#GDLI100LIBRI – “IL SIGNORE DELLE MOSCHE” DI WILLIAM GOLDING

Ralph riemerse dall’acqua, si piazzò davanti a Piggy, faccia a faccia, e considerò quest’insolito problema.
Piggy lo incalzava.
“Questa è un’isola, no?”
“Mi sono arrampicato su di una roccia,” disse Ralph lentamente “e credo proprio che sia un’isola.”
“Dunque, sono tutti morti,” fece Piggy “e questa è un’isola. Quindi nessuno sa che siamo qui. Il tuo papà non lo sa, nessuno lo sa…”
Gli tremarono le labbra e ol fiato gli appannò le lenti.
“Allora può anche darsi che rimarremo qui fino alla morte.”

Il signore delle mosche di William Golding è stato il libro di marzo del gruppo di lettura I 100 libri di Dorfles. Pubblicato nel 1954 dopo diversi rifiuti, è non solo il romanzo d’esordio dello scrittore, ma anche il suo libro più celebre. L’ho scelto un po’ a pelle – e un po’ dopo aver guardato il film Captain Fantastic – e non sapevo bene cosa aspettarmi, ma ora sono convinta che non potevo fare scelta migliore. La storia raccontata da Golding ha dell’incredibile. I protagonisti sono un gruppo di ragazzi inglesi che si ritrovano completamente da soli su un’isola deserta dopo che l’aereo su cui viaggiavano è precipitato. Si tratta di un’isola incredibilmente bella, con un’acqua cristallina, una vegetazione folta che regala frutti succosi e una barriera corallina che protegge la spiaggia dai capricci dell’oceano. Così i ragazzi cercano di organizzare la propria sopravvivenza, eleggono un capo che li guidi, stabiliscono delle leggi per gestire la vita in gruppo, dividono i compiti col fine di rendere migliore la loro nuova quotidianità. Inizialmente tutto sembra andare per il meglio, ma poi qualcosa cambia. I ragazzi, tutti ben educati, cedono alle proprie paure e ai propri istinti, regredendo ad uno stato primitivo e diventando, a tutti gli effetti, dei selvaggi.

L’assemblea si ricompose e la spiegazione proseguì.
“Quindi” riprese Ralph “abbiamo bisogno di cacciatori per procurare la carne. E un’altra cosa.”
Alzò la conchiglia dalle ginocchia e scrutò quei visi intorno a sé, illuminati dal sole calante.
“Grandi non ce ne sono. Dovremo cavarcela da soli.”
L’adunanza fu tutta un mormorio, poi calò il silenzio.
“E un’altra cosa. Non possiamo parlare tutti insieme. Dovremo parlare a turno, per alzata di mano, come a scuola.”
Sospese la conchiglia davanti al viso e ne rimirò le labbra.
“Darò lo strombo a chi ha il diritto di parlare.”
“Lo strombo?”
“E così che si chiama la conchiglia. Darò lo strombo a chi vuole parlare dopo di me e chi parla lo terrà in mano tutto il tempo.”
“Ma…”
“Scusa…”
“E non sarà interrotto da nessuno. Solo da me.”
Jack balzò in piedi.
“Avremo delle leggi!” gridò eccitato. “Un sacco i leggi! E se qualcuno sgarra…”
“Bene!”
“Bravo!”
“Boing!”
“Bang!”


IL SIGNORE DELLE MOSCHE
di William Golding

Casa editrice: Mondadori
Lunghezza: 227 pag.  
Copertina Rigida: € 14,50
Copertina Flessibile: € 9,75

VOTAZIONE: ****

 


Il signore delle mosche è, senza ombra di dubbio, il romanzo in cui William Golding esprime al massimo il proprio pensiero, frutto della seconda guerra mondiale, dei totalitarismi, dell’olocausto. Frutto, insomma, di un periodo storico in cui l’uomo ha tirato fuori il peggio di se. Secondo l’autore, infatti, l’uomo è sempre e per natura malvagio. Non importa il suo livello di educazione, il posto in cui vive, se ha o meno un’istruzione, la nazionalità, le possibilità che possiede: arriverà sempre il punto in cui uscirà fuori il suo lato malvagio e avrà la meglio. Questa storia diventa, dunque, l’espediente per raccontare questa sua concezione pessimistica dell’uomo, rafforzarla, darne le prove, leggittimarla.

