“OLTRE L’INVERNO” DI ISABEL ALLENDE


Verso la fine del dicembre 2015 l’inverno si faceva ancora attendere. Arrivò Natale, con le sue fastidiose campanelle, e la gente era ancora in giro in maniche corte e sandali, chi riconoscente alle stagioni per una simile svista, chi preoccupato del riscaldamento globale, mentre dalle finestre si affacciavano alberi artificiali spruzzati di brina argentata che mandavano in confusione scoiattoli e uccelli. Tre settimane dopo Capodanno, quando ormai nessuno pensava più al ritardo del calendario, la natura si svegliò all’improvviso scrollandosi di dosso la sonnolenza autunnale e scaricando la più violenta tempesta di neve a memoria d’uomo.

Inizia così Oltre l’inverno di Isabel Allende, pubblicato il 9 novembre 2017 da Feltrinelli.  Si è trattata, per me, di una lettura fatta con i piedi di piombo, perché di fronte ad un romanzo della mia autrice preferita, da tutti definito come thriller, mi ero un pò spaventata. Ma ora sapete cosa vi dico? Sbagliavano loro a definirlo in quel modo e, soprattutto, sbagliavo io. Perché questo è un libro bellissimo e ora vi racconto il perché.


OLTRE L’INVERNO
di Isabel Allende

Casa editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 260 p.
Formato Kindle: € 12,99
Copertina Flessibile: € 15,73

VOTAZIONE: *****


Pensandoci bene, probabilmente da anni temeva che una qualsiasi alterazione facesse traballare la sua sicurezza. Anche se forse non si trattava di timore bensì dell’anticipazione di un desiderio; forse provava l’inconscia speranza che un intervento divino potesse rompere la sua perfetta e monotona esistenza. Evelyn Ortega, con il suo cadavere a carico, era una risposta risolutiva a quel desiderio latente.

Nel suo ultimo romanzo la Allende ci racconta una storia ambientata nella Brooklyn dei nostri giorni, dove, durante una tormenta di neve che paralizza la città, Richard, professore universitario, tampona l’auto guidata dalla sudamericana Evelyn, immigrata illegalmente negli Stati Uniti dal Guatemala. La narrazione inizia quando la ragazza si presenta, sconvolta, a casa di Richard per chiedergli aiuto e l’uomo, per capirla, è costretto a rivolgersi alla sua vicina di casa e collega, Lucìa, una donna cilena. In questo modo si scopre che l’auto con cui la ragazza ha fatto incidente non è la sua, che nel  bagagliaio vi ha trovato un cadavere e che, come se non bastasse, lei non ha regolari documenti. Da questo momento i destini di Richard, Evelyn e Lucìa sono inevitabilmente legati nel tentativo di cercare una soluzione a quanto accaduto e le situazioni che si troveranno a vivere avranno dei risvolti inaspettati.

Con Richard s’era avventurata oltre il terreno conosciuto e sicuro, entrambi obbligati a ciò dalla povera Kathryn Brown, e in questo percorso stavano rivelando se stessi. Nell’incertezza stavano dando inizio a un’intimità autentica.

Raccontato così mi rendo conto che, è vero, Oltre l’inverno  potrebbe sembrare un semplice thriller, ma non è così. Perché in questo romanzo la Allende ha fatto qualcosa di simile a ciò che aveva fatto anni prima, quando ci ha regalato i libri per ragazzi La città delle Bestie (2002), Il regno del drago d’oro (2003) e La foresta dei pigmei (2004): ha preso un genere letterario non suo e lo ha piegato al suo stile. E’ così che questo thriller diventa qualcosa di più. Non si parla solo di un cadavere scovato nel bagagliaio di un’auto guidata da un’immigrata illegale e della ricerca di un  modo per sbarazzarsene senza destare sospetti, ma si va oltre e si racconta dei tre personaggi che rendono possibile questa storia. Quando Richard, Evelyn e Lucìa si incontrano, la scrittrice, poco alla volta, fa delle capriole nel passato per raccontarci i suoi personaggi. Chi sono? Da dove vengono? Quale inferno hanno attraversato? Ecco, allora, che tutto acquisisce un senso. Il lettore capisce il senso della monotonia della vita di Richard, del silenzio di Evelyn e della dirompente voglia di vivere di Lucìa, e lo fa attraverso il racconto della Allende, che ha sempre quel sapore di malinconia che a me piace tanto.

Fondamentali, in questo romanzo, sono sicuramente i personaggi e le loro storie, ma altrettanto importanti sono i temi trattati. Quello che spicca di più è sicuramente quello dell’emigrazione illegale, ma c’è anche quello della violenza domestica e dell’amore che sboccia in tarda età. Come sempre la Allende ascolta il mondo che la circonda e ciò che accade alla sua vita personale e lo trasforma in una storia coinvolgente che raggiunge milioni di persone. La sua ispirazione, questa volta è nata dalla miriade di notizie di donne maltrattate all’interno delle proprie mura domestiche e il progetto folle di Trump di costruire un muro tra Messico e Stati Uniti, oltre che la sua storia personale, quella di una donna che a settant’anni e con due matrimoni alle spalle, scopre che è ancora possibile amare. A queste tematiche principali se ne mischiano altre (non di minore importanza) che forse rappresentano più lo specchio di quello che può accadere nella vita di ognuno di noi. E allora in  Oltre l’inverno si parla anche di seconde possibilità, di colpe e di errori, di morti che pesano sul cuore di ognuno di noi. Le vite di Richard, Evelyn e Lucìa si dimostrano ben diverse da quello che sembrano in apparenza e l’epilogo del romanzo diventa l’emblema di una lezione che la Allende ha vissuto sulla propria pelle: c’è sempre tempo per concedersi una seconda possibilità.

Si domandò di nuovo se quello fosse amore, perché era diverso dalla passione bruciante provata per Anita, questo nuovo sentimento era come la sabbia calda di una spiaggi in pieno sole. Era forse quel piacere sottile e preciso l’essenza di un amore maturo?

Bellissimo romanzo, ricco di vita pur nelle violenze raccontate, perché animato da quella speranza tipica della Allende, che appartiene solo a quelle persone a cui la vita ha già tolto tanto. Nonostante i miei iniziali pregiudizi, devo dire che mi ha stupida. E’ la prima volta la scrittrice cilena è scesa a patti con la modernità, impregnando un genere moderno della raffinatezza e della poesia tipica della sua narrazione. Trovo che Oltre l’inverno , inteso in questo senso, sia un ottimo compromesso.

“A metà dell’inverno infine ho capito che dentro di me c’era un’invincibile estate.”
“E questa? Ti è venuta in mente adesso?”
“No. E’ di Albert Camus.”

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