#citazioni – da “Via col vento” di Margaret Mitchell

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“Ma di che cosa avete paura, Ashley?”
“Oh, di una quantità di cose senza nome. Cose che messe in parole sembrano sciocche. Soprattuto di trovarmi davanti all’improvvisa realtà della vita, di essere stato portato a contatto diretto, troppo diretto, con i semplici fatti di tutti i giorni. Non è che m’importi di spaccare della legna qui nel fango, ma mi chiedo perché lo faccio. Mi turba la perdita della bellezza della vita che amavo. La vita, prima della guerra, era bella. C’era in essa uno splendore, una perfezione, una armonia come quella dell’arte greca. Forse non era così per tutti. Adesso lo capisco. Ma per me, alle Dodici Querce, vivere era veramente bello. E io facevo parte di quella vita, che ora è finita. In questa vita nuova sono spossato e ho paura. Ora so che quelle di allora erano ombre su uno schermo. Evitavo tutto ciò che era troppo vero, persone e situazioni che erano troppo reali e definite. Perciò ho cercato di evitare voi, Rossella. Eravate troppo piena di vita e troppo reale, e io sono stato tanto codardo oda preferire le ombre e i sogni.
“Ma… ma … Melly!”
“Melania è il più dolce dei sogni. E, se non ci fosse stata la guerra, io avrei vissuto tranquillamente relegato alle Dodici Querce, accontentandomi di osservare la vita che passava, senza mai prendervi parte. Ma, quando è scoppiata la guerra, la vita vera si è scagliata contro di me. La prima volta che ho preso parte a un’azione, ho visto i miei compagni sfracellati e ho sentito gemere i cavalli moribondi, e ho provato l’orribile sensazione di vedere uomini contorcersi e sputare sangue, perché io li avevo colpiti. Ma queste non sono state le cose peggiori della guerra. Il peggio sono state le persone con le quali mi è toccato vivere. Da quando ero nato mi ero tenuto a distanza dalla comunità, scegliendo con cura i mie pochi amici. Ma la guerra mi ha insegnato che quello era un mondo creato da me e abitato da ombre irreali. Mi ha insegnato che cosa sono veramente le persone, ma non come vivere con esse. E temo che non lo imparerò mai. So che per mantenere mia moglie e il mio bambino devo farmi la strada in un mondo con il quale non ho nulla in comune. Voi, Rossella, afferrate la vita per le corna e la sottoponete alla vostra volontà. Ma io dove potrò mai più sentirmi a mio agio? Vi dico che ho paura.”
La sua voce sommessa proseguiva desolata, pronunciando parole che Rossella cercava di afferrare, senza riuscire a comprenderle. Le sfuggivano come uccelli inquieti.
“Rossella, io non so precisamente in che momento mi sono accorto che i sogni e le ombre della mia vita erano scomparsi. Forse è stato quando ho visto cadere il primo uomo ucciso da me. Ormai non potevo più essere uno spettatore, mi trovavo improvvisamente sulla scena quale attore che assumeva atteggiamenti e faceva gesti inutili. Il mio piccolo mondo interiore era finito, invaso da persone i cui pensieri non erano i miei pensieri, le cui azioni mi era estranee come quelle di un ottentotto. Costoro avevano calpestato il mio mondo senza lasciarmi un punto dove potermi rifugiare. Quando sono stato preso prigioniero ho pensato: “Non appena la guerra sarà finita, tornerò alla vita di una volta, ai vecchi sogni e a guardare la commedia recitata dalle ombre”. Ma invece non si ritorna indietro. E ciò che ci aspetta adesso è peggio della guerra, peggio della prigione… e per me è peggio della morte… Vengo punito perché ho paura.”
“Ma no, Ashley” proruppe Rossella sprofondando in un abisso di disperazione. “Se voi avete paura, moriremo tutti, perché.. perché…Oh, Ashley, in qualche modo rimedieremo. Ne sono certa!”
