“Qualcosa” di Chiara Gamberale

In collaborazione con Longanesi.

“E’ una bambina, è una bambina!”
Era una bambina.
La notizia correva per le bocche, per le strade, s’infilava sotto la porta di ogni casa del regno.
Qualcuno di Importante e Una di Noi, la sua sposa, avevano finalmente dato alla luce il loro primo erede: una bambina.
[…]
Però.
Però c’era un però.
E il però era proprio lei: la Principessa.
Dal primo strillo, appena la madre la strinse fra le braccia, fu chiaro ai genitori che in quella creatura c’era qualcosa.
Qualcosa di complicato da spiegare.
Qualcosa di evidente.
Di pericoloso.

Questa scrittrice mi ha sempre affascinata. Di suo ho letto poco, ma con quel poco è sempre riuscita a centrare l’obiettivo, a fare breccia nel mio cuore, a sfondare una porta aperta.  E con il suo nuovo libro – nei confronti del quale, sono onesta, ero partita un pò prevenuta – ha confermato la mia idea.

Tredici anni sono molti o sono pochi, per chi è Qualcosa di Troppo?
Chi lo sa.
Per la Principessa erano volati come falchetti curiosi e si erano trascinati come tartarughe ferite, a seconda dei giorni e a volte nello stesso momento.
E’ che, principalmente, lei quei tredici anni li avevi trascorsi a volere.
Ma cosa voleva?
Voleva tanto.
Voleva tutto.
Voleva troppo.

Qualcosa di Chiara Gamberale, pubblicato da Longanesi lo scorso febbraio, racconta, insieme alle illustrazioni di Tuono Pettinato, la storia di Qualcosa di Troppo, una Principessa che vive senza limiti, che vuole tutto – anzi, troppo – ed è eccessiva in tutto: nei sentimenti, nelle azioni, nei sogni. Qualcosa cambia quando la Principessa perde la madre, Una di Noi. Improvvisamente Qualcosa di Troppo sente “un buco al posto del cuore” e di fronte a questo “buco troppo buco al posto di un cuore troppo cuore”, cerca di reagire come solo lei sa fare: cercando di riempirlo di esperienze, di idee, di cose da fare. Pensa, infatti, che solo riempiendo quel buco riuscirà a realizzare il suo desiderio: quello di ritrovare la madre nel tepore dei suoi sogni.

A letto, quella sera, Qualcosa di troppo ci pensò e ripensò.
Finché ebbe un sospetto.
“… e se il mio cuore non fosse affatto riparato, ma fosse solo troppo, troppo pieno e proprio per questo mamma non trovasse più lo spazio per entrare?
“Allora: che cosa? Che cosa devo fare per incontrarla anch’io, come fa papà? Ho lottato con questo maledetto buco fino a ingozzarmi il cuore… Perché? Perché questo maledetto cuore ancora non mi si ripara?”
Perché, quando succedono cose troppo brutte, ci mettiamo un pò ad accettarle, tanto che all’inizio non ci sembrano nemmeno vere. E mentre la testa prende tempo per capirle, il cuore ci diventa un pezzo di groviera. E’ così che succede.
Non c’era nessuno con lei, in quella stanza. Eppure, magia di certe notti, qualcuno aveva parlato. E proseguì:
[…] Sopporta il buco. Non lo odiare, accarezzalo ogni tanto, ma non ti ci affezionare troppo. Altrimenti non passerà mai.

Ma niente funziona, almeno fino a quando non decide di seguire l’insegnamento del Cavalier Niente, un omino che forse è un bambino o che forse è un anziano, che Qualcosa di Troppo aveva incontrato il giorno del funerale della madre quando, spaventata dal suo non sentire nulla, era scappata dal castello. Il Cavalier Niente trascorre il suo tempo a non-fare tantissime cose ed è proprio in questo non-fare che ha trovato la chiave della felicità, la possibilità di conoscersi, il modo per essere in pace con se stesso e con l’universo che lo circonda. Ed è quando anche la Principessa inizia a non-fare cose importantissime insieme al Cavalier Niente, che la madre torna, da lei, ogni notte.

Erano giorni così vuoti. Erano giorni così pieni.
Ricamavano storielle, si chiedevano cosa mai potesse esserci al di là di quel cielo. Forse era lì che cominciava un altro pianeta, con esserucci umani che avevano i denti al posto dei capelli? O, magari, al di là del cielo c’era solo un altro cielo, però verde? Forse giallo?
Cose così.
Parlavano e parlavano, ma mai di nulla che esistesse veramente.
Inventavano tutto loro.
La forma delle nuvole, dei tronchi, i perché, i percome. Il tempo.
E intanto, ogni notte dopo esserci addormentata e ogni mattina prima di svegliarsi, la Principessa sentiva affondare una mano calda fra i capelli e sapeva di chi era: era la mano della Regina.
E, anche se sua mamma non c’era più, ormai le sembrava che fosse sempre con lei.

