#GDLI100LIBRI – “TODO MODO” DI LEONARDO SCIASCIA

Per dirla più semplicemente: non avevo impegni di lavoro o sentimento; avevo quel tanto, poco o molto (ma fingevo forse poco), che mi consentiva di soddisfare ogni bisogno o capriccio; non avevo né un programma né una meta (se non quelle, fortuite, delle ore dei pasti e del sonno); ed ero solo. Nessuna inquietudine, nessuna apprensione. Tranne quelle, oscure e irreprimibili, che ho sempre avute, del vivere e per il vivere; e vi si innestavano e diramavano l’inquietudine e l’apprensione per l’atto di libertà che dovevo pur fare: ma leggere e leggermente stordite, come mi trovassi dentro un giuoco di specchi, non ossessivo ma luminoso e quieto come l’ora e i luoghi che percorrevo, pronto a ripetere, a moltiplicare, quando sarebbe scattato, quando avrei voluto farlo scattare, il mio atto di libertà.

Todo modo di Leonardo Sciascia è stato il primo romanzo letto con il gruppo di lettura I 100 libri di Dorfles nel 2018. Pubblicato nel 1974 da Einaudi, si tratta di un giallo ricco di riferimenti alla scena politica italiana degli anni Settanta. Il protagonista, un famoso pittore di cui non viene mai rivelato il nome, si trova per caso all’Eremo di Zafer, il quale è stato trasformato in un hotel da don Gaetano e che da lì a qualche giorno ospiterà un ritiro spirituale al quale parteciperanno diversi politici, ministri, direttori di banca, ecc. Il pittore, che ha bisogno di un momento di solitudine, decide di fermarsi, incuriosito dall’eremo, da don Gaetano e dalla faccenda del ritiro spirituale. Tuttavia durante la sua permanenza uno dei notabili viene ucciso e all’eremo arriva il procuratore per indagare sull’accaduto.

“Che cosa vuole che le dica? Dello scandalo, cioè di come le cose sono state presentate da certi giornali e da certi uomini politici, so poco… Che c’è stato: e basta… C’era un eremo: una casa diroccata, una chiesetta mal tenuta; e don Gaetano, tre anni fa, ha tirato su quest’albergo… La Repubblica tutela il paesaggio, lo so; ma poiché don Gaetano tutela la Repubblica… Insomma: la solita storia”. Sorrise acre. Non si capiva se ce l’aveva con don Gaetano e con la Repubblica.


TODO MODO
di Leonardo Sciascia

Casa editrice: Adelphi
Lunghezza: 121 p.   
Formato Kindle: € 4,99 
Copertina Flessibile: € 7,50

VOTAZIONE: ***

 


“Li arresterei tutti, don Gaetano compreso”.
“A chi lo dice, caro commissario, a chi lo dice…”. Con aria sognante.
“Tanto” incalzò il commissario “sono tutti nella condizione di quel tale che quando gli lessero la sentenza di condanna disse “per tanti che ne ho fatto mai mi avete incastrato, per questo che non ho fatto mi state condannando”. Non le pare?”.
“Mi pare, caro commissario, mi pare…”.

Di Sciascia non avevo mai letto nulla e non conoscevo la sua scrittura di denuncia. Perché quello che accade in questo romanzo è proprio questo: denunciare. Con il pretesto di raccontare del pittore e dell’eremo, di don Gaetano, degli omicidi e del procuratore, delle indagini, in questo romanzo lo scrittore racconta la corruzione della politica e della Chiesa ma soprattutto denuncia i legami tra Stato, mafia, gerarchia ecclesiastica e potere economico. Gli anni Settanta, si sa, non sono stati anni semplici per l’Italia e lui li ha raccontati con riferimenti chiari, ironia sottile e un sarcasmo tagliente, personaggi – e ruoli – emblematici della realtà dell’epoca e dei “difetti” del nostro paese.

Per la verità, da anni non mi avveniva di pensare che “zac” ci fosse da mietere, da decapitare; e che un simile pensiero o vagheggiamento, in me spento, tanto rigogliosamente germogliasse in un commissario di polizia, anche se celato, non avrei creduto. Ma tante cose avevo perso di vista; di tanti mutamenti non mi ero accorto, di tante novità. E non soltanto io: anche la gente che incontravo ogni giorno era nella mia stessa condizione. Ministri, deputati, professori, artisti, finanzieri, industriali: quella che si suole chiamare la classe dirigente. E che cosa dirigeva in concreto, effettivamente? Una ragnatela nel vuoto, la propria labile ragnatela. Anche se di fili d’oro.

Todo modo è, dunque, prima di tutto un libro di critica sociale. Una critica che ha come vittime la società e la politica italiana dell’epoca,  l’atteggiamento marcio di chi dovrebbe guidarci e invece pensa solo al proprio tornaconto personale, le trame intricate e fragili su cui si fondano le istituzioni, la mediocrità  – e incapacità – di chi dovrebbe assicurare la nostra sicurezza e indagare per fare giustizia, la falsità di coloro che dovrebbero darci  l’esempio ma lo fanno solo in apparenza. In questo senso Sciascia lancia molti spunti di riflessione e le indagini volte a scoprire l’assassino in realtà permettono al lettore di rendersi conto di alcune verità scomode ma reali. L’autore ci dice che, in qualche modo, siamo tutti colpevoli (anche chi  si erge a paladino della mortalità) e consapevoli della verità, anche se non possiamo – o forse in fondo semplicemente non vogliamo – fare molto per farla venire a galla. Di fronte a queste realtà, il lettore che non può sorride, amaramente, di fronte alle proprie debolezze.

“Lei, mi scusi, non sa di che cosa è capace la gente casa e chiesa, la gente col libro da messa in mano, la gente che dice di amare il prossimo suo come se stessa… Tra due mesi, e non mi pare l’ora, avrò compiuto trent’anni di servizio nella polizia: ebbene, i delitti più efferati in cui mi sono imbattuto, i più razionali, i più difficili da scoprire, come anche i più folli e i più facili, sono stati quelli commessi da uomini e donne che avevano i ginocchi così” modellò come una grossa pagnotta “per lo stare dietro le balaustre del coro e la grata del confessionale… E alcuni, si capisce, per sesso; ma la maggior parte, mi creda, per denaro: e quasi sempre per denaro da ereditare dal prossimo più prossimo.”

Ho scelto di leggere questo libro perché avevo voglia di tornare in patria e leggere un classico della letteratura italiana. Tuttavia la mia personale opinione in merito non è molto positiva perchè Todo modo non mi ha per niente catturata. Il problema è stato sicuramente il fatto che non rientra tra i miei generi preferiti e inoltre a tratti l’ho trovato un pò noioso. Sono comunque felice di averlo scelto perché – mea culpa – non conoscevo Sciascia e ho fatto una bella scoperta.


Vi ricordo che il romanzo di marzo è La morte a Venezia di Thomas Mann. Partecipate?

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