Per un attimo gli occhi di lui, di cristallo grigio, la fissarono con un’espressione di ammirazione. Quindi, all’improvviso, furono ancora lontani. E lei comprese che Ashley non pensava affatto a ciò che la atterriva. Erano sempre due persone che parlavano lingue diverse. Ma lei lo amava tanto, e quando lui si ritraeva come aveva fatto adesso, le sembrava che il sole scomparisse, lasciandola nelle ombre di un crepuscolo freddo. Desiderava afferrarlo per le spalle e tirarlo a sé, per fargli sentire che era di carne e di sangue e che non era un’ombra nè un sogno. Se avesse potuto avvertire quel senso di unione assoluta con lui che aveva appassionatamente desiderato sin dal giorno, tanto tempo prima, in cui era tornato a casa dall’Europa e, in piedi sui gradini di Tara, le aveva sorriso.
“Essere affamati non è piacevole” riprese. “Lo so, perché ho avuto fame anch’io, ma questo non mi spaventa. Ho paura solo di guardare la vita senza bellezza.”
Rossella pensò disperatamente che Melania lo avrebbe capito. Ashley e Melania parlavano sempre di queste sciocchezze: poesia, libri, sogni, raggi di luna e polvere di stelle. Ashley non temeva le cose di cui lei aveva paura: i crampi di uno stomaco vuoto, il gelo del vento invernale, l’essere scacciati da Tara. Ciò che lo angosciava era qualcosa che Rossella non conosceva e non immaginava. Perché, che cos’era da temere al mondo più che la fame, il freddo e la perdita di una casa? E aveva creduto che ascoltandolo attentamente sarebbe stata capace di rispondergli!
“Oh!” esclamò con la delusione del bambino che apre un pacchetto ben confezionato e lo trova vuoto.
Lui sorrise come per scusarsi. “Perdonatemi se vi parlo così. Non posso farmi comprendere, perché voi non conoscete la paura. Avete il cuore di un leone e uno spirito pragmatico: due qualità che v’invidio. Non v’importa di guardare in faccia la realtà e non desiderate fuggirla come lo desidero io.”
“Fuggire!” Era la prima parola comprensibile che avesse pronunciato. Come lei, Ashley era stato di lottare e desiderava fuggire.
“Avete torto, Ashley. Anch’io desidero fuggire! Sono così stanca di tutto!”
Le sopracciglia di lui si alzarono con incredulità, mentre lei gli posava sul braccio una mano febbrile.
“Ascoltatemi” continuò Rossella rapidamente, con le parole che le si affollavano sulle labbra. “Sono stanca di tutto questo. Non resisto più. Ho lottato per procurare cibo e denaro; ho rastrellato, ho seminato, ho raccolto il cotone, ho perfino arato finché ho potuto. Ma non ne posso più. Il Sud è morto! Gli yankee, i negri liberi e i politicanti se ne sono impadroniti, e per noi non c’è più nulla. Fuggiamo, Ashley!”
Lui la guardò intensamente, abbassando la testa per vedere bene il suo volto che si era illuminato.
“Lasciamoli tutti! Sono stanca di lavorare per gli altri! Qualcuno se ne occuperà. Fuggiamo, voi e io. Possiamo andare in Messico… nell’esercito messicano c’è bisogno di ufficiali, e potremo essere felici. Lavorerò per voi, Ashley. Voi non amate Melania…”
Lui fece per parlare: il suo volto aveva un’espressione addolorata. Ma Rossella non gliene diede tempo.
“Mi avete detto che mi amate più di lei… ricordate quel giorno! E so che non siete cambiato! E avete detto adesso che lei non è che un sogno… Oh, Ashley, andiamo via! Io posso rendervi felice. E poi” aggiunse con cattiveria “Melania non può… il dottor Fontaine ha detto che non potrà avere altri bambini, mentre io potrei darvi…”
Lui le afferrò le spalle stringendole così forte che le fece male; Rosselle si interruppe ansimando.
“Dovremo dimenticarlo quel giorno alle Dodici Querce!”
“E credete che io avrei potuto? Voi lo avete dimenticato? Potete dire onestamente che non mi amate?”
“No, non vi amo.”
“E’ una menzogna.”
“Anche se fosse una menzogna” disse Ashley con voce mortalmente tranquilla “è una cosa su cui non si può discutere.”
“Vorreste dire che..”
