“Se non ti vedo non esisti” di Levante

Sono davanti allo specchio dalle sette di questa mattina.
Dopo essermi svegliata di colpo da un sogno che, per quanto mi sforzi di ricordare, non mi torna in mente, ho percorso a piedi nudi il pavimento della mia stanza da letto dritta verso il bagno.
Questo pavimento è così freddo nelle mattine torbide degli ultimi tempi, in cui anche il sogno più recente non trova la strada per la memoria e, cercando tracce della notte nel riflesso del mio specchio, non c’è modo di tirar fuori null’altro che la ripetizione ossessiva dei soliti gesti: sciacquo la faccia, lavo i denti, metto la crema idratante (ma forse è il caso di cominciare a usarne una antirughe) e poi inizio a truccarmi.
E’ un procedimento lunghissimo perché ogni gesto è seguito da una profonda pausa in cui mi fermo a riflettere sul nulla.
Strano riflettere sul nulla. Il mio nulla è tutto, per ogni volta in cui mi sono detta “non è nulla!” davanti a un fortissimo pugno allo stomaco, a un crampo al cuore, a un attacco d’asma illuminante, per tutte quelle volte in cui ho capito che non c’era poi una grande differenza tra la mancanza di carezze e quella di ossigeno.
Il mio nulla è un armadio dove con disattenzione ripongo cose importanti. Le butto dentro senza aprire tropo le ante, anzi ne dischiudo leggermente soltanto una e con un gesto veloce ci nascondo il mio dispiacere.
Ciao. Vai. Se rimarrai lì dentro non esisterai più qui fuori, ti lascio nell’ombra, dove non posso vederti.
Se non ti vedo non esisti.
Se non mi vedi non esisto.

Ho iniziato a leggere questo romanzo una domenica mattina. Erano le 7.10 ed ero su un treno per tornare a casa. Essendo il tredici di agosto, il freccia bianca su cui viaggiavo era stracolmo di gente. Tutti a parlare, anche al mattino presto. Mi sono detta “con questo casino non riuscirò a godermi il libro di Levante” e invece otto ore dopo alzo gli occhi e mi trovo a Lecce con  Se non ti vedo non esisti  che era già finito. Record.

E così siamo ponti: nel momento in cui ci stringiamo la mano, creiamo una connessione con altre vite che diventano parte della nostra, con un contatto così superficiale eppure così profondo. Siamo vita perché ci mischiamo ad altre vite, curiosiamo nelle finestre delle case altri col desiderio di sentirci parte della scena e non meri spettatori.

Se non ti vedo non esisti è il primo romanzo della cantautrice Levante, pubblicato a gennaio da Rizzoli, nel quale ci viene raccontata la storia di Anita. La protagonista è una redattrice di moda, una donna bella e frizzante alla quale, per chi la guarda dall’esterno, sembra non mancare nulla per essere felice. Tuttavia Anita vive la sua vita con una strana inquietudine che le scorre sottopelle, talmente forte da spingerla a mettere in pausa il suo matrimonio con Jacopo, con il quale si sente infelice da tempo. Mentre cerca di rimettere insieme la sua vita, Anita inciampa in un errore dietro l’altro, fino a quando non  è costretta a fermarsi e a guardarsi veramente dentro, capendo finalmente che la causa della sua infelicità è quel passato dolorosissimo che si porta dietro da tutta la vita.

Chiusi il tappo, lasciai scorrere l’acqua bollente e ci rovesciai dentro il bagnoschiuma al’olio di argan, poi, con l’entusiasmo di chi ha avuto un’idea grandiosa, aprii i pomelli con smania sognando che si riempisse in fretta. Nell’attesa sedetti sul bordo. Staccando gli occhi dal pavimento lucido mi intravidi di nuovo, dentro allo specchio, nel mio riflesso.  Di primo acchito vidi me, sì… poi vidi Filippo. Che cosa avesse di speciale quello sconosciuto non lo sapevo ancora, ma continuava a riempirmi la mente come fanno le onde del mare quando si allontanano dalla sabbia appena bagnata e ritornano, prepotenti, a scagliarsi contro le rocce, infrangendosi in mille gocce che poi si aggrappano a tutto ciò che c’è attorno. Quell’uomo era nel mio specchio e nel mio specchio, di solito, ci entravano solo le cose importanti.

“Devi provare a fermarti per riflettere davvero.”
Fermarmi. Riflettere. Non contemplavo nessuna delle due azioni. Fermarmi significava lasciare che il tempo consumasse la mia esistenza con la velocità con cui una fiammella annerisce un cerino. Riflettere voleva dire tornare a vedere quel blu abissale che avevo conosciuto troppo presto, toccando i fondali del dolore con la costante sensazione di vivere sott’acqua, in apnea. E sapevo fin troppo bene che le lacrime, immerse nel liquido in cui si annega, non sono niente . Non si distingue una lacrime nel mare.