“Sono d’accordo con Ralph. Dobbiamo avere delle leggi e rispettarle. Dopotutto, non siamo dei selvaggi. Siamo inglesi, e gli inglesi sono i migliori in tutto. Quindi, dobbiamo fare le cose per bene.”

Il fuoco era spento. Se ne accorsero subito; videro ciò che in realtà già sapevano fin dalla spiaggia, quando era apparso quel filo di fumo che avrebbe potuto ricondurli a casa. Il fuoco era irrimediabilmente spento, niente fumo, morto; dei ragazzi di guardia nessuna traccia. Una pila di legna inutilizzata giaceva lì, pronta all’uso.
Ralph si rivolse al mare. L’orizzonte si allungava, di nuovo piatto, vuoto, salvo per una fievole traccia di fumo. Incespicando, Ralph corse tra le rocce, si arrestò appena in tempo sull’orlo del dirupo di granito rosa e urlò alla nave:
“Tornate indietro! Tornate indietro!”
Correva da una parte all’altra lungo il dirupo, la faccia sempre rivolta al mare, una voce da pazzo, grida sempre più acute.
“Tornate indietro! Tornate indietro!”

Il romanzo può essere letto in chiave simbolica e metaforica, perché oltre alla malvagità umana, con i suoi istinti più reconditi e oscuri, in Il signore delle mosche William Golding racconta anche di come nascono i totalitarismi e di come sia possibile che un’intera popolazione ne sia soggiogata. Il racconto è ancora più semplice ed esplicativo proprio perché i protagonisti di questo romanzo altro non sono che dei semplici ragazzini, i quali cercano di organizzare la nuova vita nella quale si sono ritrovati. Eleggono un capo, si dividono i compiti per la sopravvivenza, creano delle leggi. Questo, infondo, è quello che vedono fare ai grandi. Sembra andare tutto per il meglio ma i problemi iniziano quando qualcuno inizia a venire meno ai propri doveri, sorgono delle paure irrazionali – si parla di una “bestia” -, crescono delle rivalità.

“Dobbiamo parlarne, di questa paura, e stabilire che non è vero niente. Ho paura anch’io, a volte; ma è solo un mucchio di sciocchezze! Come gli orchi. Solo quando avremo chiarito questa faccenda, potremo tornare a occuparci di cose importanti, tipo il fuoco.” Gli sfiorò la mente l’immagine di tre ragazzi che camminavano insieme lungo una spiaggia luminosa. “E a essere felici.”

Accade così che ben presto il razionale Ralph, scelto da tutti con il capo proprio per la sua apparente organizzazione e per la proposta di tenere sempre acceso un fuoco per far sì di produrre fumo e sperare di essere salvato, viene ben presto spodestato da Jack, il capo dei cacciatori, il quale cavalca l’onda della paura che provano tutti i suoi compagni e, affrontando la bestia, propone loro una soluzione, oltre che un modo e dei rituali selvaggi per esorcizzarla, quella stessa paura. Ecco allora che tutti i personaggi del romanzo regrediscono ad uno stato primitivo, tanto che Golding inizierà a definirli “selvaggi” per le azioni malvagie che compiono (e non mi riferisco solo alle uccisioni di due dei loro compagni ma anche alla vera e propria caccia che organizzano per incastrare Ralph, l’unico a non aver accettato di far parte del gruppo) e a parlare di loro come di una “tribù”. Dunque si arriva ad un punto in cui un gioco infantile diventa una spirale di violenza che solo l’intervento di un adulto può fermare, prima che succeda l’irreparabile.

