La saga “Poldark” – #1 “Ross Poldark” di Winston Graham (1945)

In collaborazione con Sonzogno Editore.

Era un giorno ventoso. Il pallido cielo pomeridiano era screziato di nuvole e la strada, che nel corso dell’ultima ora si era fatta via via più polverosa e dissestata, era disseminata di foglie fruscianti strappate agli alberi.
A bordo della carrozza c’erano cinque persone: un uomo magro dal volto appuntito, con l’aria da impiegato e un abito liso, e sua moglie, tanto grassa quanto lui era magro, che si teneva contro il petto un confuso fagotto di tessuti rosa e bianchi da cui spostava il volto raggrinzito e arrossato di un bambino piccolo. Gli altri viaggiatori erano un reverendo di circa trentacinque anni e un uomo di qualche anno più giovane.

Ross Poldark di Winston Graham è un romanzo pubblicato nel 1945 e riproposto oggi in Italia, per la prima volta in forma integrale, dalla casa editrice Sonzogno, dopo il grande successo ottenuto grazie alla serie tv Poldark. Si tratta del primo volume di una saga ben più corposa, composta da dodici romanzi, tutti ambientati tra il 1783 e il 1820, in Cornovaglia. Trattandosi di una sorta di saga familiare – genere che io adoro -, quando la Sonzogno mi ha proposto di leggerla non ho potuto dire di no.

Nessuno dei presenti era preparato all’arrivo di Ross. Quando lo videro comparire sulla soglia, uno dopo l’altro si lasciarono andare a esclamazioni di sorpresa. Elizabeth, Francis, Verity e il dottor Choake si alzarono in piedi; Charles si appoggiò sullo schienale con un grugnito e rimase immobile per lo shock. Il cugino William-Alfred prese a lucidare i suoi occhiali dalla montatura di acciaio, mentre zia Agatha lo tirava per la manica biascicando: “Cosa c’è? Che succede? La cena non è ancora finita.”

Il protagonista di questo capitolo è Ross Poldark, un ragazzo che, nel 1783, torna a casa dopo aver combattuto con l’esercito inglese nella Rivoluzione Americana. Al suo rientro, con il padre morto da poco, trova Nampara, la sua casa, in stato di abbandono e la donna che ama, Elizabeth, in procinto di sposare il cugino Francis, a causa delle voci che lo davano per morto. Stravolto dalla perdita del suo grande amore, Ross decide di dedicarsi agli affari: rimette in sesto Nampara, torna a coltivare le sue terre e apre una nuova miniera. In questo viene aiutato dalla cugina Verity, l’unico membro della sua famiglia con il quale sente un’affinità, e da Demelza, una ragazzina che lui salva da un pestaggio e poi da un padre violento, facendone la sua sguattera.

In quella mattina di sole, circondato dai colori, dai suoni e dai profumi della sua terra, la guerra in cui aver combattuto gli sembrava irreale e lontana. Si domandò se il mondo reale fosse quello in cui gli uomini lottavano per convinzioni politiche e ideali e morivano e vivevano con onore – o più spesso miserevolmente – in nome di parole astratte come patriottismo e indipendenza, o se fosse quello della gente umile e della terra.

Ross Poldark può essere definito un romanzo di consumo, il cui obiettivo era appunto quello di intrattenere i suoi lettori, senza pretendere di rappresentare un’epoca o di ergersi a opera d’arte. E credo che questa espressione rappresenti a pieno ciò che io ho trovato in questa lettura: una storia piacevole, ma nulla di più. In questo romanzo, infatti, possiamo dire che ho trovato il racconto di un periodo storico, quello della fine del Settecento e della Rivoluzione Industriale ormai alle porte, e il racconto di un luogo, la Cornovaglia, terra di miniere e di confine – non a caso i miei passaggi preferiti sono stati proprio quelli in cui Winston Graham descrive questa terra selvaggia. Ma oltre a questo devo ammettere che in generale il romanzo mi ha un pò delusa. Come se mancasse di qualcosa, forse di quella profondità e di quella calma che ti permette, in quanto lettore, di immedesimarti in ciò che stai leggendo.

