#citazioni – da “Qualcosa” di Chiara Gamberale

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[…] Ma oltre a essere troppo capace di essere triste e di essere felice era anche troppo intelligente: aveva intuito, anno dopo anno, osservando le montagne e i prati e il cielo, che anche le cose giocano a rubabandiera, in un modo tutto loro che pare violento, eppure è naturale, e che dopo l’estate arriva l’inverno, dopo la luce di mezzogiorno arriva il nero peloso della mezzanotte.
Che cos’era la morte, insomma, lo sapeva. Ma non sapeva che cos’era la morte di sua mamma.

E non sapeva che cos’era quel buco che adesso si ritrovava al posto del cuore.
Un buco troppo buco al posto di un cuore troppo cuore.
[…]

Finché non arrivò il giono del funerale.
Allo spuntare dell’alba, ogni abitante del regno rimase in silenzio, con le finestre chiuse, a ricordare lo sguardo biondo e dolce di Una di Noi.
Poi il sole cominciò a sciogliersi, il cielo si fece arancione.
Le finstre si spalancarono.
E i giardini del castello si riempirono.
C’erano tutti, c’erano proprio tutti, attorno a Qualcuno di Importante e a Qualcosa di Troppo, mentre la Regina – avvolta in uno scialle d’ali di libellula che un sarto cinese aveva cucito proprio per lei, perché il mondo intero voleva dirle addio – veniva seppellita fra i girasoli, i suoi fiori preferiti.
Qualcosa di Troppo stringeva nella sua la mano del padre, ma mentre Qualcuno di Importante franava in lacrime lei non riusciva a spremere nemmeno una goccia dai suoi occhi troppo grandi.
Era troppo triste per piangere.

[…]
Così, nel bel mezzo della cerimonia, quando il Re prese la parola per ringraziare il suo popolo, Qualcosa di Troppo ne approfittò.
E fuggì via, con le sue gambe troppo veloci, via, via da tutta quella gente che era sì tantissima, ma anche pochissima e inutile e cattiva, se là in mezzo sua madre non c’era.

Camminò e camminò, attorno al castello e per le strade del regno.
Si tuffò nei ruscelli, rotolò per le colline.

Nessuno, neanche Qualcuno di importante, rapito dal dispiacere e dalla baraonda del funerale, si sarebbe accorto della sua scomparsa, almeno fino al giorno dopo.
Qualcosa di Troppo doveva approfittarne!
Doveva correre, nuotare, urlare, ancora correre, ancora nuotare, ancora urlare.
Doveva trovare un modo per liberarsi di quel buco.
Una soluzione.
Perché faceva troppo, troppo male, il buco.
Anzi, no! Peggio!
Il buco… non faceva niente.
Quel buco non le faceva niente ed era questo – questo! – a spaventarla.
Proprio lei, che sentiva sempre troppo.
Adesso non sentiva più niente.
Niente!

