“JANE EYRE” DI CHARLOTTE BRONTË

“Come oso affermarlo, signora Reed, come oso? Perché è la verità. Voi credete che non abbia sentimenti, che possa vivere senza un po’ di affetto o di bontà; ma io non posso vivere così; e voi non avete pietà. Ricorderò fino all’ultimo giorno di vita come mi avete trattata, con quanta durezza e violenza mi avete respinta e rinchiusa nella stanza rossa, sebbene io soffrissi terribilmente, sebbene io gridassi, soffocando di disperazione: “Abbiate pietà, abbiate pietà, zia Reed!” E quel castigo me lo avete dato perché vostro figlio, quel vostro cattivo ragazzo, mi aveva picchiato e gettato a terra senza nessun motivo. Dirò tutto a tutti quelli che me lo chiederanno. La gente crede che voi siate buona, ma siete cattiva, senza cuore. Voi, sì, siete finta!”

Jane Eyre di Charlotte Brontë, pubblicato nel 1847, è il più celebre lavoro della scrittrice inglese. Si tratta di un romanzo di formazione scritto in forma autobiografica in cui la protagonista, Jane Eyre, racconta la propria vita. La sua è certamente una storia di riscatto ma è anche la storia di una donna moderna . Per chi non conoscesse il romanzo, la storia di Jane Eyre non è per niente semplice. Orfana di entrambi i genitori viene maltrattata in casa dei parenti da cui è stata accolta. Finisce poi in scuola di carità dalle regole estremamente rigide, dove può finalmente studiare e dove riesce a sopravvivere grazie alla sua grande forza di volontà. Qui diventa a sua volta insegnante, salvo poi decidere di andare via per inseguire il suo desiderio di vedere altro, del mondo. Mettendo un annuncio su un giornale viene assunta come istitutrice a Thornfield Hall, la dimora della famiglia Rochester, dove deve occuparsi di Adele, figlia adottiva del padrone di casa. E’ qui che cambia la sua vita e che si innescano tutta quella serie di eventi che Jane racconta al suo lettore.

In questi otto anni, la mia vita fu sempre uguale; non infelice, tuttavia, perché non rimasi mai inattiva. Avevo alla mia portata i mezzi per procurarmi un’educazione eccellente; ero stimolata dal desiderio di distinguermi in tutti gli studi e in alcuni in modo particolare: provavo molto piacere nel soddisfare le mie insegnanti, specialmente quelle che amavo: approfittai così di tutti i vantaggi che mi venivano offerti. A suo tempo mi trovai a essere l’allieva migliore dell’ultimo corso; mi venne conferito allora l’incarico di insegnante, che svolsi con zelo per due anni: al termine dei due anni si verificò un cambiamento.


JANE EYRE
di Charlotte Brontë

Casa editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 596 p.    
Formato Kindle: € 3,99    
Copertina Flessibile: € 8,50

VOTAZIONE: ****

 

 


Che “la bellezza sia nell’occhio di chi guarda” è una grande verità. Il viso pallido, olivastro del mio padrone, la fronte dritta e massiccia, le folte sopracciglia, gli occhi scuri, i lineamenti marcati e la bocca severa – risoluta, energica, volitiva – non erano belli secondo i canoni consueti di bellezza; ma per me erano più che belli: avevano per me un interesse, avevano su di me un influsso che mi dominava, che toglieva al mio potere i miei stessi sentimenti e li incatenava al suo. Non era stata mia intenzione guardarlo: chi mi legge sa quanto avessi combattuto per estirpare dal mio animo i germi dell’amore che vi avevo scoperto; e ora, appena lo aveva rivisto, i germi del mio amore risorgevano spontaneamente, vivi e forti. Anche senza guardarmi, mi costringeva ad amarlo. 

La grandezza di questo romanzo risiede, soprattutto, nella sua modernità. Che si esprime in tanti modi. Perché con Jane Eyre Charlotte Brontë ha decisamente rotto degli schemi e raccontato in modo nuovo. Un aspetto che mi ha molto colpita è proprio la profondità della psicologia dei personaggi. L’autrice, che racconta questa storia attraverso la protagonista, permette al lettore di conoscerne ogni sfaccettatura e lo fa non solo attraverso il salto nel passato di Jane che ci è concesso attraverso le sue stesse parole, ma anche attraverso l’analisi dei sentimenti di questa ragazza: le descrizioni dei suoi stati d’animo, l’esposizione dei suoi dubbi, le domande che fanno a pugni nel suo cuore, tutto ciò aiuta il lettore a capire chi ha di fronte. La stessa profondità possiamo trovarla anche nel personaggio del Signor Rochester. Uno dei miei momenti preferiti è proprio quello in cui l’uomo racconta a Jane la sua vita, senza omettere nulla, colpe e sbagli compresi. E’ proprio attraverso il suo racconto che il lettore scopre un uomo dai sentimenti buoni, vittima del suo stesso destino, e impara ad apprezzarlo.

