5 GIORNI SENZA TELEFONO: COSA HO IMPARATO

Mentre scrivo questo post è mercoledì notte e sono alle prese con l’avvio del mio nuovo telefono. La mela della Apple mi fissa attraverso lo schermo di un iPhone 5s dorato e io sono una scema perché mi sento come una persona sulla soglia della rinascita.
Buffo sì, ma anche agghiacciante.
Per chi non lo sapesse, ecco cos’è successo. Lo scorso sabato, mentre ero in aeroporto per andare a Londra, il mio iPhone ha fatto un bel tuffo nel wc. Splash. Dopo un primo momento di panico e quello successivo di speranza, mi sono arresa di fronte ai fallimentari tentativi di rianimarlo. E  mentre Antonio continuava a dirmi “non puoi stare senza telefono”, io continuavo a rispondergli “ma dai, tanto c’è il tuo, quando torniamo risolverò”. Dopo aver avvisato a casa dell’incidente credevo di non averne più bisogno. In fondo è solo un telefono. Poi mi sono accorta che no, non è esattamente così.

Avete mai pensato a quanto della vostra vita è custodito dentro a uno smartphone? Io mai, almeno fino a qualche giorno fa.

E’ assurdo ma la triste e concreta realtà dei fatti è che ne avrei avuto bisogno in ogni cosa che facevo. Il mio biglietto della Ryanair era sul telefono insieme al mio programma di viaggio che avevo creato con tanta cura, così come le puntate della seconda stagione di The Crown che avevo scaricato la sera prima per guardarle durante il volo. Per non parlare poi di tutte le volte che avrei voluto scattare una foto al volo da inviare al gruppo whatsapp della mia famiglia, o usare Google Maps per capire quale linea della metro dovevamo prendere, o del terrore di perdere di vista Antonio sapendo che non avrei potuto prendere il telefono, chiamare e chiedergli “dove sei finito?”.
Per tutta la durata del viaggio e anche al mio rientro (lasso di tempo che per fortuna è durato solo un giorno) ho vissuto nella costante e spiacevole sensazione di essere totalmente sconnessa dal mondo. E’ vero, immaginavo sarebbe successo, ma vi assicuro che viverlo è un’esperienza molto diversa. Se ci penso mi rendo conto che ormai sono ben quindici anni che vivo con un telefono sempre di più incollato alla mia mano e che quel telefono è in qualche modo diventato non solo il prolungamento del mio corpo, ma anche della mia vita. Improvvisamente, per colpa di uno stupido tuffo, non avevo più niente. Niente lista della spesa, non potevo attivare o disattivare l’allarme di casa né sentire mia madre per assicurarmi che stesse meglio, nessuna sveglia, non ricordavo nemmeno gli orari di lavoro perché la mia titolare me li comunica – indovinate? –  su whatsapp.
E se in alcuni momenti mi sono beata della libertà di non dover dare conto a nessuno – perché il semplice fatto di avere un telefono ci rende raggiungibili in qualsiasi momento e da chiunque, tanto che se non rispondi subito perchè non ti va di farlo in quel momento e vuoi startene un po’ per i fatti tuoi, gli altri si scocciano pure – e dell’ansia del tipico “oddio dove ho messo il telefono”, per la maggior parte del tempo mi sono sentita persa, tagliata fuori dal mondo, isolata da tutto il resto.

Che poi, mi chiedo. Qual è questo mondo al quale dobbiamo costantemente essere connessi? Cosa importa? E soprattutto, a chi?

Il motivo per cui ho deciso di scrivere queste righe, in realtà, non è per ripetere le solite banalità, del tipo che si stava meglio quando si stava peggio (che poi, vallo a dire a chi quel peggio lo ha vissuto per davvero) o che la tecnologia ci ha facilitato a tal punto le cose da averci fatto adagiare sulle sue infinite possibilità privandoci di inventiva e di spirito di adattamento, né perché ho trovato la formula magica per riacquistare l’autenticità di una volta senza rinunciare alle comodità che derivano dal pressare tutta la nostra vita all’interno di uno smartphone (assolutamente fragile, tra l’altro, come lo siamo anche noi, del resto). Niente di tutto questo.

Il fatto è che mi sono resa conto, per la prima volta, di quanto siamo schiavi dei nostri telefoni e la cosa mi ha fatto molta paura.

Mi sono chiesta se posso cambiare le cose. Ma la realtà è che non sono disposta a rinunciare alle comodità. Posso però rallentare, quello sì. Spegnere la sveglia al mattino e lasciare il telefono sul comodino un po’ di più, mentre scendo in cucina a fare colazione. Seguire meno persone su Instagram, perché io devo pensare alla mia di vita e non sentirmi uno schifo di fronte all’ostentazione di momenti perfetti altrui. Ascoltare il silenzio, invece che vagare su Spotify alla ricerca della playlist azzeccata, che tanto poi finisco sempre con lo sprecare un sacco di tempo senza neanche trovare nulla che mi piaccia per davvero. Disattivare le notifiche, che magari non vedere lo schermo costantemente illuminato da un “mi piace” mi fa venire meno voglia di scrollare i feed senza un reale  motivo. Rallentare, questa sì che mi sembra una buona idea. Oppure prendere le distanza, ma senza dirsi addio.

Perché noi della tecnologia abbiamo bisogno, ma ho capito che non possiamo – e non dobbiamo – diventarne schiavi.
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12 commenti Aggiungi il tuo

  1. Nosce Sauton ha detto:

    Bello che ci sia qualcuno che ne parli. Grazie.
    In se non ha nulla di negativo nessun strumento… il problema e quando viene usato come distrazione da questioni più profonde della vita: dalla ricerca di noi stessi, quando si fugge da un problema, quando non si è capaci di affrontare la noia o la solitudine e ci si immerge nello schermo…
    Io personalmente, con le mie pubblicazioni esistenzialiste giornaliere, cerco proprio di creare un costante invito a “rallentare” (come hai ben scritto tu).

