mi hanno regalato ancora di più l’impressione di star leggendo non una semplice interista, ma un libro in cui la Fallaci – pur non volendo – finisce in primo piano.

img_4575

A mio parere, in un’intervista non sono le domande che contano ma le risposte. Se una persona ha talento, puoi chiederle la cosa più banale del mondo: ti risponderà sempre in modo brillante o profondo. Se una persona è mediocre, puoi porle la domanda più acuta del mondo: ti risponderà sempre in modo mediocre. Se poi tale legge la applichi a un uomo combattuto tra il calcolo e la passione, guarda: dopo averlo ascoltato, non ti resta in mano che un pugno di mosche. Con Arafat mi trovai proprio con un pugno di mosche.

Ho impiegato veramente tantissimi mesi per leggere questo libro e i motivi sono semplici. Innanzitutto si trattava, appunto, di eventi storici che spesso noi non conosciamo nel dettaglio e per capire i vari riferimenti, spesso dovevo interrompere la lettura e fare le mie ricerche. Va da sé che questo procedimento mi ha spesso rallentata e alla fine di un’intervista di certo non avevo voglia di iniziare tutto daccapo. Inoltre, anche nei casi in cui non avevo bisogno di fare ricerche, di certo non stavo leggendo di argomenti leggeri o “coinvolgenti”. Spesso ho trovato questa lettura non noiosa, ma impegnativa. Il fatto è che volevo veramente capirci qualcosa e non leggere solo per finire il libro. Ogni intervista era un piccolo viaggio in un contesto storico e politico lontano da me e io volevo farla mia, capirla per davvero, chiudere il libro e dirmi “oggi ho imparato qualcosa di nuovo”. Per fare questo dovevo leggere con un’alta concentrazione e spesso alla fine di un’intervista ero stanca, come se avessi studiato per un esame universitario.

Ci sarebbe da comporre un saggio su Giulio Andreotti. Un saggio affascinante e inquietante perché tutto ciò che egli è va ben oltre il caso di un individuo. Rappresenta un’Italia. L’Italia cattolica, democristiana, conservatrice, contro cui tiri i pugni che feriscono le tue nocche e basta. L’Italia di Roma col suo Vaticano, il suo scetticismo, la sua saggezza, la sua capacità di sopravvivere, sempre, di cavarsela, sempre, sia che vengano i barbari sia che vengano i marziani: tanto li porti tutti in San Pietro, a pregare. Alla politica non giunse di proposito: ignorava d’averne il talento. Al potere non giunse attraverso la lotta e il rischio: non aveva combattuto i fascisti. All’una e all’altro approdò per destino, vi rimase per volontà. La straordinaria invidiabile volontà che hanno gli sgobboni capaci di svegliarsi col buio: per lavorare. Ci comanda da circa trent’anni, cioè da quando ne aveva venticinque. Continuerà a comandarci in un modo o nell’altro fino al giorno in cui gli impartiranno l’estrema unzione. 

Ovviamente, ci sta anche il fatto che io non abbia amato proprio tutte le interviste. Alcune le ho trovate interessanti, altre estremamente noiose e piatte. Tra quelle che proprio non mi sono piaciute ci sono – paradossalmente? – quelle realizzate ai politici italiani e portoghesi, ma anche quelle a Nguyen Van Thieu e al Generale Giap. Quelle che, invece ho amato di più, sono state quelle in cui a parlare erano delle donne: mi riferisco a Golda Meir, Indira Gandhi e Sirimavo Bandaranaike. Interviste nelle quali non si parla solo di politica e di futuro, ma anche di quanto sia difficile, per una donna, raggiungere certi livelli, far combaciare la vita privata con quella lavorativa e pubblica, essere guardate come si guarderebbe un uomo al potere, essere considerate capaci. Considerando che la Fallaci era molto sensibile a queste tematiche, essendo lei stessa una donna molto forte e indipendente, non mi stupisce per niente il fatto che queste siano le interviste per me più interessanti.

Ma il parallelo tra Golda e Indira non finisce qui perché anche Golda ebbe un matrimonio infelice, anche Golda sacrificò al potere il marito che amava e con cui aveva avuto due figli. Le loro vite confermano con raggelante esattezza quanto sia difficile per una donna di talento realizzare il suo talento e allo stesso tempo salvare la sua felicità. Più che difficile, anzi, impossibile fino alla tragedia. Paradossalmente, la fatica e l’ingiustizia d’esser donna ci è dimostrata proprio dalle due donne che son giunte in cima alla piramide. E ti viene un dolore rabbioso a scoprire che un uomo con un destino può seguirlo senza rinunciare alla famiglia, all’amore. Una donna no. Per una donna, le due cose non possono coesistere. O coesistono solo nella tragedia. 

img_6246

Ho amato poi le ultime tre interviste presenti nel libro, quelle realizzare a Helder Camara, all’Arcivescovo Makarios e ad Alessandro Panagulis. Poteva essere diversamente? Qui è dove ho trovato una Fallaci entusiasta e affascinata, felice di essere di fronte a queste persone e dalle quali non è stata delusa. Di fronte poi a Panagulis, il quale divenne poi il suo compagno di vita e al quale ha dedicato un intero libro – Un uomo, pubblicato nel 1979 – l’ho trovata particolarmente partecipe e commossa.

Ma questo, ripeto, è un altro libro. Qui serviva esclusivamente chiarire le tappe più importanti della sua vita dopo l’intervista. Un’intervista che va ben oltre l’autoritratto dell’uomo che mai, che mi amò, che amo. A quattro anni di distanza, infatti, non posso fare a meno di considerarla una specie di testamento spirituale, una spiegazione di ciò che Alekos cercò sempre invano. Perché ciò che egli cercava, che ogni creatura degna d’esser nata dovrebbe cercare, non esiste. E’ un sogno che si chiama libertà, che si chiama giustizia. E piangendo bestemmiando soffrendo noi possiamo solo rincorrerlo dicendo a noi stessi che quando una cosa non esiste la si inventa. Non abbiamo fatto lo stesso con Dio? Non è forse il destino degli uomini quello di inventare ciò che non esiste e battersi per un sogno?

Nonostante le difficoltà e il tempo sprecato a dirmi che non lo avrei mai terminato, devo dire che ne è valsa la pena. E lo rileggerei. Magari con la consapevolezza che no, non è un libro facile, ma che sì, è un libro molto istruttivo. Ve lo consiglio? Assolutamente, ma solo a chi ha voglia di conoscere, di sapere, di informarsi.


51GuDBmEoUL

Intervista con la storia – Oriana Fallaci
BUR, 892 p.
Formato Kindle € 7,99
Copertina Rigida € 6,30
Copertina Flessibile € 12,33

Annunci

4 pensieri su “Scoprendo Oriana Fallaci – #8 “Intervista con la storia” (1974)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...