#GDLI100LIBRI – “ORGOGLIO E PREGIUDIZIO” DI JANE AUSTEN

E’ cosa ormai risaputa che a uno scapolo in possesso di un’ingente fortuna manchi soltanto una moglie. Questa verità è così radicata nella mente delle famiglie del luogo che, nel momento in cui un simile personaggio viene a far parte del vicinato, prima ancora di conoscere anche lontanamente i suoi desideri in proposito, viene immediatamente considerato come proprietà legittima di una o l’altra delle loro figlie.

L’ultimo libro letto nel 2017 con I 100 libri di Dorfles è stato Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, un grande classico della letteratura inglese che tanti anni fa iniziai a leggere per poi abbandonarlo, annoiata, dopo poche pagine. Questa volta, invece, mi è piaciuto un sacco. Sarà l’età che avanza? Forse si. O magari potrei chiamarla maturità, che – non l’avrei mai detto – ma sì, si rispecchia anche nel mio approccio con i libri.

Tutti i tentativi fatti da Mrs Bennett, coadiuvata dalle sue cinque figlie, non valsero ad ottenere dal marito una soddisfacente descrizione di Mr Bingley. Lo attaccarono in vari modi: con domande esplicite, con supposizioni ingegnose e per vie traverse; ma egli seppe eludere le tattiche di tutte quante e, alla fine, dovettero accontentarsi di una notizia di seconda mano, avuta dalla loro vicina, Lady Lucas. Le sue informazioni furono assai favorevoli. Sir William ne era affascinato. Era abbastanza giovane, incredibilmente bello, molto simpatico e , per coronare il tutto, aveva intenzione di partecipare al prossimo ballo con una folta schiera di amici. Non poteva darsi nulla di meglio! Amare il ballo costituiva un gradino sicuro verso l’amore; le più vive speranze nel cuore della signora Bingley erano già in fermento.
“Se potessi vedere una delle mie figlie felicemente stabilita a Netherfield,” disse Mrs Bennet a suo marito, “e tutte e altre accasate altrettanto bene, non avrei più nulla da desiderare.”

Orgoglio e pregiudizio, pubblicato nel 1813, è uno dei più celebri romanzi di Jane Austen. Qui la scrittrice inglese racconta una microstoria, ossia una piccola realtà sociale che diventa rappresentativa della mentalità e delle usanze sociali dell’epoca, e lo fa attraverso le vicende di Elizabeth Bennet e delle sue sorelle. La storia è ambientata nel Hertfordshire (una contea dell’Inghilterra orientale) di fine Settecento – inizio Ottocento e ha come protagoniste le cinque sorelle Bennet, per le quali la madri aspira a far contrarre un buon matrimonio. La narrazione inizia quando Mr Bingley, un facoltoso giovane, prende in affitto una dimora nella contea e conosce le sorelle Bennet durante un ballo, innamorandosi di Jane (la sorella maggiore). Contemporaneamente Elizabeth conosce Mr Darcy, amico di Mr Bingley, uomo dal carattere rude e orgoglioso, il quale, contro ogni sua aspettativa, inizia a provare attrazione per la ragazza. La storia si sviluppa su diversi piani e con numerosi intrecci nel momento in cui Mr Bingley viene allontanato da Jane proprio da Mr Darcy, il quale è convinto che la ragazza non faccia per lui a causa della sua estrazione sociale e della sua caotica famiglia.

“E’ davvero strano,” riprese Wickham, “perché quasi tutte le sue azioni possono essere attribuite all’orgoglio, e l’orgoglio è stato spesso il suo miglior consigliere. Lo ha messo in pù stretta relazione con la virtù di qualunque altra cosa. Ma la sua condotta nei miei confronti non è stata coerente poiché si è fatta guidare da impulsi più forti persino dell’orgoglio.”