La faccia di Jack galleggiò nel buio fino a lui.
“Ma sta’ zitto pure tu! Chi cavolo sei tu, in fin dei conti? Te ne stai là seduto, a dare ordini alla gente. Non sai cacciare, non sai cantare…”
“Sono il capo. Mi hanno eletto.”
“E chi se ne importa se ti hanno eletto? Non fai che dare ordini senza senso…”

“Il fuoco è la cosa più importante. Senza il fuoco non verremo mai salvati. Anche a me piacerebbe dipingermi la faccia come un guerriero e giocare a fare il selvaggio. Ma dobbiamo tenere acceso il fuoco. Sull’isola, il fuoco è la cosa più importante perché, perché…”
Tacque, di nuovo, e calò un silenzio sbigottito, pieno di dubbi.
Piggy bisbigliò, tempestivo:
“Il salvataggio.”
“Ah, sì. Senza il fuoco non possiamo essere salvati. Quindi dobbiamo rimanere accanto al fuoco a fare fumo.”

Devo dire che Il signore delle mosche di William Golding mi è molto piaciuto, ma al tempo stesso mi ha messo molta angoscia. La storia è stata costruita, a mio avviso, molto bene, soprattutto nella misura in cui è tesa a legittimare la tesi dell’autore circa la malvagità della natura umana. Tuttavia non posso non continuare a chiedermi da dove provenga tanta cattiveria. Com’è possibile che dei ragazzini che si ritrovano completamente soli su un’isola deserta, finiscano con l’uccidersi? Mi rendo conto che, ovviamente, si tratta di una grande metafora, ma l’idea – o il sospetto – che qualcosa del genere possa accadere, che la malvagità arrivi a tal punto, mi ha messo un po’ paura. Forse il merito è anche lo stile scelto da Golding, il quale alterna una scrittura serrata e ritmata ad una più poetica e magica, proprio per rispecchiare i personaggi, la loro situazione e i loro cambiamenti.

Ralph lo guardò senza fiatare. Per un istante, ebbe la fugace visione dello strano incanto che un tempo aveva avvolto quelle spiagge. Ma l’isola era bruciata come legna secca… Simon era morto e Jack aveva… Le lacrime cominciarono a rigargli il viso e fu scosso dai singhiozzi. Per la prima volta da quand’era sull’isola, si abbandonò al pianto; spasmi di dolore immensi, frementi, che gli squassavano tutto il corpo. Il suo pianto si levò dalla coltre del fumo nero, davanti al relitto dell’isola in fiamme; contagiati da quello sfogo emotivo, anche gli altri ragazzini iniziarono a singhiozzare tra gli spasmi. E in mezzo a loro, col corpo sudicio, i capelli aggrovigliati, il naso che colava, Ralph pianse la fine dell’innocenza, l’oscurità del cuore dell’uomo, e la caduta nel vuoto dell’amico vero, del suo saggio amico chiamato Piggy.

Romanzo consigliatissimo, che sono felice di aver letto.
Ma ora raccontatemi. Chi di voi l’ha letto? E cosa ne pensate?


Vi ricordo che il libro di maggio di I 100 libri di Dorfles sarà Pinocchio di Carlo Collodi. Partecipate alla lettura?

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Gaia ha detto:

    Io l’ho letto la scorsa estate e mi ritrovo nel tuo giudizio: mi è piaciuto molto per l’ambientazione, per la morale è per le numerose descrizioni in particolare dei paesaggi. Anche a me ha messo un po’ d’angoscia soprattutto perché i protagonisti erano dei bambini tutt’altro che ingenui e innocenti. Il messaggio dell’autore non è molto semplice da cogliere perché bisogna leggere molto attentamente tra le righe, un po’ come ne “I viaggi di Gulliver” di Swift. Nel complesso è un ottimo libro che consiglierei a tutti 🙂

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  2. Bluebellsweet ha detto:

    Io l’ho acquistato e attende di essere letto 😬

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