“E credete che io potrei andarmene lasciando Melania e il bambino, anche se li odiassi? Spezzare il cuore di Melania? Abbandonarli alla carità degli amici? Ma siete pazza, Rossella? Non esiste in voi nessun senso di dignità? Voi non potete lasciare vostro padre e le ragazze. Ne siete responsabile come io lo sono di Melania e di Beau, e che siate stanca o no, voi no potete lasciarli.”
“Sono pronta a lasciarli… sono stanca di loro.. non ne posso più…”
Si curvò verso di lei e per un attimo Rossella sentì che il cuore cessava di battere perché credette che lui l’avrebbe stretta a sé. Ma invece le accarezzò un braccio e le parlò come a un bambino che ha bisogno di conforto.
“Lo so che siete stanca. Perciò parlate in questo modo. Avete portato un peso che avrebbe richiesto la forza di tre uomini messi insieme. Ma io vi aiuterò… Non sarò sempre così inetto…”
“C’è un solo modo per aiutarmi” mormora Rossella ostinata. “Ed è portarmi via da qui, per ricominciare a vivere altrove, con la possibilità di essere felici. Non c’è nulla che ci trattenga qui.”
“Nulla… eccetto l’onore.”
Lei lo guardò sbalordita e vide, come se fosse la prima volta, il modo in cui la sua testa si drizzava fieramente sul collo nudo, e come l’espressione della dignità persisteva nel suo corpo sottile, eretto malgrado gli stracci penosi che aveva addosso. I loro occhi si incontrarono: quelli di lei supplichevoli, quelli di lui remoti come laghetti montani sotto il cielo grigio.
E Rossella vide in essi il naufragio dei suoi folli sogni e dei suoi desideri.
Crepacuore e stanchezza la sopraffecero. Lasciò cadere la testa fra le mani e pianse. Ashley non l’aveva mai vista piangere. Non aveva mai creduto che donne forti come lei avessero lacrime: un’onda di tenerezza e di rimorso lo invase. Le si avvicinò rapidamente e la prese fra le braccia, cullandola, spingendo la sua testa contro il petto, sussurrando: “Cara! Mia piccola coraggiosa! No, non dovete piangere!”.
Al suo contatto, lui la sentì trasformarsi: il corpicino che stringeva sussultò come toccato da una barchetta magica, e gli occhi verdi lo fissarono splendenti di dolce ardore. A un tratto non fu più inverno. Per Ashley tornò la primavera dimenticata, fragrante di verde, frusciante di mormorii, una primavera fatta di serenità e di indolenza, dii giorni oziosi, quando tutti i desideri della giovinezza gli bruciavano il sangue. Gli anni amari scomparvero e vide che le labbra protese verso le sue erano rosse e tremanti, e le baciò.
A Rossella parve di sentire il suono lontano del mare, come se avesse appoggiato alle orecchie due conchiglie, e attraverso quel rombo udì i tonfi del suo cuore. Fu come se il suo corpo si fondesse con quello di lui e per un tempo incalcolabile le loro labbra rimasero unite, come se non potessero più staccarsi.
Quando lui improvvisamente la lasciò, Rossella fu costretta ad afferrarsi alla palizzata per reggersi in piedi. Lo guardò con gli occhi fulgidi d’amore e di trionfo.
“Mi amate! Mi amate”! Ditelo.. ditelo…”
Ashley le teneva ancora le mani sulle spalle, e Rossella lo sentì tremare, e questo suo tremito le piacque. Si riavvicinò cn ardore, ma lui la tenne lontano, fissandola con occhi dai quali era scomparsa ogni differenza, occhi tormentati dalla disperazione.
“No!” esclamò. “No, altrimenti non rispondo di me.”
Lei fece un sorriso luminoso, dimenticando il tempo e il luogo e tutto, meno il ricordo della sua bocca.
E a un tratto lui la scrollò, la scrollò finché gli scuri capelli le si sparsero sulle spalle, la scrollò come in balia di un’ira folle contro di lei.. e contro se stesso.
“Non dobbiamo fare questo! Non dobbiamo.”
Lei ebbe la sensazione che la testa potesse staccarsi dal collo se lui l’avesse scrollata ancora. Era accecata dai capelli e sbalordita da quel gesto. Si divincolò e lo guardò. Sulla fronte di lui c’erano stile di sudore e i suo pugni erano stretti in atto di sofferenza. La fissò con gli occhi grigi e penetranti.