Era martedì, il giorno della fiera di Redruth. Ross si tolse i vestiti, scese alla spiaggia e corse incontro alle onde. L’acqua fredda e impetuosa lavò via una parte dei miasmi di quella notte; era pungente, rinvigorente e indifferente. Quando riemerse, le scogliere in fondo alla spiaggia si stavano liberando della loro oscurità e il cielo a est si era rischiarato sfumando in un brillante giallo cadmio. Si asciugò, si rivestì, svegliò Jud e fecero colazione con il primo sole che filtrava obliquo dalle finestre.

Non era abituata riflettere o a pensare al futuro; la vita che aveva vissuto non le aveva mai permesso di fare né l’una né l’altra cosa. Con una casa piena di bambini piccoli non aveva mai avuto tempo per starsene in pace a pensare o anche solo per starsene a lavorare e pensare; a che scopo immaginare il domani quando l’oggi occupava tutto il tuo tempo, le tue energie e talvolta anche le tue paure? Fu per questo che il suo istinto le permise di accettare per ciò che era, e finché fosse durata, quell’improvvisa svolta del destino, felice ma con lo stesso spirito disincantato con cui aveva lottato con i ragazzi alla fiera.

In questo romanzo ho trovato, infatti, lo spaccato della vita dell’epoca, ma raccontato con una fretta che procede a scatti: perché momenti narrativi calmi e profondi, nei quali lo scrittore ha giustamente preso il suo tempo per analizzare un personaggio e un suo stato d’animo, si alternano a momenti frettolosi e a tratti quasi superficiali, in cui ho avuto la sensazione che qualcosa mi stesse sfuggendo dalle mani. Non so se questa è stata solo una mia impressione, ma diciamo che per ora me la spiego dicendomi che comunque si tratta di una saga e quindi non di un romanzo fatto e finito, nel quale si possono trovare tutte le risposte. E’ per questo motivo che, in questo senso, mi riservo si leggere i seguenti libri prima di dare un’opinione che sia definitiva.

Era una giornata luminosa, con un vento freddo che soffiava dall’entroterra. Il mare era piatto e verde, solcato da flutti lontani. Il lungo profilo regolare di un’onda si avvicinava lentamente alla riva e quando incontrava la rigida brezza che soffiava da sud-est, cominciava a incresparsi come le corte piume di un’anatra e si faceva sempre più arruffata finchè non s’infrangeva per tutta la sua lunghezza, mentre il sole d’inverno accendeva una dozzina di arcobaleni nella nebbia di spruzzi che si alzava.

Ma soprattutto con Ross Poldark Winston Graham inizia a raccontarci una fitta rete di relazioni perché in questa saga i destini dei personaggi si intrecciano in maniera stretta e inaspettata. Non c’è solo la storia di una famiglia, ma anche la storia di una comunità, di una società che sta cambiando, di un popolo povero e affamato e di una borghesia a volte superficiale e ingrata. In quest’ottica, Ross rappresenta il cambiamento, grazie alla sua tendenza ad aiutare i più poveri (assume nella sua tenuta prima Jim e poi la moglie Jinny, i quali sono in difficoltà economiche), alla sua voglia di darsi da fare per gestire i suoi affari (Ross è il primo a coltivare le sue terre) e al suo amore per Demelza, la sua sguattera, che finirà con lo sposare, sfidando le usanze dell’epoca.

Con le orecchie più allenate ai piccoli suoni, Ross e Demelza avevano l’impressione che il silenzio di quella casa fosse meno assoluto di quanto fosse stato fino a poco prima. Era diventato il debole silenzio inquieto del vecchio legno e dell’ardesia, intrisi della storia dei Poldark e dei Trenwith, persone i cui volti dimenticati erano appesi nell’ingresso deserto, i cui amori e le cui speranze avevano respirato ed erano fioriti lì. Jeffrey Trenwith, che aveva costruito quella casa con il fuoco e  con la fede; Claude, che aveva partecipato alla Rivolta del Prayer Book; Humphrey, con il suo collare elisabettiano; Charles Vivian Poldark, ferito e tornato a casa dal mare; Anna-Maria, dai capelli rossi; Joan, la presbiteriana; miscugli di ideali e di fedi; generazioni di figli, colmi di gioia di vivere, che crescevano, imparavano e svanivano.

Demelza era molto silenziosa. Ross non aveva mai fatto ciò che aveva appena fatto: non l’aveva mai baciata, se non nell’impeto della passione. Quel bacio era diverso. Lei sapeva che quella notte lui le era più vicino di quanto fosse mai stato. Per la prima volta erano sullo stesso livello. Non erano Ross Poldark, gentiluomo della tenuta di Nampara, e la sua domestica, che lui aveva sposato perché era sempre meglio che restare solo. Erano un uomo e una donna, e tra loro non c’erano diseguaglianze. Lei era matura per la sua età lui più giovane dei suoi anni; e adesso stavano tornando a casa mano nella mano, attraverso le ombre oblique della nuova oscurità.