Ma Qualcosa di Troppo è inquieta e si ribella al suo amico e riprende a cercare se stessa in un amore che la completi, un amore che le permetta di smettete di essere sempre così estrema, eccessiva, esagerata. E allora prima si innamora del Principe Qualcosa di Buffo, poi del conte Qualcosa di Blu, del duca Qualcosa di Giusto, di Qualcosa di Speciale e infine di Qualcosa di Più. Tutti questi amori, da cui lei si aspettava di essere salvata, si rivelano completamente sbagliati perché l’amore “non è qualcosa che deve risolvere i nostri guai”.

“Tu, Principessina, meriti un marito che sia qualcosa di tutto. E cioè niente di niente.”
“Ancora un indovinello, Cavaliere?”
“Quello che voglio dire…” Ma ormai la voce era diventata un soffio, e sottilissimo. “E’ che meriti un marito che ti faccia ridere come Qualcosa di Buffo, però ti faccia anche sentire importante come Qualcosa di Blu e ti ricordi che sei eccezionale come Qualcosa di Speciale. Qualcuno che ti spinga a guardare oltre gli esserucci umani, come Qualcosa di Più, però ti aiuti a rispettarli, come Qualcosa di Giusto.”
“Quindi, anche se Qualcosa di Speciale non mi vuole, potrei scegliere un altro di loro?”
“Ti ho appena detto che sono tutti dei pagliacci! Sono terrorizzati pure loro dallo spazio vuoto e provano a riempirlo esattamente come te, ognuno con il troppo di un qualcosa. Ma tu almeno cerchi, loro pensano di avere trovato.” Aveva parlare con foga ed ebbe bisogno di prendere un lungo respiro. “Dunque, Principessina, sogno per te un marito che non ti dia qualcosa di troppo. Ma che ti dia un pò di tutto. E senza però toglierti niente…”
[…] “Quello che è importane, invece, è che il tuo futuro marito ti porti in dono tutte le cose che non-fa. Così non le farete insieme. E spero che saranno davvero tantissime.”
[…] “E’ bellissimo, sai, annoiarsi con qualcuno che amiamo. L’unica possibilità che abbiamo per essere grandi come la collina è proprio questa: non-fare le nostre cose con una persona che per noi è importante. Perché lo è? Perché ride come ride, perché piange come piange: insomma, per nessunissimo motivo. Ma, proprio per questo motivo che non c’è, è diversa da tutti, tutti gli altri esserucci umani.”

Ed è di fronte a questa verità e alla perdita del suo amico Cavalier Niente, che Qualcosa di Troppo interiorizza i suoi sbagli e i suoi insegnamenti e diventa, semplicemente, la Principessa Qualcosa.

“Perché se non imparo a sopportare il vuoto nella pancia, e magari anche a volergli un pò bene, avrò sempre bisogno di un’avventura o di un fidanzato che me lo riempia e non sarò mai libera! Libera di scegliere, libera di avere voglia! Sarò sempre in ostaggio, schiava della paura dello spazio vuoto! Sarò una bottiglia che non è capace di fare la bottiglia, una persona che non è capace di essere una persona! Ho fatto solo casino, troppo casino perché speravo che Qualcosa di Buffo, Qualcosa di Blu, Qualcosa di Giusto, Qualcosa di Speciale e Qualcosa di Più facessero per me quello che solo io posso fare! Speravo che mi aiutassero a guarire, per smetterla di essere Qualcosa di Troppo… Avevo bisogno di loro, ma il bisogno è solo un sogno: prima o poi finisce o comunque sfinisce…. Solo io posso smettere di essere qualcosa di troppo! Solo io posso fare pace con lo spazio vuoto nella pancia, come è successo con il buco nel cuore! […]”

Ho amato questa favola fin dalle sue prime parole. Racconta una storia semplice ma profonda, che va al di là delle classiche favole per bambini, pur avendo, di queste, caratteristiche come la ripetitività, le illustrazioni, la suggestione di un mondo in cui tutto è possibile e credibile. Ho trovato l’idea di fondo semplicemente geniale, perché la Gamberale ha utilizzato la storia della Principessa Qualcosa di Troppo come pretesto per commentare, analizzare e “criticare” una società nella quale siamo tutti affannati a fare e a dimostrare e a mostrarci spesso diversi da quello che siamo realmente, dimenticandoci – o spesso non sapendolo affatto – chi siamo realmente al di là di quello che vedono gli altri. Ed è proprio in quest’ottica che ho trovato particolarmente diretto e vero – e anche un pò divertente nella sua verità – il passaggio in cui l’autrice ci racconta di Smorfialibro, una macchinetta attraverso cui gli “esserucci umani” comunicano tra di loro, appendendo al davanzale un lenzuolo in cui hanno disegnato un proprio ritratto e scritto i propri pensieri. Vi ricorda qualcosa?