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    1. Chiara Nicolazzo ha detto:

      Beh, il mio non era un discorso che aveva a che fare con questioni profonde, ma solo sull’essermi resa conto di quanto oggi ci affidiamo alla tecnologia nelle cose pratiche della vita. E il bello è che non ce ne rendiamo conto. Ad ogni modo sì, rallentare è secondo me la parola chiave!

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  2. Simona ha detto:

    Pienamente d’accordo con la tua conclusione: la tecnologia é estremamente utile e soprattutto il cellulare é diventato uno strumento che semplifica la vita. Non sopporto i facili e banali moralismi del “la tecnologia é il male”: col cavolo, io sono ben felice di avere Waze che tutte le mattine mi permette di evitare il traffico e arrivare in ufficio in orario, tanto per fare un esempio. É anche giusto però prendersi delle pause ed essere in grado di staccarsi: trovo salutare il fatto che, ad esempio, io nel weekend spesso perda il telefono in giro per casa, nel senso che lo appoggio da qualche parte, magari ancora sul comodino dalla notte precedente, e me lo dimentichi completamente perché presa da altre cose. Però ecco, non tornerei mai a prima del cellulare: allo smartphone si, potrei rinunciare, ma alla possibilità di essere rintracciata o rintracciare qualcuno nel momento di bisogno assolutamente no!

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  3. illettorecurioso ha detto:

    Articolo molto interessante! A me è capitato un paio di anni fa ed è stato molto strano! Ho capito di essere completamente dipendente dal mio cellulare, non pensavo così tanto. Però ti dico che quella settimana, nonostante il panico iniziale, alla fine si è rivelata essere un’interessante esperienza. Avevo molto più tempo libero!

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    1. Chiara Nicolazzo ha detto:

      Hai proprio ragione: senza telefono il tempo raddoppia!

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  4. Lavoro in un centro di assistenza di telefonia e posso dirti che le persone non si rendono conto di quanto siano legate ai loro telefoni fino a quando non se ne devono separare. Se una volta lo lasciavano senza problemi, adesso la prima domanda che ti fanno è per quanto tempo devono lasciarlo e non tollerano assolutamente che i dati vengano cancellati. Una volta un uomo si è quasi messo a piangere perché il suo tablet non funzionava più, morto totale, e non accettava di avere perso quello che c’era all’interno; pretendeva che noi estraessimo i suoi dati ossia pratiche giudiziarie senza le quali sarebbe finito in galera. Ora, dico io. La galera avrebbero dovuto dargliela lo stesso solo solo per avere lasciato una sola copia di dati cosi importanti dentro a un tablet, una macchina che può smettere di funzionare in qualsiasi momenti, che possono anche rubarti!
    Ci affidiamo sempre di più a queste scatolette che per carità sono favolose, ci rendono tutto molto più semplice, ci aiutano e in alcuni casi ci salvano la vita ma restano pur sempre uno strumento che può smettere di funzionare. Farne uso e stra-uso può andare bene ma pensare che siano infallibili o immortali… beh, questo mi sembra esagerato.

    Rallentare l’uso non è una cattiva idea, soprattutto in certi momenti, quando si è in compagnia per esempio, viversi i momenti e solo dopo, magari, condividerli 😉

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    1. Chiara Nicolazzo ha detto:

      Oh mamma! Direi che questo caso è proprio estremo! Io purtroppo ho già imparato la lezione quando qualche anno fa mi ruppero il pc… da allora ho trovato altri modi per non perdere le miriadi di foto e i documenti li stampo sempre! Per quando riguarda il fatto di godersi i momenti “dal vivo” hai ragione e condivido in pieno! Me ne accorgo soprattutto quando vado giù a trovare i miei perchè mi dimentico completamente del telefono e mi godo le persone! D’altronde la vita vera è quella che accade quando siamo offline.

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  5. Aussie Mazz ha detto:

    Mh, personalmente non trovo che gran parte della mia vita sia legata allo smartphone, forse giusto la rubrica dei numeri sarebbe seccante perderla. Sarà che sono un tipo all’antica.

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    1. Chiara Nicolazzo ha detto:

      Si beh dipende dalle abitudini di ognuno di noi ovviamente. Io ormai ho tutto – o quasi – in questa scatoletta.

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  6. Serena Lavezzi ha detto:

    Ciao! Ho letto con molta curiosità il tuo articolo e sono assolutamente d’accordo con te. A me è capitato ad ottobre, mi sono ritrovata per un paio di giorni con un vecchissimo Nokia dove già scrivere sms era tragico 🤣. Devo dire che non lho praticamente usato finché poi non ho preso quello nuovo. In quel poco tempo ho vissuto queste due sensazioni : distaccare il cervello da questo aggeggio che mi scandaglia inevitabilmente la vita è lì era sollievo pure. Ma anche felicità quando finalmente ho potuto rifare tutte le cose che scandiscono la mia giornata, controllare mail sul momento, connettermi, ecc. In conclusione vorrei poterne fare più a meno,a la verità é che c’è lo sempre in mano!

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    1. Chiara Nicolazzo ha detto:

      È proprio la consapevolezza di esserne schiavi e di non poterne (e volerne) fare a meno che è agghiacciante!

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      1. Serena Lavezzi ha detto:

        bravissima ha ragione

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