IL MIO LIBRO DEL 2017


Secondo La Lettura il libro dell’anno è Tra loro di Richard Ford, romanzo pubblicato da Feltrinelli nel maggio 2017, il quale raccoglie le memorie familiari dello stesso scrittore. Si tratta, secondo l’opinione dei lettori del giornale – che l’hanno decretato come vincitore tramite un sondaggio indetto da La Lettura -, del libro più bello dell’anno. Leggendo l’articolo – che se vi interessa trovate qui – mi sono chiesta: qual’è il mio libro del 2017? Dopo un primo momento di panico mi sono data una risposta e volevo tanto parlarvene e spiegarvi perché quello per me è stato un libro così importante, ma poi ho avuto un’altra idea. Perché non chiederlo a qualche amica blogger? Ed è così che è nato questo articolo, in cui io e quattro amiche virtuali vi raccontiamo il nostro libro dell’anno. Trovo sia un’occasione per conoscere nuovi titoli ma anche per conoscere qualcun altro che parla di libri online – e che, secondo me, lo fa anche piuttosto bene.

Alessandra di L’angolino di Ale

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“Tra i vari libri letti nel 2017 quello che mi ha colpito di più è stato Il Gran Consiglio del Real Coniglio di Santa e Simon S. Montefiore. Sì, un libro per bambini. Spesso e volentieri cerchiamo l’illuminazione in romanzi, classici o contemporanei che siano, dando invece poca importanza alla letteratura per l’infanzia. Quest’anno ho scoperto che proprio all’interno di questa tipologia di letture sono nascosti insegnamenti essenziali anche per noi adulti. Con simpatia e semplicità, il coniglietto protagonista di questa vicenda ci aiuterà ad affrontare le nostre paure, fronteggiando l’ignoto e ritrovando quella fiducia in noi stessi che talvolta fatica ad emergere. La sua missione sarà quella di sventare un complotto tra i corridoi e le intercapedini di Buckingham Palace. Mentre quella del lettore sarà quella di prendere esempio da lui che, pur essendo piccolo e gracile, imparerà a credere nelle proprie capacità, riuscendo a trovare quel coraggio necessario per azzittire gli sbeffeggi altrui per raggiungere, senza paura, i propri obiettivi. È una lettura genuina, che si legge in breve tempo, ma che regala la consapevolezza che al mondo tutto può succedere. Basta avere un pizzico di quel “folle coraggio” necessario per “saltare la staccionata” ed avventurarci nel mondo. Le belle illustrazioni ci strapperanno un sorriso, riportandoci in quella dimensione infantile fatta di grandi verità ed incessanti scoperte. Consiglio questo libro a tutti, grandi e piccini.”

Sabrina di Sabrina Turturro

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“Scegliere il libro migliore dell’anno per me è sempre stato un problema ma mi è stato chiesto di farlo e quindi stavolta punto sull’istinto e dico Dio di illusioni di Donna Taart.
Il protagonista è Richard Papen, ventenne stanco della sua vita infelice e mal tollerato dai genitori che, grazie ad un sussidio economico, riesce ad iscriversi ad un raffinato college perso tra le montagne del Vermont. Richard, da sempre appassionato di classici e del greco antico, quando scopre dell’esistenza di un gruppo d’alunni capeggiato dal’esteta professore di greco, Julian Morrow, fa di tutto entrare a farne parte, riuscendoci. Henry, Francis, Bunny ed i gemelli, Charles e Camilla: sono loro l’elite, i profeti di cui Richard diventerà discepolo e complice. Storditi da droghe, alcool, e riti dionisiaci – è lui il dio d’illusioni del titolo – i personaggi si muovono sul filo del rasoio fino all’evento che cambierà il corso delle loro vite e che la Tartt svela fin dalla prima pagina: ci vuole una buona dose di maestria per tenere il lettore incollato alle tante pagine nonostante conosca già il giro di boa dell’intera vicenda.
Ciò che credo mi ha portato ad amare così tanto questo romanzo è il fatto che tra le sue pagine ho ritrovato tutto il fascino della tragedia classica greca ma al contempo l’inquietudine ed i tormenti moderni. Donna Tartt ha creato una storia e dei personaggi eccelsi che mi sembrava di conoscere da sempre e che, come nei più banali dei cliché da lettore, mi è dispiaciuto lasciare una volta girata l’ultima pagina.”