“Principesina, apri bene le orecchie.” Si sfregò gli occhiali sulla manica, per sporcarseli meglio. “Io alla tua festa non verrò mai. Non mi mescolerò a esserucci umani piccoli piccoli, proprio come me e come te, e che però si credono più grandi della collina… Ma lo sai che hanno inventato anche delle macchinette per parlarsi fra loro da lontano e un modo pazzo per mettere in mostra dei ritratti che si fanno da soli e per scrivere ogni giorno le cretinerie che pensano e l’umore con cui si svegliano?”
Qualcosa di Troppo annuì: “Tutti hanno quelle macchinette, ormai, nel regno. E il modo per mettere in mostra i ritratti è soprattutto un modo per chiacchierare meglio e si chiama Smorfialibro. Basta appendere al davanzale un lenzuolo, disegnarci su la tua faccia e scrivere quello che ti pare. I Ragazzini Abbastanza non possono più stare senza.”
Il Cavaliere si grattò le braccia, come in preda a un’improvvisa allergia: “Tu te la immagini la collina che prende e scrive su un lenzuolo, perché le altre colline lo leggano, che oggi è un pò melanconica o che domani invece sarà contenta perché va in vacanza o robe così? Mentre gli esserucci umani insistono. Parlano e parlano nelle loro macchinette. Che cosa si dicono? Puzza, fuffa, caramello mescolato al brodo di pollo, boh mescolato al boh! Ma a loro invece sembrano cose fondamentali! E guai a non-fare qualcosa! Guai a starsene per un pò da soli, in santa pace, a respirare! Macché! Madama Noia per loro è una strega, un mostro, è il demonio, brr! Li terrorizza! E allora se ne stanno appiccicati, sempre appiccicati, a una cosa da dire, a una cosa da fare, disegnando le loro facce sulle lenzuola, spiano quelle degli altri e se ne vanno a una festa, anche se non vedono l’ora che finisca. E perché? Perché hanno paura di Madama Noia e hanno paura di quello che non-hanno nel cuore! Ma così, per loro il buco non diventerà mai un passaggio segreto! E mentre si scapicollano e vogliono tutto, si perdono l’unica cosa che conta nella vita. E sai qual è?”

Credo che Qualcosa sia uno di quei libri che tutti dovrebbero leggere. A me ha permesso di guardarmi dentro, di analizzare i miei comportamenti – online, ma soprattutto offline, nella vita vera -, di fare i conti con i buchi nel cuore che mi porto dietro e con il vuoto nella pancia che ogni tanto si ripresenta, spingendomi così a cercare il mio modo – autonomo – di riempirlo. Quello della Gamberale è un discorso che tocca ognuno di noi, perché tutti – anche chi si sente “risolto” – attraversa dei momenti di difficolta, nei quali perde la bussola e non si riconosce più in quello che gli altri vedono. Credo sia un processo naturale e spontaneo, dovuto al fatto che il tempo passa e che noi, con esso, cambiamo mille volti. E penso che la chiave per affrontarlo – e che qui la scrittrice ci suggerisce – sia di non smettere mai di guardarsi dentro, di essere onesti con se stessi, di cambiare, perché no, laddove sentiamo la necessità. E mi fa molto sorridere l’idea che per me, grazie alla mia mamma, è sempre stata alla base della mia vita: se non stai bene con te stessa, non starai mai bene con gli altri. Come impara Qualcosa di Troppo, non sono gli altri a doverti tirare fuori dai guai, riempirti il buco, salvarti da te stessa. Sei solo tu a poterlo fare. E credo che questo sia un insegnamento bellissimo ma, a quanto mi pare di vedere, ancora troppo raro. La Principessa lo impara a sue spese e mi piacerebbe sapere che grazie a lei qualcuno lo abbia capito prima di ritrovarsi a soffrire. Quindi, leggetelo. Vi prometto che mi aprirà la mente. E il cuore.

“Smettila una volta per tutte di rincorrere tutte queste avventure: è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura.”

***DISCLAIMER*** Questo non è un post sponsorizzato. Il libro recensito in questo articolo mi è stato inviato gratuitamente. Le opinioni sono frutto della mia onestà intellettuale e della mia soggettiva esperienza di lettura.


Qualcosa – Chiara Gamberale
Longanesi, 176 p.
Formato Kindle € 9,99
Copertina Rigida € 14,37

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5 pensieri su ““Qualcosa” di Chiara Gamberale

  1. therealsadness ha detto:

    L’ho giusto letto domenica.
    Non avevo mai preso in considerazione nulla della Gamberale e tutt’ora ho un po’ paura a farlo perché so che “Qualcosa” si discosta un po’ dalla sua produzione, ma questo libro l’ho trovato un piccolo gioiellino, una fiaba moderna per adulti.

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