Ho divorato questo romanzo senza quasi rendermene conto e sì, mi è piaciuto, ma non tanto quanto immaginavo né troppo poco come temevo. Il fatto è che quando leggi il libro di qualcuno che ammiri hai paura che la delusione sia dietro l’angolo. Devo dire, però, che questa volta sono stata piacevolmente sorpresa. Perché questo è un bel libro. Sono onesta e vi dico che si percepisce che si tratta di un romanzo d’esordio, ma leggendolo diventa anche chiaro che se Levante ha iniziato in questo modo, in futuro non potrà che migliorare – e anche parecchio.

Una di quelle sere a basso volume, per l’appunto, lo guardai nel buio della stanza, illuminata dalla sola luce fioca del televisore che rifletteva scene d’azione sulle nostre facce. Spinta da una rabbia annoiata che non credevo avrei mai provato in vita mia, certo non nei suoi confronti, gli dissi che ero infelice.
“Sono infelice.”
“Anche io.”
Bene. Eravamo due amanti infelici che non trovavano una via d’uscita dal labirinto della propria tristezza. O forse, semplicemente, speravamo che il tempo buttasse giù i muri di pianto e di silenzio che ci stavano separando, per tornare a costruire insieme, in orizzontale.
Ma il tempo va aiutato, il tempo è solo una distesa di terra sulla quale scegliere se passeggiare, correre, dormire, riposare, prendere il sole o ripararsi all’ombra. Il tempo è solo una possibilità, tutto il resto è nelle nostre mani, proprio come la felicità: un lavoro, giorno dopo giorno.

Il romanzo non ha grandi pretese se non di raccontare una storia moderna e coinvolgente, nella quale ognuno di noi possa ritrovarsi. Il personaggio di Anita ha sicuramente delle note particolari, per via del suo passato e di quell’inquietudine che la porta a vivere a mille all’ora. Anita è una donna semplice, fragile e sensibile, ricca di possibilità ma anche di fantasmi che si porta dietro da una vita e che non ha mai affrontato per paura del dolore. Anita è una donna che sbaglia e che non ha paura di sbagliare, perché dietro ad ogni errore si nasconde la certezza di aver vissuto e di averlo fatto per davvero. Anita è una donna incasinata, scostante, appassionata, per certi versi è Levante stessa – di questo ne sono certa – e per altri abita almeno un pezzetto di ognuna di noi.

Spinta dall’esasperazione, feci quello che in una notte di aprile aveva fatto lui con me: lo bloccai su WhatsApp, su Instagram e su Facebook.
Il silenzio mi parve la cosa più bella del mondo.
Lasciai il cellulare sul comodino, feci una doccia bollente, poi mi truccai, mi vestii, presi i miei effetti personali, cellulare compreso, e raggiunsi alcuni colleghi.
Libertà. Libertà di tenere la suoneria ad alto volume sapendo che il suono regolare e ossessivo non avrebbe potuto raggiungermi. La leggerezza delle mani libere dal cellulare, libere di gesticolare durante le conversazioni con gli amici, con i colleghi, di pagare il caffè con la sinistra e berlo portando la tazzina alla bocca con la destra.
La felicità di ascoltare una conversazione rimanendo nel presente tangibile, concreto, senza il pensiero di dover controllare i messaggi e di dover rispondere in fretta, per non tornare nel mondo della guerra, fatto di offese e giustificazioni, un mondo che mi rendeva grigia e di cattivo umore.
Il cattivo umore che magicamente, spento l’interruttore delle cattive maniere, chiuso l’occhio del grande fratello, non c’era più. Non mi sentivo osservata, mi muovevo senza il timore di un giudizio.
Poi era arrivato il suono della ricezione di una mail.
“Anita, sblocca il numero. Ti prego.”
Sbloccai il numero.
L’amore al tempo della rete assomigliava più a un’ossessione che a un sentimento puro.

Lettura consigliata, fluente, veloce e intensa. Considerate che mentre aspetto che Levante si decida a scrivere il suo secondo romanzo, sto seriamo pensando di rileggere  Se non ti vedo non esisti .

Decisi di farlo anch’io. Avrei attraversato l’inferno, partendo dalle viscere dove nascondevo le lacrime mai piante, fino ad arrivare ai piani della mia coscienza. Non sarebbe stato facile, ma dovevo farlo.
Dovevo guardare in faccia il passato, tendergli la mano e dichiarargli la pace.


 

Se non ti vedo non esisti – Levante

Casa editrice: Rizzoli
Lunghezza: 266 p. 
Formato Kindle: € 9,99 
Copertina Flessibile: € 14,45
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3 pensieri su ““Se non ti vedo non esisti” di Levante

  1. Valentina ha detto:

    Ciao Chiara 🙂 Grazie mille per aver condiviso la tua recensione! Inserisco subito questo bel libro nella mia lista lunghissima! Ti seguo da un po’, anzi posso dire che forse non ho seguito mai con così tanta regolarità un blog, neanche nei miei periodi di follia per trucchi & co. Quello che vince in te è la tua semplicità, schiettezza, e la fierezza di mostrarti per quello che sei. Mi farebbe tanto piacere conoscerti un giorno! Buona serata!

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