Orgoglio e pregiudizio mi è molto piaciuto, inaspettatamente. Sapevo che sarei andata incontro ad una lettura “leggera” (passatemi il termine) e, sotto alcuni aspetti, anche “scontata”, ma non credevo che alla fine mi sarebbe piaciuto così tanto e che l’avrei trovato così moderno. Moderno perché uno dei temi trattati è sicuramente quello della condizione delle donne, la cui unica aspirazione e il cui unico obiettivo nella vita era quello di contrarre un buon matrimonio, col fine di “sistemarsi”. Questa è la mentalità di Mrs Bennet, la quale, pur nella sua stupidità, è da biasimare perché infondo quella era la consuetudine dell’epoca, ed è questo anche ciò che fa Charlotte Lucas (amica di Elizabeth) quando accetta di sposare Mr Collins (cugino di Mr Bennet) senza amore, ma per pura convenienza. Uno dei dilemmi che affronta la Austen, dunque, è proprio questo: è meglio sposarsi per amore o per convenienza, vivendo in una società in cui l’unico mezzo di sostentamento delle donne era proprio il matrimonio? Anche se non c’è nessun esplicito giudizio da parte della scrittrice, nell’ironia con cui racconta alcuni personaggi e attraverso le parole di Elizabeth, certamente c’è da parte di Jane Austen un intento femminista, seppur lieve e camuffato.

“Vi assicuro, signore, che non pretendo affatto di possedere quel tipo di distinzione che consiste nel tormentare una persona rispettabile. Preferirei mi faceste la cortesia di credermi sincera. Vi ringrazio ancora e ancora per l’onore che mi avete fatto con la nostra proposta, ma accettarla per me è assolutamente impossibile. I miei sentimenti me lo vietano sotto ogni aspetto.Posso esprimermi più chiaramente di così? Non consideratemi adesso come una donna raffinata che si diverte a stuzzicarvi, ma come una creatura razionale, che dice la verità dal più profondo del suo cuore.”

Di conseguenza, un altro tema affrontato è certamente quello dell’analisi della società, la quale è appunto basata sul matrimonio. L’unica aspirazione e mezzo di sostentamento delle donne, soprattutto quando non provengono da famiglie particolarmente ricche, è esclusivamente quello di trovare un buon marito ed è proprio questo il punto attorno cui ruota tutta la narrazione. Ogni personaggio femminile, a suo modo, si confronta con questa scelta e lo fa in base alla propria sensibilità. Come dicevo poco fa, se Elizabeth e Jane mettono al primo posto l’amore, Mrs Bennet e Charlotte Lucas danno priorità, invece, alla convenienza.

L’unica a mantenersi calma e composta fu la stessa Charlotte; aveva raggiunto il suo scopo e ora poteva prendersi tempo di rifletterci su. Le sue conclusioni furono piuttosto soddisfacenti. Mr Collins non era, di sicuro, né intelligente, né simpatico, la sua compagnia era noiosa, e il suo affetto per lei doveva essere puramente immaginario. Ma sarebbe stato suo marito. Senza avere un concetto troppo elevato degli uomini o del matrimonio, sposarsi era sempre stato il suo obiettivo; era l’unica conveniente soluzione per le signorine ben educate che disponevano di una dote modesta, e quantunque non fosse certa di aggiungere la felicità, era l’unico mezzo piacevole per mettersi al riparo dal bisogno. Aveva raggiunto il suo obiettivo, e, all’età di ventisette anni, senza esser mai stata bella, poteva considerarsi fortunata.

Un punto di forza della scrittura di Jane Austen, che contribuisce a rendere più interessante la narrazione e gli intrecci che la mantengono in piedi, è sicuramente la caratterizzazione realistica e profonda dei personaggi. Ogni personaggio, infatti, proprio perché descritto con una psicologia realista, subisce un processo di formazione. Gli eventi, dunque, insegnano qualcosa ad ognuno di loro ed ecco che il lettore assiste ad una vera e propria crescita ed evoluzione dei personaggi, che da maschere rappresentative di uno stereotipo diventano, nei romanzi della Austen, delle vere e proprie persone che possono cambiare idea. L’esempio principale di tutto ciò sono, ovviamente, Elizabeth e Mr Darcy, i quali rappresentano due predisposizioni di animo a cui si ispira, poi, il titolo del romanzo. Se Elizabeth pecca di pregiudizio, facendosi un’idea di Mr Darcy senza conoscerlo veramente ma solo basandosi su quello che le viene raccontato e sulle sue prime impressione, d’altro canto Mr Darcy ha sicuramente un temperamento orgoglioso ed è schiavo delle convenzioni sociali. Entrambi, grazie al sentimento di amore che nutrono l’un l’altro e alle esperienze condivise, correggeranno i loro comportamenti e finiranno col trarre delle lezioni importanti.

