Intervista a Paolo Negro, autore del romanzo “Il nemico che gioca con i nomi”

Come vi ho già raccontato, Il nemico che gioca con i nomi non è un romanzo che rispecchia il mio genere preferito, perché no, io non amo particolarmente i gialli. Ma ho la testa dura, ho voluto mettermi alla prova e ho vinto. Perché il romanzo mi è piaciuto e mi ha appassionata – e aggiungerei anche sviata, perché non sono bravissima a scoprire i colpevoli, anzi diciamo pure che non ci azzecco mai. Leggendolo, sono nate diverse curiosità sulla storia e, in particolare modo, su quanto di vero ci sia in essa. Ecco com’è nata  l’idea di questa breve intervista – che trovate di seguito – che lo scrittore Paolo Negro ha accettato di rilasciare per Il mio mondo inventato.

Quando e com’è nata l’idea di scrivere Il nemico che gioca con i nomi?

E’ nato da una serie fortunata di coincidenze. Dopo aver terminato di scrivere Spiritus Templi – romanzo ambientato nel Medioevo per il quale avevo studiato a lungo e dettagliatamente la simbologia medievale e quella delle cattedrali gotiche – andai per una gita fuori porta nel Biellese. Ecco, immagini la mia espressione quando capitai per puro caso a Rosazza, paese  a e sconosciuto, intriso però di simbologia massonica ed esoterica risalente al 1800. In ogni angolo, chiesa compresa, in molti casi mi sembrava di aver aperto di fornte a me il Bignami che rimandava anche a cose avevo appena studiato. Semplicemente non ero però nel Medioevo. Non c’erano Notre Dame o la cattedrale di Chartres, tanto meno la Senna. C’era un paesino nascosto tra le prealpi piemontesi. Un paesino che può tranquillamente essere definito la Rhenees le Chateau italiana.

Credo che, nella stesura del romanzo, fondamentale sia stata la parte delle ricerche. Come si sono svolte e quanto tempo hanno richiesto?

Ha ragione, le ricerche sono fondamentali a prescindere, si figuri per chi ha fatto per un ventennio il giornalista. Ho trascorso intere giornate nella Biblioteca nazionale di Parigi per scrivere di quella città nel 1313, figuriamoci in questo caso. Risultato della mia gita fuori porta? Due giorni dopo sono tornato a Rosazza e ho affittato un appartamento per sei mesi. E in quei sei mesi ho parlato con chiunque potesse darmi informazioni, ho letto tutto ciò che potevo trovare e consultato anche l’archivio di documenti di quell’epoca grazie alla disponibilità degli eredi della famiglia di Federico Rosazza. Insomma, ho ricostruito, un pezzetto dopo l’altro, il puzzle della storia di quel paese. Tanto per essere chiari: non c’è parola che ho scritto sulla storia di Rosazza che non sia vera, verificata e osservata. Con una curiosità: nessuno si era mai accorto prima che la data sul dipinto della Battaglia di Lepanto fosse incredibilmente sbagliata. Per quanto riguarda poi la massoneria e via dicendo, aggiunga un altro anno circa di ricerche e studi.

Quanto, di ciò che racconta sulla massoneria e sul nuovo ordine mondiale, è vero e quanto è frutto della sua fantasia?

Al di là della trama del romanzo, dei personaggi di fantasia e via dicerdo, l’impianto storico è reale, verificato e verificabile. Che Napoleone avesse aderito alla loggia Isis è accettatto dalla stragrande maggioranza degli storici. Così come il fatto che uno degli obiettivi di quella loggia fosse il modificare gli equilibri politici in Europa. Addirittura, sul fatto che un italiano ai servizi di Napoleone – Bernardino Drovetti , in pratica il fondadore del museo egizio di Torino – avesse creato in quel periodo due logge segrete in Egitto, lo affermano due volumi pubblicati a inizio secolo e solo in francese, che contengono le relazioni della polizia segreta austriaca nel periodo napoleonico. Sul Nuovo Ordine mondiale il discorso è legato invece al terrorismo internazionale. Al Qaeda, con la morte di Bin Laden, era facilmente presumibile si sarebbe trovata in difficoltà. Eppure, dopo pochi mesi dalla morte di Bin Laden, inizia l’ascesa cruenta dell’Isis, una sigla che pochissimi fino ad allora avevano mai sentito nominare. Non solo. A spiegare la comparsa dirompente dell’Isis non basta dire: l’Isis ha “ereditato” la struttura orfana di Bin Laden. Prima di tutto perchè non è molto credibile che, dall’oggi al domani, chi faceva parte di Al Qaeda sia approdato all’Isis come se avesse dovuto semplicemente cambiar casacca perchè quella precedente si era strappata. Oltrettutto, in certi ambiti, quelle che a un osservatore esterno possono apparire semplici sfumature tra due componenti di uno stesso ideale esercito, in realtà per chi ne fa parte sono questioni derimenti. Bisogna poi considerare che per creare una struttura del genere serve una rete efficiente, quindi servono soldi, tanti soldi con flussi di denaro costanti e protetti, non rintracciabili. Senza dimenticare che il mastice per tenere tutto insieme non può essere la motivazione storica del Califfato: il Califfato semplicemente non è mai esistito. Non è un caso che sempre più studiosi mettano in dubbio la natura pseudo religiosa dell’Isis e quale sia la sua vera origine. Il punto rimane quindi sempre lo stesso: capire a chi fa davvero comodo la comparsa dell’Isis con la serie di crisi internazionali che ha provocato. Ci sono i burattini che seminano morte e terrore, ma non si vede il vero burattinaio.

Nella mia recensione parlo di un epilogo frettoloso. Perché la scelta di chiudere la storia in questo modo e non regalare, invece, al lettore una resoconto sui vari personaggi e sulle indagini di cui racconta?

E’ stata una scelta ben ponderata, anche se ciò che lei definisce frettoloso, io lo definisco amaro. Anzi, amarissimo. Perchè, al di là del fatto che non rimangono domande in sospeso su cosa accade ai vari protagonisti, il mio finale è semplicemente l’aprire una finestra sulla cruda realtà. Quella che viviamo io, lei e chiunque, tutti i giorni. E’ un finale amarissimo proprio perché  è un pugno nello stomaco. E lo si capisce fino in fondo. La magia di un romanzo a quel punto è finita, resta la vita reale e tutte le indagini che sono ancora, o perlomeno sembrano esserlo, in alto mare.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Sto lavorando ad un’idea, ovviamente di libro, ma credo sia prematuro parlarne ora. E non perchè voglio fare il misterioso o chissà che cosa. Semplicemente è in corso d’opera…

Un sincero ringraziamento a Paolo Negro per la sua disponibilità e alla casa editrice Imprimatur, per avermi permesso di leggere questo romanzo.

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