“Ora vedi come stanno le cose, non è vero?” continuò. “Dopo una giovinezza e una maturità trascorse fra una indicibile tristezza e una cupa solitudine, per la prima volta ho trovato qualcuno che posso davvero amare: ho trovato te. Tu sei parte di me, la parte migliore di me,il mio buon angelo: a te mi sento legato da un forte affetto. Ti giudico buona, intelligente, amabile: nel mio cuore è nata una passione fervida, solenne, che si rivolge a te, ti attira al cento, alla sorgente della mia vita, fa di te il fulcro della mia esistenza; e, ardendo in una fiamma pura e forte, fa di noi due un essere solo.
“Perché provavo questi sentimenti e avevo queste certezze, ho deciso di sposarti. Dirmi che sono già sposato è una beffa: ora sai che non avevo moglie, ma soltanto un orrendo demonio. Ho avuto torto a cercare di ingannarti; ma temevo l’ostinazione che è in te. Temevo pregiudizi instillati sin dalla tenera età: volevo essere sicuro di averti prima di arrischiarmi a fare confidenza. E’ stato vile: avrei dovuto rivolgermi subito alla tua nobiltà, alla tua magnanimità, come ora faccio; avrei dovuto rivelarti apertamente la mia vita di tormenti; descriverti la mia fame, la sete di un’esistenza più alta e più degna; mostrarti non la mia decisione (la parola è debole), ma la mia irresistibile propensione ad amare con intensità e costanza, quando in cambio ricevo un amore forte e costante. Poi avrei dovuto chiederti di accettare il mio pegno di fedeltà, e di darmi in cambi il tuo: Jane, dammelo ora.”

Inoltre Jane Eyre è sicuramente un personaggio che rompe con la tradizione precedente. Charlotte Brontë scrive di una donna forte e tenace, indipendente e passionale, dalle idee chiare e con un forte rispetto di sé, intelligente. Una donna combattiva che lotta contro se stessa e contro una società conformista, una donna che rinuncia al suo più grande amore pur di rispettare i suoi principi, una donna nella quale non è difficile vedere tanto della sua stessa autrice. E’ per questo che Jane Eyre è un’eroina moderna, nella quale ancora oggi i lettori non fanno per niente fatica a identificarsi.

Frattanto, mi sia concesso rivolgermi una domanda: che cosa è preferibile? Aver ceduto alla tentazione, ascoltato la passione, non aver fatto dolorosi sforzi, non aver lottato; ma essere caduta nella trappola dorata, addormentata sui fiori che la nascondevano, risvegliandomi in un clima meridionale, nel lusso di una villa: vivere adesso in Francia, come amante del signor Rochester, trascorrendo gran parte del tempo nel delirio dell’amore, perché mi avrebbe… oh, sì, mi avrebbe amato per qualche tempo. Mi amava… nessuno mi amerà più così. Non conoscerò mai più i dolci tributi resi alla bellezza, alla gioventù, alla grazia, perché non avrò più gli occhi di nessuno negli incanti. Lui mi amava, era orgoglioso di me: nessun altro uomo lo sarà più. Ma in quali pensieri mi perdo, che cosa dico, che cosa provo, soprattutto? Mi chiedo se sia meglio essere una schiava in un illusorio paradiso a Marsiglia, ora in preda alla febbre di un’ingannevole felicità, subito dopo soffocata dalle amare lacrime del rimorso e della vergogna, o una maestra di campagna, libera e onesta, in un fresco angolo montano nel cuore salubre dell’Inghilterra?

Per non parlare poi della trama perfettamente intricata, dello stile fluido, delle descrizioni perfettamente realistiche, dei temi trattati.  Jane Eyre custodisce tanti messaggi all’interno della sua storia e ognuno di loro arriva dritto al lettore. Il senso del rispetto (per gli altri e per se stessi), l’amore puro e incondizionato, la gentilezza verso il prossimo, la voglia di indipendenza, il senso del sacrificio. E’ questo che Charlotte Brontë voleva trasmettere ai suoi lettore ed questo che, ancora oggi, contribuisce a rendere meraviglioso questo romanzo.

“[…] Vuoi sposarmi, Jane?”
“Sì, signore.”
“Un povero cieco, che dovrai condurre per mano?”
“Sì, signore.”
“Un uomo storpio, che ha vent’anni più di voi e di cui dovrete prendervi cura?”
“Sì, signore.”
“Davvero, Jane?”
“Oh, sì, davvero, signore.”
“Oh, mia cara! Che Dio ti benedica e ti ricompensi!”
“Signor Rochester, se mai ho fatto una buona azione in vita mia, se mai ho avuto un pensiero buono, se mai ho rivolto una preghiera sincera e innocente, se mai ho espresso un desiderio giusto, ora ne sono ricompensata. Essere vostra moglie significa per me essere felice quanto si può esserlo su questa terra.”

Che dire? Jane Eyre di Charlotte Brontë è senza dubbio uno di quei romanzi che vi consiglio assolutamente di leggere. Non solo è un grande classico della letteratura, ma è soprattutto un romanzo attuale in cui nessuno di voi, ve lo prometto, faticherà a trovare un pezzo di se stesso.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Tiziana ha detto:

    Uno dei primi classici letti in assoluto e che ha caratterizzato il mio essere lettrice. Non ho più trovato una storia d’amore che regga il confronto. Così come nessun film rende giustizia al romanzo come quello di Zeffirelli.

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  2. alemarcotti ha detto:

    Uno dei miei libri preferiti😀

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