“LE TARTARUGHE TORNANO SEMPRE” DI ENZO GIANMARIA NAPOLILLO

Un’isola è libertà e prigione. E’ per questo che Salvatore corre, dal mattino alla sera, dietro un pallone, si tuffa da uno scoglio, pedala a mille con gli amici sulla bicicletta. Adora il caldo che asciuga il sudore, la pietra che scotta la schiena, la granita di gelso, il riverbero sulla strada che taglia in due l’isola, da Capo Ponente al capoluogo dove vivono quasi tutti. Dove lui vive con i genitori, figlio unico, ragazzino spensierato.

Sin dalle prime pagine Le tartarughe tornano sempre di Enzo Gianmaria Napolillo mi ha dato prova di essere uno di quei libri che ricorderò per sempre. Pubblicato nel 2015, si tratta del secondo romanzo dell’autore, un giovane uomo che sogna di vivere su di un’isola del Mediterraneo. Ed è proprio su una di queste isole, forse la stessa in cui lo scrittore immagina il suo futuro, che è ambientata la storia di Giulia e Salvatore. I protagonisti del romanzo si conosco, bambini, sull’isola di Lampedusa, dove Salvatore vive tutto l’anno, figlio di pescatore, mentre Giulia ci trascorre solo le vacanze estive insieme alla sua famiglia. Il sentimento tra i due è forte sin da subito, stupisce gli adulti e a tratti spaventa loro, che si sentono spesso impreparati a vivere qualcosa di così potente. Gli anni passano e l’estate diventa un appuntamento fisso: due mesi da trascorrere insieme, nuotando liberi nel mare di cristallo, pedalando a perdifiato fino a Punta Caladritta. Qualcosa cambia, però, quando nell’isola iniziano gli sbarchi degli immigrati. Lampedusa si svuota, i turisti hanno paura, il filo che lega Giulia e Salvatore – la promessa di tutte quelle estati da trascorrere insieme- si spezza. Il destino, improvvisamente, diventa loro avversario e le buste rosa, quelle con cui si tenevano in contatto durante l’inverno, piene di parole, non bastano più. Le strade sembrano separarsi, sempre di più, la vita travolgerli, il futuro cambiare.

Sente il peso delle pietre ingoiate, delle rinunce, si guarda le dita delle mani e non trova più il filo srotolato da bambino che lo legava a Giulia. Quando lo ha perso?, si chiede con sgomento, come ha potuto credere che il tempo sarebbe stato infinito e che li avrebbe aspettati?


LE TARTARUGHE TORNANO SEMPRE
di Enzo Gianmaria Napolillo

Casa editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 216 p.
Formato Kindle: € 6,99    
Copertina Flessibile: € 7,65

VOTAZIONE: *****

 

 


Salvatore aveva calcolato i tempi, sapeva che i fuochi sarebbero durati quasi tre quarti d’ora e al momento clou, tra cascate di fuoco e lampi multicolore, aveva messo la sua mano su quella di Giulia e le aveva dato la tartaruga.
Sapeva che lei lo avrebbe guardato, e che lui non avrebbe distolto gli occhi dal cielo.
“Mi piace tantissimo. Le tartarughe sono il mio animale preferito.” Giulia lo aveva detto dopo l’ultimo dei botti che segnalano la fine dello spettacolo. “la terrò sul comodino, così ogni volta che la guarderò mi ricorderò dell’isola e di te.”
“L’importante è che non dimentichi una cosa.”
“Dimmela.” Giulia si era alzata, i genitori la stavano chiamando per andare a dormire.
“Di tornare sempre.”

La storia di Giulia e Salvatore mi ha colpita fin da subito. E per diversi motivi.
Parliamo, per esempio, del sentimento. Il racconto di Enzo Gianmaria Napolillo è il racconto di un amore profondo che sfida la distanza, che vive nella distanza e che di essa si nutre. Avendo io stessa vissuto una storia del genere, questa sfaccettatura mi ha molto colpita. Perché per Giulia e Salvatore la distanza è sì un impedimento, ma a tratti diventa, in qualche modo, anche un elemento fondamentale in questo amore. Un po’ come se i ragazzi non vogliano forzare le cose, ma godersi quello che il destino mette loro davanti. Due giorni insieme, un appuntamento mancato, un trasloco improvviso che cambia la rotta. Da una parte è da ammirare, il coraggio di abbandonarsi in balia di un sentimento che è più forte di te stesso, ma dall’altra, devo ammetterlo, fa un po’ paura. Ecco perché ho capito Giulia, i suoi passi falsi, le sue paure, i suoi ritorni. Ecco perché ho ammirato Salvatore, la sua forza, la sua fede nell’amore, il suo essere ancora di salvataggio.