“Sì? Chi è che rompe? Cosa succede?” Da una siepe, all’improvviso, sbucò lui.
La più strana creatura che Qualcosa di Troppo avesse mai incontrato.
Pareva un bambino, ma era un vecchietto.
O forse pareva un vecchietto, ma era un bambino?
[…]
“E chi saresti tu?” chiese Qualcosa di Troppo.
“Io? Ma se mi stavi chiamando! Chi saresti tu, invece, che ti sei permessa di disturbare la cosa importantissima che non stavo facendo?”
“Come si fa a NON fare un cosa importantissima?”
[…]
“Io lo faccio in continuazione. Ogni giorno NON faccio mille e mille cose importantissime. Perché, tu no?”
“No, io no. E comunque, per cortesia, adesso lasciamo in pace.”
“Prima mi chiami e poi mi preghi di lasciarti in pace? Maleducata di una ragazzina!”
“Come faccio ad averti chiamato, se non ti conosco nemmeno?
“Bugiarda di una ragazzina, stavi urlando il mio nome!”
“Il tuo nome?”
“Niente! Io sono il Cavalier Niente!”
“E io sono la Principessa Qualcosa di Troppo! E stavo urlando perché ho il cuore bucato e non sento più NIENTE! Chi se ne importa di te!”
E come per incanto, finalmente successe.
Qualcosa di troppo scoppiò in lacrime.
Pianse perché le mancava la mamma, pianse perché anche il papà d’ora in poi non sarebbe più stato lo stesso, e lei lo sapeva, pianse perché nessuno dei Ragazzini Abbastanza che c’erano al funerale era davvero suo amico, pianse tutto quello che da quando la Regina si era ammalata non aveva pianto e le era rimasto in gola, bloccato fra gli occhi e quel cuore bucato.
Pianse tantissimo, pianse a modo suo: troppo.
[…]
“Basta!” alzò allora la voce il cavaliere. “Hai pianto per una giornata intera! Non ne hai abbastanza?”
“Non ne ho MAI abbastanza, io purtroppo sono fatta così!” strillò Qualcosa di Troppo, fra il moccio e le lacrime che scendevano e scendevano. “Sto male! Sto TROPPO male! Ho un buco! Un buco al posto del cuore!”
Il Cavalier Niente fece un lungo sospiro.
Poi incrociò le braccia, incrociò le gambe e si accartocciò a terra, accanto a lei.
Strappò un filo d’erba.
E?
Che cosa fece?
Se lo portò alle labbra e prese a fischiettare!
A fischiettare, sì!
E più Qualcosa di Troppo si disperava, più lui fischiettava. Con il suo filo d’erba, gli occhi rivolti al cielo, l’aria beata.
[…]
“Come ti permetti tu, di continuare a frignare, mentre io fischietto?”
“Lo vuoi capire o no che mi è successo qualcosa di brutto, di troppo brutto?”
“L’ho capito, certo che l’ho capito.”
“Allora lasciami piangere quanto mi pare.” Qualcosa di Troppo stava per ricominciare, ma il Cavalier Niente le strinse il naso con il pollice e l’indice.
“E no, Principessina! Chiudiamo i rubinetti, per favore! Io non posso immaginare che guaio ti sia successo, ma se è davvero qualcosa di così brutto, di così troppo brutto, come dici tu… non ti sembra ovvio avere il cuore a groviera, scusa?”
“Ma io non sento NIENTE!”
“Non è la peggiore delle sensazioni, te lo assicuro.”
“Che significa?” chiese Qualcosa di Troppo. Ma per via del naso tappato le uscì una vocetta spiegazzata. E il Cavalier Niente scoppiò in una risata fragorosa e maleducata.
“Ridi, adesso? Non hai proprio nessun rispetto!” La Principessa si divincolò dalla morsa al naso e si rialzò in piedi.
“La tua voce era molto, mooolto divertente!” Il Cavaliere si teneva la pancia dalle risate
“Ma io sto troppo male!” urlò lei.
“E comunque la tua voce era divertente!” disse lui. “Quindi sopporta quel buco, adesso, ma ricorda che non sei solo una ragazzina che sta troppo male. Sei anche una ragazzina divertente, per dirne una. E sono sicuro che sai fare e non-fare moltissime altre cose, oltre a piangere.”
“Non è vero. Io non so non-fare niente, anzi, non so proprio come si faccia a non-fare qualcosa! E comunque so solo piangere, voglio solo piangere.” Qualcosa di Troppo si mise le mani sui fianchi. “E’ chiaro?”
[…]
Il Cavaliere proseguì: “Dai, smettila con questa lagna. Ce li avrai dei genitori, no? Fallo anche per loro, poveracci, se non riesci a farlo per chi, come me, prima di avere la sciagura di incontrarti se ne stava in pace a non-fare le sue cose. Sopporta il buco, ripeto: quando succedono cose troppo brutte ci mettiamo un pò ad accettarle, tanto che all’inizio non ci sembrano nemmeno vere. E, mentre la testa prende tempo per capirle, il cuore ci diventa un pezzo di groviera. Quindi non lo odiare, il tuo buco, accarezzalo ogni tanto, ma non ti ci affezionare troppo. Altrimenti non passerà mai.
Al solo sentire pronunciare la parola genitori, all’inizio di quel lungo, strano discorso, la Principessa aveva ripreso a piangere: “Infatti è così. Non passerà mai questo buco, perché è TROPPO, troppo grande.”
“Uffa” sbuffò il Cavalier Niente. Dii nuovo si pulì gli occhiali su una manica, di nuovo se li infilò sempre più sporchi. “Per l’ultima volta, Principessina: se lascerai stare il buco e lo accetterai senza tanti starnazzi, vedrai che entro un anno si restringerà da solo e diventerà addirittura qualcosa di prezioso da avere dentro di te, come… come un passaggio segreto, ecco. E poi magari di nuovo si allargherà e di nuovo si restringerà, perché i buchi che abbiamo nel cuore fanno così. Ma tutto passa, ragazzina.” Si sdraiò, incrociò le mani dietro la testa e riprese a fischiettare. “Tutto passa. E ora fammi tornare alle cose che ho da non-fare e levati di torno, grazie.”

tratto da Qualcosa di Chiara Gamberale


qualcosaQualcosa – Chiara Gamberale
Longanesi, 176 p.
Formato Kindle € 9,99
Copertina Rigida € 14,37

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