“Il nemico che gioca con i nomi” di Paolo Negro

In collaborazione con Imprimatur Editore.

Strizzò gli occhi prima di alzarsi di scatto allungando la mano verso il mouse. Se ricordava bene la differenza di fuso orario tra Stati Uniti ed Egitto, mentre a New York Francesco Allevi si gettava dalla terrazza alle 12.50, in quello stesso momento dovevano essere le 19.50 ad Assuan. Esattamente l’ora in cui anche Guido Allevi moriva.
Qualche secondo dopo, la luce del monitor del pc illuminò la faccia soddisfatta di Pucca sulla maglietta. John era in piedi, immobile. Fissava con aria inespressiva lo schermo. La bocca era semiaperta e ogni certezza sul suo incarico si era dissolta. In una mano stringeva i fogli appena stampati, l’altra era invece appoggiata al petto. La schermata di Google confermava: le 12.50 a New York corrispondevano alle 19.50 ad Assuan. Non si era sbagliato. Su quella documentazione non era scritta solo la fine di due fratelli. Era la storia di due morti avvenute nello stesso giorno e alla stessa ora, ma a diecimila chilometri di distanza l’una dall’altra. Cioè, occhio e croce, più o meno la stessa altezza che raggiungeva la puzza di marcio che sentiva levarsi da quei quarantacinque fogli.

Il nemico che gioca con i nomi di Paolo Negro, pubblicato il 23 febbraio 2017 dalla casa editrice Imprimatur, è un giallo che io non avrei mai creduto di leggere, semplicemente perché non sono proprio amante del genere. Ma quando mi hanno proposto di leggerlo,  la trama ha stuzzicato la mia curiosità e allora mi sono detta “ok, Chiara, proviamoci”. E devo dire che non me ne sono pentita. Il protagonista del romanzo è John, un italiano che lavora presso l’ambasciata italiana a Washington, il quale viene incaricato di accompagnare il feretro di Francesco Allevi in Italia. Ricevuta la documentazione, John si rende conto che nello stesso momento fin cui Francesco Allevi si gettava da una terrazza di New York, suo fratello Guido moriva ad Assuan, in Egitto, gettandosi da una diga. La coincidenza gli sembra al quanto sospetta e inizia a porsi delle domande. Da queste domande verrà trascinato in una serie di informazioni ed eventi che si intrecciano tra di loro, con cui scoprirà che la morte dei due fratelli è collegata ad una guerra sotterranea in atto da tempo, con l’obiettivo di instaurare un Nuovo ordine mondiale e nel quale sono coinvolti la Massoneria, Napoleone e i Terroristi.

“Lidia, il punto è che ne sappiamo ancora troppo poco per valutare se tu sia o meno in pericolo! I fatti dicono non solo che in qualche modo la massoneria è sempre stata il filo conduttore di tutta questa storia, ma ha travolto chiunque si trovasse casualmente sulla sua strada. Sin dall’inizio! E il filo inizia a snodarsi all’epoca napoleonica e stringe un legame o ha qualche collegamento con Thutmose. La clessidra ad acqua, i legami con la massoneria, il rito di Seth, i container di Genova, le miniere d’oro di Thutmose III. Tutto porta sempre lì. Da Federico Rosazza in poi, passando per Bernardino Drovetti sino ad arrivare ai tuoi cugini e a noi.”

Devo dire che il romanzo non mi è dispiaciuto. Ho trovato il tutto ben strutturato, con quella piacevole sensazione di suspence che cresce man mano che si va avanti nella lettura. Ma l’elemento maggiormente a suo favore è stato, secondo me, il fatto di non averci capito niente fino all’ultimo – e, per di più, i pochi sospetti che avevo fin dall’inizio si sono rivelati sbagliatissimi. Ripeto che non sono un’esperta del genere, ma credo che questa sia una caratteristica fondamentale per tenere il lettore attaccato alla storia. Una cosa che però non mi ha convinta per niente ed è stato il finale. Dopo pagine e pagine di sospetti e piste sbagliate, mi aspettavo un finale più concreto ed esaustivo. La mia impressione, invece, è stata quella di trovarmi di fronte ad un epilogo frettoloso, in cui non è stato dato spazio ai personaggi principali – i quali dopo aver sventato l’attacco terroristico scompaio nel nulla – né alle conseguenze di un’indagine che ci ha accompagnati per oltre trecento pagine.

In fondo, prima o poi, il primo passo per innescare un effetto domino che avrebbe coinvolto gli altri Paesi, avrebbe portato il suo nome. Ne era certo. Così come sapeva che il Nuovo ordine mondiale che doveva nascere, alla fine sarebbe nato. Forse non subito, ci sarebbe stato ancora bisogno di qualche altra Grand Coulee Dam, ma alla fine sarebbe venuto alla luce. Quella era l’unica cosa che aveva importanza. Perché così era stato progettato sin dai tempi antichi e così finalmente ora si sarebbe potuto realizzare, scaricando le colpe sull’Isis, sullo strumento creato tempestivamente per colmare il vuoto lasciato dalla morte di Bin Laden. Sorrise compiaciuto.

Ovviamente questa è puramente la mia opinione personale ma comunque consiglio il romanzo anche a chi, come me, preferisce altro, ma vuole leggere qualcosa di diverso.

***DISCLAIMER*** Questo non è un post sponsorizzato. Il libro recensito in questo articolo mi è stato inviato gratuitamente. Le opinioni sono frutto della mia onestà intellettuale e della mia soggettiva esperienza di lettura.


Il nemico che gioca con i nomi – Paolo Negro
Imprimatur, 368 p.
Formato Kindle € 6,99
Copertina Flessibile € 14,45

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