#GDLI100LIBRI – “PINOCCHIO” DI CARLO COLLODI

C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
– No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanza.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastr’Antonio se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.

Il libro di maggio del gruppo di lettura I 100 libri di Dorfles è stato Pinocchio di Carlo Collodi. Pubblicato tra il 1881 e il 1883, si tratta di un romanzo per ragazzi dalle numerose interpretazioni. Ho deciso di leggere proprio questo romanzo perché avevo voglia di tornare bambina, di rivivere tutte quelle domeniche mattina nel lettone dei miei a guardare i cartoni animati, di scoprire davvero chi è quel burattino di legno. La storia, bene o male, è come la conosciamo tutti noi, salvo qualche aggiunta rispetto alla versione della Disney. Ci sono Geppetto e la Fata Turchina, il Gatto e la Volpe, Lucignolo e il Paese dei Balocchi, il naso che si allunga ogni volta che Pinocchio dice una bugia, la voglia di mettere la testa apposto per diventare un bambino vero, di quelli in carne e ossa. Ma ci sono anche delle modifiche e/o delle aggiunte. La Balena in realtà era un gigante Pesce Cane, mentre non ci sono il Maestro Ciliegia (colui che regala a Geppetto il pezzo di legno da cui questo creerà Pinocchio), il Pescatore, il can-barbone Medoro, l’isola delle api industriose. Il vero Pinocchio, dunque, è veramente qui, tra le parole di Collodi e in mezzo alla sua immaginazione.

– Povero Pinocchio! Mi fai proprio compassione!…
– Perché ti faccio compassione?
– Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno! –


PINOCCHIO
di Carlo Collodi

Casa editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 281 p.   
Copertina Flessibile: € 7,22

VOTAZIONE: ***

 


[…] E la Fata lo guardava e rideva.
– Perché ridete? – gli domandò il burattino tutto confuso e impensierito di quel suo naso che cresceva a occhiate.
– Rido della bugia che hai detto.
– Come mai sapete che ho detto una bugia?
Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo.
Pinocchio, non sapendo più dove nascondersi per la vergogna, si provò a fuggire di camera; ma non gli riuscì. Il suo naso era cresciuto tanto, che non passava più dalla porta.

Devo dire che sì, Pinocchio mi è piaciuto, ma non mi ha fatto particolarmente impazzire. Forse è il fatto di conoscere già la storia (anche se a grosse linee, perché le differenze ci sono), il finale, la morale? Non lo so. Fatto sta che la curiosità, inizialmente a mille, è piano piano scemata. Eppure, che dire, si potrebbe discutere di questo romanzo per ore. Circa le infinite interpretazioni che si possono dare a Pinocchio e alle sue vicende, circa la morale della storia, circa i simboli e le allegorie, l’ironia e quel fiorentino così vivo.

– Quante disgrazie mi sono accadute… E me le merito! perché io sono un burattino testardo piccoso… e voglio far sempre le cose a modo mio, senza dar retta a quelli che mi voglion bene e che hanno mille volte più giudizio di me!… Ma da questa volta in là, faccio proponimento di cambiar vita e di diventare un ragazzo ammodo e ubbidiente… Tanto ormai ho bell’e visto che i ragazzi, a esser disubbidienti, ci scapitano sempre e non ne infilano mai una per il su’ verso. E il mio babbo mi avrà aspettato?… Ce lo troverò a casa della Fata? E’ tanto tempo, pover’uomo, che non lo vedo più, che mi struggo di fargli mille carezze e di finirlo dai baci! E la Fata mi perdonerò la brutta azione che le ho fatta?.. E pensare che ho ricevuto da lei tante attenzioni e tante cure amorose… e pensare che se oggi son sempre vivo, lo debbo a lei!.. Ma si può dare un ragazzo più ingrato e più senza cuore di me?…

Ma quello che vorrei dire su questo romanzo è sostanzialmente questo: Pinocchio è il simbolo universale della condizione umana. L’uomo alla ricerca della propria strada, l’uomo che sbaglia ma tenta di redimersi, l’uomo che vuole raggiungere i propri obiettivi, realizzare i suoi sogni, andare avanti, cambiare, ritrovarsi.

Questo paese non somigliava a nessun altro paese del mondo. La sua popolazione era tutta composta di ragazzi. I più vecchi avevano 14 anni: i più giovani ne avevano 8 appena. Nelle strade, un’allegoria, un chiasso, uno strillo da levar di cervello! Branchi di monelli da per tutto: chi giocava alle noci, chi alle piastrelle, chi alla palla, chi andava a velocipede, chi sopra un cavallino di legno: questi facevano a mosca-cieca, quegli altri si rincorrevano: altri, vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa: chi recitava, chi cantava, chi faceva i salti mortali, chi si divertiva a camminare colle mani in terra e colle gambe in aria: chi mandava il cerchio, chi passeggiava vestito da generale coll’elmo di foglio e lo squadrone di cartapesta: chi rideva, chi urlava, chi chiamava, chi batteva le mani, chi fischiava, chi rifaceva il verso alla gallina quando ha fatto l’ovo: insomma un tal pandemonio, un tal passeraio, un tal baccano indiavolato, da doversi mettere il cotone negli orecchi per non rimanere assorditi. Su tutte le piazze si vedevano teatrini di tela, affollato di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come queste: viva i balocchi (invece di balocchi): non vogliamo più schole (invece di non vogliamo più scuole): abbasso Larin Metica (nvece di l’artimetica) e altri fiori consimili.
Pinocchio, Lucignolo e tutti gli altri ragazzi, che avevo fatto il viaggio coll’omino, appena ebbero messo il piede dentro la città, si ficcarono subito in mezzo alla gran baraonda, e in pochi minuti, come è facile immaginarselo, diventarono gli amici di tutti. Chi più felice, chi più contento di loro?

Pinocchio, per quanto non sia stato per me una lettura semplice o comunque spensierata come mi aspettavo, è sicuramente uno di quei romanzi che devono essere letti perché rappresenta una pietra miliare della nostra letteratura. Non posso promettervi che sarà come ve l’aspettate, ma posso giurarvi che dopo averlo letto vi sentirete più ricchi!


I 100 libri di Dorfles va in ferie per tutta l’estate (beato lui!).
Ci vediamo a settembre!
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