Erica di Libretto Review

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“Il mio libro preferito del 2017 è sicuramente La sottile linea scura di Joe R. Lansdale.
Alla ricerca di nuovo autori che non conoscevo mi sono ciecamente affidata al consiglio di un bravo libraio che me lo ha presentato osannandolo come uno tra i più innovativi e originali giallisti contemporanei e massimo rappresentante del genere pulp contemporaneo.
La sottile linea scura è un romanzo di formazione pulp raccontato dal punto di vista ingenuo e sognatore di un tredicenne. Con ironia nera e un tocco di splatter si svela un vecchio delitto irrisolto investigato per gioco da un ragazzino durante le vacanze estive, sullo sfondo del bigotto e violento Texas anni ’50 e del bruciante contrasto tra il rock’n’roll e la segregazione razziale .
Se avete letto Il buio oltre la siepe e Le avventure di Huckleberry Finn allora potete farvi una vaga idea di cosa avete davanti. Ma là dove Harper Lee trattava fatti tremendi con un velo di perbenismo e beneducata formalità del “politically correct” Lansdale non ci risparmia nulla. Non ci sono eroi. Ma la storia di un ragazzino che inizia con la scoperta che Babbo Natale non esiste e finisce con la consapevolezza che la vita vera è fatta in egual misura di dolore, amore, sesso e sangue.
La sottile linea scura  e’ il mio libro del 2017 perché nella sua storia, sia bene ambientata negli anni ’50 , si ritrovano contrasti che fanno storcere il naso ma che ancora adesso sono, a volerlo ammettere, attualissimi. Basta fermarsi un secondo a riflettere per essere colpiti dalla consapevolezza agghiacciante che non siamo andati da nessuna parte. Se sostituite i Drive-in con Netflix, le lettere scritte a mano con i messaggi whatsapp e la violenza, la discriminazione (razziale e di genere) e il fanatismo religioso con…con niente, quelli sono sempre gli stessi, allora avrete un giallo pulp che si maschera dietro la brillantina per prenderci con la guardi abbassata.”

Carmen di Nessun cancello, nessuna serratura

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Ai vecchi la morte, ai giovani l’amore; di morte, una sola, di amori, tanti.

“Quali sono i criteri per stabilire il miglior libro dell’anno? Questa è stata la domanda che mi sono posta prima di scrivere queste brevi righe. Le risposte canoniche non mi convincevano. Avrei potuto scrivere di Delitto e castigo, letto per la prima volta nel 2017, e vincere facile. La scelta, invece, alla fine è ricaduta su La casa delle belle addormentate di Yasunari Kawabata .
Primo suo libro che abbia mai letto, mi ha trascinata in un nuovo mondo, così delicato e fragile in apparenza, che non sapevo esistesse. Nonostante io studi giapponese, la letteratura di questo paese così lontano non mi ha mai interamente conquistato, lasciandomi sempre insoddisfatta. Ho capito che l’incompiutezza, il senso di smarrimento che questo tipo di scrittura ti lascia, bisogna imparare ad amarlo. E sono proprio queste le caratteristiche delle opere di Kawabata: un senso della scrittura che non si percepisce quasi, come se la trama non si sviluppasse in verticale, ma in orizzontale, in un svelamento lento di immagini. Sa rendere il nulla, situazioni quotidiane e banali, poetico. Forse è anche questo il tipo di arte a cui Barthes si riferiva quando diceva che compito di tutta l’arte è di in-esprimere l’esprimibile.
La casa delle belle addormentate, oltre ad incantarmi, è stato per me fondamentale per capire il mio percorso di studi e su cosa vorrei focalizzarmi in seguito. Non poteva non essere il miglior libro del mio 2017.

E il mio?

Il mio libro del 2017 è Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci. Credo che questo sia uno di quei libri che non hanno bisogno presentazioni. Tutti sappiamo di cosa parla. La Fallaci tratta un tema scottante, ossia quello dell’aborto. Dico scottante perché nel 1975, anno di pubblicazione del libro, abortire era vietato e, per di più, una donna nubile che aspettava un bambino era considerata una poco di buono. Questo è ciò che accade alla protagonista del libro ma la Fallaci va oltre. Perché questo libro parla di libertà, libertà di agire fedelmente a se stessi, senza paura di essere giudicati. Con questo libro la Fallaci difende le donne, il loro diritto di scegliere per se stesse e per il proprio corpo e per il proprio futuro. Ho amato questo libro perché l’ho trovato coraggioso e vero, perché in questa storia e nel dialogo tra la protagonista e il suo bambino, ho intravisto la lotta e le domande che tutte le donne si trovano a vivere quando scoprono di essere in attesa. Sarò una buona madre? E’ il momento giusto? Sarei egoista a tenerlo o a lasciarlo andare? Cambierà la mia vita? In che termini? Sarò ancora quella di prima? La Fallaci ci dice che non c’è una risposta giusta e una sbagliata, che ogni donna è un universo a sè, ogni vita deve essere vissuta in maniera personale, senza essere giudicata. Ma soprattutto ho amato questo libro perché è un libro sul dolore e sulla sofferenza, ma al tempo stesso è un inno alla vita. E’ un urlo che racconta il rapporto unico – e insostituibile – tra madre e figlio, la solitudine delle donne e la paura della vita.

E ora tocca a voi. Su, raccontatemi. Qual è il vostro libro del 2017?

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Pingback: IL MIO 2017
  2. zillyfree ha detto:

    Come classico furore mi ha proprio estasiato. come narrativa contemporanea il mare dove non si tocca di fabio genovesi, la’rte di essere fragile d’avenia ma dovrei citarne altri!!!

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  3. Serena Lavezzi ha detto:

    Molto bella la descrizione del libro di Kawabata, l’essenza della sua scrittura è proprio così, quasi volatile.

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    1. Chiara Nicolazzo ha detto:

      Anche a me è piaciuta molto e mi ha molto incuriosito!

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