“La somma dei giorni” di Isabel Allende

Un’alba fredda, caffè e pane tostato, tempo per scrivere, una cagnolina scodinzolante e il mio amante: la vita non può essere migliore. Poi Willie mi ha stretto in un lungo abbraccio di congedo, perché partivo per un lungo viaggio. “Buona fortuna” mi ha sussurrato, come fa ogni anno in questo giorno, e me ne sono andata con cappotto e ombrello, ho sceso i sei scalini, sono passata lungo il bordo della piscina, ho attraversato diciassette metri di giardino e sono arrivata alla casetta dove scrivo, la mia tana. E qui mi trovo ora.
Avevo appena acceso una candela, che mi illumina sempre nella scrittura, quando Carmen Balcells, la mia agente, mi ha telefonato da Santa Fe, quel paesino di cavali matti, vicino a Barcellona, dove è nata. E lì che intende trascorrere gli anni della maturità in pace, ma siccome ha energia da vendere, si sta comprando il villaggio casa per casa.
“Leggimi la prima frase” mi ha ordinato quel cuore di mamma.
Le ho spiegato per l’ennesima volta che c’è una differenza di nove ore tra la California e la Spagna. Quanto alla prima frase, ancora nulla.
“Scrivi delle memorie, Isabel.”
“Le ho già scritte, non ricordi?”
“Sì, ma sono passati tredici anni.”
“Alla mia famiglia non piace essere sotto i riflettori, Carmen.”
“Tu non ti preoccupare di nulla. Mandami una lettera di circa duecento o trecento pagine e io mi occupo del resto. Se bisogna scegliere tra racconta una storia e offendere i parenti, ogni scrittore professionista sceglie la prima ipotesi.”
“Ne sei sicura?”
“Assolutamente.”

La somma dei giorni di Isabel Allende , romanzo pubblicato nel 2008, è il racconto che fa la scrittrice, sotto forma di diario rivolto alla figlia Paula – venuta a mancare nel 1992 e a cui ha dedicato il romanzo Paula, di cui vi ho raccontato qui – delle vicende che riguardano la sua famiglia. Partendo dall’immenso dolore che gli lacera il cuore per aver perso la figlia, la Allende racconta dei suoi nipoti e di suo figlio Nicolas, dell’amica Tabra, dei figliastri e del marito Willie, del proprio lavoro. E’, questo, un romanzo che mi ha regalato un’occasione per me unica: quella di conoscere meglio la mia scrittrice preferita.

Mi hanno chiesto spesso da dove traggo l’ispirazione per i miei libri. Non saprei rispondere. Nel viaggio della vita accumulo esperienze che si imprimono negli strati più profondi della memoria e lì fermentano, si trasformano e a volte risalgono in superficie come strane piante di altri mondi. Da cosa è composto quel fertile humus dell’inconscio? Perché certe immagini divengono temi ricorrenti degli incubi o della scrittura? Ho esplorato molti generi e temi diversi, in ogni libro mi sembra di inventare tutto da capo, stile compreso, ma scrivo da vent’anni e ormai riesco a notare le ripetizioni. In quasi tutti i miei libri ci sono donne sprezzanti, che nascono povere o vulnerabili, destinate a essere sottomesse, ma si ribellano, disposte a pagare a ogni costo il prezzo della libertà. Inés Suàrez è una di queste. Sono sempre passionali nei loro amori e solidali con le altre donne. Non le muove l’ambizione ma l’amore; si lanciano all’avventura senza calcolare i rischi né guardare indietro, perché rimanere paralizzate nel posto che la società impone loro è molto peggio. Forse per questo non mi interessano le regine o le ereditiere, che vengono al mondo in culle d’oro, né le donne troppo belle, che hanno il cammino lastricato dal desiderio degli uomini. Tu mi prendevi in giro, Paula, perché le donne belle nei miei libri muoiono prima di pagina sessanta. Dicevi che la mia era pura invidia e quasi sicuramente in parte avevi ragione, visto che mi sarebbe piaciuto essere una di quelle bellezze che ottengono quello che vogliono senza sforzo, ma per i miei romanzi preferisco eroine di tempra alle quali nessuno dà nulla e che ottengono tutto da sole.

Ho amato questo romanzo alla follia fin dalla prima pagina ma ho sempre tenuto bene a mente che il mio giudizio non è obiettivo. Vi ho, infatti, detto fino allo sfinimento che Isabel Allende è la mia scrittrice preferita – come vi ho raccontato qui e qui. Capirete bene che è stato un sogno, per me, avere l’occasione di leggere un libro in cui ho scoperto cose nuove su di lei, sulla sua vita e sul suo lavoro, un pò come se fosse un dietro le quinte per me irrinunciabile. Ma, mi viene naturale chiedermi, cosa gliene può importare a un lettore che non è fan sfegatato di questa autrice? Onestamente credo poco, ecco perché il mio giudizio dipende da un punto fondamentale: se siete fan della Allende questo romanzo vi affascinerà, in caso contrario… non lo so. A voi la scelta.

La vita si fa camminando senza cartina e non c’è modo di tornare indietro.


La somma dei giorni – Isabel Allende

Casa editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 315 p.  
Formato Kindle: € 6,99
Copertina Flessibile: € 8,08
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6 pensieri su ““La somma dei giorni” di Isabel Allende

  1. Flavia Pariciani ha detto:

    Da qualche mese mi sono messa in testa che leggerò quasi tutti i libri della Allende. Ho appena finito il Drago del regno d’oro. Carino, breve, d’avventura, non quello che ti aspetti se pensi a Paula. Non sapevo di questo libro nemmeno io, grazie. Ora vado a leggere cosa ne pensi de ‘Isola sotto il mare’. A me in realtà non è piaciuto molto, ovviamente lei è una professionista e forse manca un po’ del suo cuore qui.

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  2. Bluebellsweet ha detto:

    Wow non conoscevo questo romanzo. Io ho comprato dei libri di isabelle allende, ma non li ho ancora letto. Mi ispira molto, comunque capisco il tuo dubbio sul creare un romanzo incentrato sull’autrice stessa, ma forse è nato per questo scopo, cioè appassionare chi la ama, no?

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