Ci sono meccanismi che combaciano e semplicemente funzionano. Salvatore e Giulia, messi alla prova dalla lontananza, avrebbero potuto chiudere gli occhi e vedere con chiarezza l’orizzonte senza di loro, continuare percorsi e lasciare che il sentimento nato da ragazzini venisse disperso in rivoli con meno irruenza e più tranquillità. Sanno che sarebbe stato più facile, che scordare ha meno implicazioni di non dimenticare, eppure sanno anche che è stato naturale, che non hanno scelto, ma solo sentito.

Ma questo è anche il racconto delle seconde possibilità che la vita regala sempre, dei suoi cambi di rotta improvvisi, delle strade che mette sotto i piedi, del coraggio di percorrerle. Ho capito bene la voglia di ricominciare, di cambiare, di sbagliare. I tentativi di percorrere una strada, di vederci una possibilità, di accorgersi di volere qualcosa di diverso. Mi è piaciuto molto questo aspetto del racconto, le parole usate, le sensazioni chiamate in causa.

Trascinano le valigie sul molo, le sollevano e le caricano sul traghetto, senza accorgersi del momento esatto in cui i piedi si staccano dall’isola per non toccarla più. Forse è lì che si nasconde il significato delle scelte, nel preciso istante in cui avviene il distacco, nell’esserci e nel non esserci subito dopo.

Ma Le tartarughe tornano sempre è anche il racconto di un’isola e del suo potere di attrazione, dell’impossibilità di dimenticare, del dolore della separazione, del dono dell’accoglienza. Mi sono rivista molto nel legame di Salvatore con casa, il mare, i ricordi. La voglia di cambiare e l’impossibilità di guardare altrove. Il provarci e il sentire di aver fallito, perché ti rendi conto di essere veramente te stesso solo lì, in quei luoghi che custodiscono la tua parte più autentica. Perché andarsene non è facile, come non lo è rimanere, trovare la propria strada, accorgersi che sia lontana da casa, accettare i compromessi.

Salvatore è nato quando in pochi conoscevano il nome della sua isola. Un luogo di frontiera posto alla fine del mondo, con il mare blu e la terra che scotta. Cresciuto sulle barche, vicino alle cassette colme di alici, lo sguardo nell’azzurro, sopra e intorno a lui. Forse è lì che tutto è incominciato, tra ghirigori nell’acqua e soffi nel vento.

Grazie a questo romanzo ho scoperto Enzo Gianmaria Napolillo, un autore che mi ha molto sorpresa, di cui ho amato lo stile e le parole, le immagini raccontate, il modo di analizzare – forse inconsapevolmente – un sentimento, due persone, il mondo. Ho amato la delicatezza usata nel raccontare degli sbarchi a Lampedusa, la forza della testimonianza, il potere dello sguardo di chi ha assistito sentendosi impotente e ha deciso di accogliere a braccia aperte.

La vita cosa sarebbe senza quella sensazione che ti fa credere di essere felice? Una sensazione che molti non conoscono, che hanno seppellito con milioni di ragioni, e che ignorano con imbarazzo. Chimica, temperatura e sensi. Ingredienti basilari: un ragazzo e una ragazza. Il primo amore, la distanza, l’estate. Una montagna di ricordi rocciosi, la costituzione di un’illusione.

Romanzo stupendo, che vi consigli di cuore. Vi prometto che vi farà rimettere le cose nella giusta prospettiva. E che vi regalerà la voglia di aggiungere un pizzico di autenticità a tutto ciò che fate. Proprio come Salvatore.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Chiara Nicolazzo ha detto:

    Grazie! Vado a leggerla!

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  2. rana sulle stelle ha detto:

    Ciao! è piaciuto anche a me il libro…e la tua recensione! A questo link puoi trovare cosa ne penso io: https://laranasullestelle.wordpress.com/2016/09/21/le-tartarughe-tornano-sempre-enzo-gianmaria-napolillo/

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