Il tumulto del suo animo era grandissimo. Non si sosteneva quasi e, colta dalla debolezza, cadde a sedere e pianse per mezz’ora. Il suo stupore, mentre rifletteva su cos’era successo, aumentava continuamente. Ricevere un’offerta di matrimonio da Mr Darcy! Saperlo innamorato di lei da tutti quei mesi! E così innamorato da volerla sposare nonostante le obiezioni che lo avevano indotto ad impedire all’amico di sposare sua sorella e che non potevano essere meno forti nel proprio caso! Sembrava addirittura incredibile! Era gratificante pensare di aver ispirato inconsciamente un sentimento così forte. Ma l’orgoglio di lui, quel suo abominevole orgoglio, la sua sfacciata confessione di quello che aveva fatto contro Jane, la sua imperdonabile presa di coscienza nel riconoscerlo, e l’indifferenza con la quale aveva parlato di Mr Wickham, la sua crudeltà verso il quale non aveva cercato di negare tutti questi sentimenti ebbero ben presto ragione della compassione che il pensiero del suo affetto verso di lei aveva destato un attimo.

Se la gratitudine e la stima posso costituire le basi di un affetto, il cambiamento di sentimenti in Elizabeth non può certo dirsi improbabile o strano. Ma se, invece, si vuole ritenere che il vero amore è quello che nasce a prima vista e prima ancora che si siano scambiate due parole con l’oggetto amato, allora un tale amore può dirsi irragionevole ed innaturale, se non che, avendo cercato di applicare l’ultimo metodo con la sua inclinazione per Wickham, così mal riuscita, l’aveva indotta a tentare un’altra forma di affetto, anche se meno romantica. Ma comunque fosse andata, Elizabeth vide con rimpianto Darcy allontanarsi, e in questo primo esempio di quello che doveva causare il disonore di Lydia, trovò una nuova ragione di angoscia che aggravava una situazione già così triste.

Devo ammettere che a tratti questo romanzo l’ho giudicato un pò noioso . Pur con tutti i suoi aspetti interessanti e i spunti di riflessione, la prosa della Austen pecca di una certa freddezza. Tutto, anche i passaggi particolarmente conciati, vengono raccontati con un garbo e un’educazione che a volte mi hanno snervata. Era, forse, quello il modo di fare dell’epoca?, mi chiedo. Probabilmente sì ed è solo per questo che ho giudicato questa sensazione non così importante da condizionare il mio giudizio su un romanzo che, per me, è stato molto interessante.

Sono stato una persona egoista per tutta la mia vita, nella pratica sebbene non per principio. Quando ero bambino, mi fu detto cos’era giusto, ma non mi fu insegnato a correggere il mio carattere. Mi sono stati impartiti dei buoni principi, ma fu permesso che li seguissi pieno di orgoglio e presunzione. Sfortunatamente, come unico maschio, e per molti anni come figlio unico, sono stato viziato dai miei genitori i quali, sebbene fossero ottimi (soprattutto mio padre che era tutto bontà e gentilezza), mi consentirono, mi incoraggiarono, quasi mi insegnarono ad essere egoista e altezzosa, a non curarmi di nessuno al di fuori della mia cerchia familiare, a giudicare quasi con disprezzo il resto del mondo o, perlomeno pensare che il giudizio e il valore degli altri erano davvero poca cosa se paragonati ai miei. Così sono stato dagli otto ai ventotto anni, e sarei stato ancora così se non fosse stato per voi, mia cara, amata Elizabeth! Cosa non vi devo? Mi avete dato un grande insegnamento, duro all’inzio ma molto utile per me.


Come vi ho comunicato su Instagram, anche il gruppo di lettura I 100 libri di Dorfles si concede un pò di vacanza. Il rientro dalle vacanze si sta rivelando più caotico e difficile di quanto pensassi e ho, quindi, ritenuto opportuno considerare il mese di gennaio come un mese di pausa. Colgo l’occasione per comunicarvi che il libro di febbraio sarà Todo modo di Leonardo Sciascia. Dopo tanta letteratura straniera, sentivo il bisogno di tornare a casa.


ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
di Jane Austen

Casa editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 395 p.    
Copertina Flessibile: € 7,65
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