“CAPTAIN FANTASTIC”

Domenica mattina, mentre collassavo sul divano dopo aver fatto colazione, ho scovato su Sky Cinema un film che mi ha ipnotizzata. Mi riferisco a Captain Fantastic, film che io non conoscevo assolutamente, uscito nel 2016, scritto e diretto da Matt Ross e con un protagonista d’eccezione, Viggo Mortensen (galeotto fu Il Signore degli Anelli).

Nel film viene raccontata la storia di Ben Cash, un uomo che da circa dieci anni vive, insieme alla sua famiglia, in un bosco dello Stato di Washington, dove sopravvive principalmente cacciando e coltivando, ma anche vendendo dei prodotti di artigianato ad un negoziante di un paesino vicino. Ben e la sua famiglia vivono lontano da ogni forma di civiltà, dove l’uomo cerca di crescere i suoi sei figli preparandoli alle difficoltà che potrebbero incontrare nella vita, ma soprattutto facendoli studiare e allenare duramente in uno stretto legame con la natura. Quando Leslie, la moglie di Ben, la quale mesi prima aveva deciso di farsi ricoverare in una clinica per guarire il suo disturbo bipolare dell’umore, si toglie la vita, l’uomo porta i suoi figli al funerale della madre, facendoli confrontare per la prima volta con il mondo reale. Lungo questo viaggio Ben è costretto a ritrovare i parenti che non approvano la sua scelta di vita e continuano a criticarlo, mentre i ragazzi conosceranno per la prima volta la società americana da cui il padre ha sempre cercato di proteggerli, una società frivola e consumistica, che si pone in netta contrapposizione con tutto ciò che il padre ha insegnato loro. Il viaggio e il funerale della madre diventano, dunque, un punto di svolta per Ben, perché gli permetteranno di chiedersi veramente se quello che sta facendo è giusto, se i suoi figli sono felici e se la strada che sta percorrendo è quello che, di fatto, avrebbe voluto la moglie per la sua famiglia.



Credo fermamente che questo film sia un capolavoro.
Un capolavoro che affronta molti temi, tutti intrecciati tra loro, e lo fa navigando tra la tragedia e la commedia, bloccandosi poi sull’orlo di un precipizio. Ma una cosa è certa: fa tanto riflettere.
La prima grande tematica che affronta è, ovviamente, la critica – o autocritica – alla società consumistica americana ma anche, parallelamente, la necessità di vivere immersi nella società. Perché anche se Ben critica il mondo in cui è cresciuto, ad un certo punto diventa chiaro che i suoi figli non possono vivere per sempre in una foresta, bastandosi a loro stessi, ma hanno bisogno di conoscere il mondo e la gente, di integrarsi in una società che, anche se tacciata come capitalista e consumistica. Ecco allora che Ben capisce che deve scendere a un compromesso, per il bene dei suoi figli, e alla fine del film scopriamo che la famiglia ha abbandonato la foresta per andare a vivere in una fattoria, dove potrà continuare a coltivare lo stretto legame con la natura e a portare avanti uno stile di vita etico e salutare, non rinunciando però al contatto con la società.
Un altro tema molto importante è l’educazione dei figli. Non che ci sia alcun giudizio sulla scelta di Ben, anzi a tratti viene proprio da chiedersi se il pazzo sia veramente lui o tutti quei genitori che vedono crescere dei ragazzi ipnotizzati dalla tecnologia, incapaci di ragionare con la propria testa, spesso maleducati. E’ ovvio che nel film si ragiona per estremi, ma è anche vero che viene naturale porsi un paio di domande.
Ma soprattutto questo film parla di amore e di famiglia. Perché il centro di tutto, qui, è proprio la famiglia, quel aiutarsi reciproco e il non abbandonarsi mai, anche quando l’altro sbaglia. E’ straordinario vedere un padre che si mette in discussione – e che ammette di aver sbagliato – per il bene dei propri figli, così come è commuovente osservare sei ragazzini (attori fantastici, tra l’altro) che non vogliono separarsi da lui, anche quando agli occhi degli altri, insistenti, sembra la scelta più ovvia. D’altronde è proprio l’amore il collante di una famiglia, o sbaglio?

Film bellissimo che consiglio a occhi chiusi.
Riderete tanto e vi sbalordirete.
E sì, potreste versare qualche lacrima, ma ne vale assolutamente la pena.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. unpensieroacaso ha detto:

    Uno dei film da cui sono stata più ispirata!
    Condivido il tuo giudizio: un capolavoro. Non si trovano molti film che mettono in discussione il punto di vista canonico, che ti facciano pensare che a volte il sentiero battuto alla lunga sia deleterio. Se mai un giorno dovessi diventare madre terrei in grande considerazione l’idea dell’educazione a casa (opportunamente diversa nelle modalità proposte da Captain Fantastic) grazie allo spunto di riflessione fornitomi da questo film.

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  2. Chiara Nicolazzo ha detto:

    Te lo consiglio vivamente! Di sicuro lo troverai anche online 😉

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  3. illettorecurioso ha detto:

    Non ne avevo mai sentito parlare ma mi ispira un sacco! Purtropp ho tolto da poco Sky Cinema 😦

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