E di tutte le storie che vengono raccontate in questo romanzo, inutile dirvi che la mia preferita è la storia d’amore tra Ross e Demelza. Un amore che ha cresciuto Demelza, permettendole di sfuggire al futuro triste che le sarebbe toccato se avesse continuato a vivere con il padre violento, e un amore che ha sorpreso Ross, insegnandogli che, dopo aver sofferto, è possibile non solo andare avanti, ma addirittura amare di nuovo, e forse anche di più. Non ho idea di cosa accadrà nel secondo capitolo della saga, ossia nel romanzo Demelza – ovviamente il mio desiderio è che tra loro continui a gonfie vele – ma per ora posso dire che questo amore è ciò che  più mi ha coinvolta di questo romanzo.

Ross e Demelza vivevano insieme, amanti dissimili e complici, in armonia e buona volontà, lavorando, dormendo e mangiando, amandosi e ridendo, creandosi attorno un sottile guscio di attenzioni che il modo esterno non tentava mai seriamente di infrangere. La routine delle loro vite faceva parte della soddisfazione di ogni giorno. 

Come si capisce, sono un pò perplessa da questo romanzo, semplicemente perché non mia presa tanto quando mi aspettavo. Ma non me la sento di bocciarlo. Credo che comunque sia una lettura piacevole, poco impegnativa e a tratti divertente. Voi cosa ne pensate?

Ormai il sole era tramontato, e il cielo pareva accigliato. Dopo quella breve giostra, le onde si erano riassemblate e di susseguivano, svelato lunghe verdi caverne quando si sollevavano per infrangere.
E Ross sapeva di essere felice – in modo nuovo e meno effimero, ora. Si sentiva colmo di una strano senso di illuminazione. Gli sembrava che tutta la sua vita lo avesse condotto a quel preciso punto nel tempo che riuniva i fili disordinati degli ultimi vent’anni; l’infanzia spensierata passata a correre a piedi nudi sotto il sole, sulla spiaggia di Hendrawna, la nascita di Demelza nella squallida casa di un minatore, le pianure della Virginia e la fiera di Redruth, i complicati impulsi che avevano determinato la scelta di Elizabeth di sposare Francis e la semplice filosofia della personale fede di Demelza, tutto si era mosso, convergendo verso un’unica destinazione: verso quel momento di illuminazione, comprensione e completezza. Qualcuno – un poeta latino – aveva scritto che l’eternità consisteva nel trattenere e possedere la pienezza della vita in un unico istante, nel qui e nell’ora, il passato, il presente e il futuro.
Ross pensò: se solo potessimo fermare la vita per un pò, la fermerei qui. Non al mio ritorno al casa, non al momento di lasciare Trenwith, ma qui, qui, mentre ci avviciniamo alla sommità della collina, oltre Sawle, il crepuscolo che accarezza i confini della terra e Demelza che cammina canticchiando al mio fianco.
Sapeva che c’erano cose che avrebbero richiesto la sua attenzione. La vita era un ciclo di difficoltà che andavano affondate e ostacoli che bisognava superare. Quella sera del giorno di Natale del 1787, però, Ross non si curava del futuro, mia solo del presente. Pensò: non ho fame, non ho sete e non sono in preda alla lussuria o all’invidia; non sono perplesso nè stanco nè pieno di ambizioni nè pieno di rimorsi. Poco più avanti, nel prossimo futuro, ci aspettano una porta aperta e una casa calda, poltrone comode, silenzio e intimità. E io voglio tenere stretto tutto questo.

***DISCLAIMER*** Questo non è un post sponsorizzato. Il libro recensito in questo articolo mi è stato inviato gratuitamente. Le opinioni sono frutto della mia onestà intellettuale e della mia soggettiva esperienza di lettura.


Ross Poldark – Winston Graham

Casa editrice: Sonzogno
Lunghezza: 396 p.
Formato Kindle: € 9,99
Copertina Flessibile: €15,73 

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2 pensieri su “La saga “Poldark” – #1 “Ross Poldark” di Winston Graham (1945)

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