“E’ colpa mia… non vostra, e non accadrà mai più, perché prenderò Melania e il bambino e me ne andrò.”
“Andarvene?” gridò lei angosciata. “Oh, no!”
“Sì! Come potrei rimanere? Questo potrebbe accadere di nuovo…”
“Ma non potete andarvene, Ashley! Perché voi mi amate…”
“Volete proprio che ve lo dica? E va bene, lo dirò. Vi amo.”
Si chinò su di lei con un impeto che la fece indietreggiare verso la palizzata.
“Vi amo. Amo il vostro coraggio, la vostra caparbietà, il vostro fuoco, la vostra irrequietezza. Quanto vi amo? Tanto che un momento fa avrei oltraggiato l’ospitalità della casa che ha ricoverato me e la mia famiglia, avrei dimenticato la migliore delle mogli… Vi amo tanto che sarei stato capace di prendervi qui nel fango, come un…”
Lei lottò contro un caos di pensieri e sentì nel cuore un dolore acuto, come se fosse stata trafitta da una lama. Disse esitando: “Se provate questi sentimenti e non mi avete presa… vuol dire che che non mi amate”.
“Non riuscirò mai a farvi capire.”
Tacquero e si guardarono. A un tratto Rossella rabbrividì e, come se tornasse da un lungo viaggio, si accorse che era inverno, che i campi erano nudi e induriti dal gelo, e che aveva freddo. Vide anche che l’antico volto malinconico di Ashley, quello che lei conosceva così bene, era irrigidito dal dolore e dal rimorso.
Desiderò tornare a rifugiarsi in casa, per nascondersi, lasciandolo solo, ma era troppo stanca per muoversi. Anche parlare era una fatica per lei.
“Non c’è più nulla” disse finalmente. “Nulla per me. Non mi è rimasto nulla da amare. Nulla per cui combattere. Voi non ci siete più e fra poco non ci sarà neanche Tara.”
Lui la fissò a lungo e poi, chinandosi, raccolse una piccola manciata di terra rossa.
“Sì, c’è ancora qualcosa” e un barlume dell’antico sorriso, quello con il quale prendeva in giro se stesso e lei, apparve sulle sulle sue labbra. “Qualcosa che voi amate più di me, pur non sapendolo. Avete ancora Tara.”
Le prese la mano, vi fece scivolare dentro la terra e le richiuse il pugno.
Non c’era più febbre nelle loro mani. Lei guardò un attimo la terra rossa, senza trovarvi alcun significato. Quindi fissò Ashley e comprese vagamente che in lui c’era un’integrità di spirito che non poteva essere distrutta.
A costo di sacrificare la sua vita, non avrebbe mai lasciato Melania. Per quanto ardesse d’amore per Rossella, avrebbe lottato sempre per tenerla a distanza. Lei non sarebbe mai riuscita a spezzare quell’armatura. Le parole “ospitalità”, “lealtà”, “onore” avevano per lui più importanza di quanta ne avessero per lei.
La terra era fredda nella sua mano, e lei la guardò nuovamente.
“Sì” disse. “Ho ancora questo.”
Dapprima furono parole senza significato, ma all’improvviso il pensiero del rosso mare di argilla che circondava Tara le ritornò: ricordò che le era caro e che avrebbe lottato duramente per conservarlo… e pensò che avrebbe dovuto ancora lottare duramente per non lasciarselo strappare. Guardò di nuovo Ashley chiedendosi come mai il sentimento di poco prima fosse scomparso. In lei non c’era più alcuna emozione.
“Non dovete andare via” disse con voce ferma. “Non voglio che tutti voi moriate di fame soltanto perché vi ho detto che vi amo. Non accadrà mai più.”
Si voltò e si avviò verso la casa attraverso i campi, attorcigliando i suoi capelli in un nodo sulla nuca. Ashley la guardò allontanarsi e vide che nel camminare irrigidiva le spalle sottili. E quel gesto gli toccò il cuore più di tutte le parole che lei aveva pronunciato.

tratto da Via col vento di Margaret Mitchell


51engeiotflVia col vento – Margaret Mitchell
Mondadori, 872 p.
Formato Kindle € 7,99
Copertina Rigida € 15,00
Copertina Flessibile € 13,50

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