INTERVISTA A ENZO GIANMARIA NAPOLILLO

Non conoscevo Enzo Gianmaria Napolillo. Non avevo mai letto niente di suo. Poi è arrivato Le tartarughe tornano sempre ed è stato colpo di fulmine. Così ho googolato il nome del suo autore e sono finita sul suo sito. Dal trovare la sua e-mail al decidere di scrivergli è bastato un nano secondo.

Di seguito l’intervista a Enzo Gianmaria Napolillo, autore di Le tartarughe tornano sempre .


LE TARTARUGHE TORNANO SEMPRE
di Enzo Gianmaria Napolillo

Casa editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 216 p.
Formato Kindle: € 6,99    
Copertina Flessibile: € 7,65

RECENSIONE

 


Nella storia d’amore raccontata in Le tartarughe tornano sempre gioca un ruolo fondamentale il destino. Qual è il suo rapporto col destino? Ci crede? Lo vede come un alleato o come un nemico?

Più che al destino credo al momento che cambia l’esistenza, a un prima e a un dopo ben riconoscibili. Una sconfitta, un dolore, un attimo di intensa felicità. E poi credo nel percorso che porta al “destino”, al non arrendersi, al continuare a cercare per inseguire un sogno. Qualunque esso sia.
Nascere in un luogo piuttosto che in un altro fa la differenza, è questione di caso, di fortuna. Se fossi nato in un paese in guerra scapperei. I migranti sono eroi moderni, hanno il coraggio di lottare contro un destino avverso, di mettere a rischio la propria vita per cambiare la propria storia, per raggiungere possibilità e diritti che noi possediamo e diamo per scontati.

Cosa l’ha spinto a scrivere degli sbarchi a Lampedusa?

Ero stanco di stare sul divano a indignarmi senza fare niente. Ogni giorno c’era un naufragio, i morti venivano elencati con una serie di numeri crescenti, 3 morti, 10 morti, fino ai 368 morti il 3 ottobre del 2013 davanti all’Isola dei Conigli. Ho pensato che dovevo capovolgere il punto di partenza di tanti romanzi che narrano la storia di un migrante, il suo viaggio terribile per raggiungere l’Europa. Volevo raccontare di due ragazzini italiani, normalissimi, spensierati, nel pieno della loro storia d’amore, che diventano testimoni della tragedia. Personaggi sensibili in grado di portare un messaggio di vicinanza, capaci di dare valore alle differenze. Volevo che il lettore si immedesimasse in loro con facilità. La potenza delle storie è quella di renderci empatici con gli altri, una volta che si conoscono non si può più voltare la faccia dall’altra parte.
Ciò che non immaginavo è che la stagione dei respingimenti sarebbe tornata. L’attuale governo sta applicando una politica indegna di un paese civile. In nome di una legittima richiesta di collaborazione all’Europa, di una riscrittura del trattato di Dublino, si gioca con la vita di chi scappa dalla guerra, dalla fame, dall’impossibilità di avere un’opportunità per un’esistenza migliore. Con grande ipocrisia ci si dimentica che l’Europa, e quindi anche l’Italia, è uno dei maggiori sfruttatori delle risorse dell’Africa, un esportatore di armi, di rifiuti. L’unica possibilità di controllare il fenomeno migratorio è rinunciare agli enormi profitti economici che ci interessano direttamente. Ma l’Europa non lo farà mai.

L’amore tra Giulia e Salvatore è ammirevole per la sua purezza. Crede che oggi abbiamo dimenticato quanto sia importante coltivare i rapporti?

La loro storia è un omaggio all’ingenuità, alla scoperta, al primo amore che ti sconvolge e ti fa sentire invincibile. Giulia e Salvatore credono nello “stare insieme per sempre”, una forma di fiducia che crescendo irrimediabilmente si perde. L’amore cambia, si trasforma, delude, finisce.
Oggi il valore che è andato perduto è quello dell’attesa. Negli incontri che tengo nelle scuole chiedo spesso ai ragazzi se scrivano lettere al fidanzato o alla fidanzata lontani, a un amico o un’amica. Quasi nessuno lo fa, ormai la lettera è stata superata dalla mail o dai social network, che sono un prodigio di velocità e immediatezza. Ma nel sedersi alla scrivania, nell’impugnare una penna e cominciare a scrivere con la propria grafia, c’è una piccola magia. È un dono che si fa a chi dovrà ricevere la lettera, un modo di fermare il tempo e raccontare chi siamo. Bisogna mettere il francobollo, andare alla buca delle lettere e lasciare andare la busta senza sapere quando arriverà a destinazione. E il destinatario si alzerà la mattina e correrà a controllare se il postino ha recapitato qualcosa per lui, e se non troverà niente dovrà aspettare un giorno intero, che detto adesso sembra un tempo infinito, ma è in quel tempo che si nasconde il valore dell’attesa, dell’immaginazione, di un’enfasi che rende un incontro, una storia, una vita, speciali.

Da cosa dipende la scelta di non dare un vero e proprio finale alla storia?

È una scelta di libertà. Un romanzo, una volta terminato, non appartiene più allo scrittore, ma a chi legge. La storia dei miei personaggi è circondata sempre da enormi spazi, da possibilità e decisioni. L’assenza del punto di interruzione vuole rappresentare quello spazio e quella libertà.
Tante volte mi hanno chiesto se ci sarà un seguito, cosa succederà ai protagonisti. A me piace immaginare che Giulia e Salvatore abbiano la forza di diventare amici del lettore, e che il lettore dopo averli conosciuti possa immaginare il loro futuro.

Quanto c’è di personale in questo romanzo?

Credo nell’autenticità della scrittura, nella sua urgenza. È un’attività di introspezione psicologica profonda che posso raggiungere solo parlando di argomenti e personaggi che mi toccano personalmente. Per arrivare a trovare la propria “voce” bisogna cercare a lungo, scrivere e leggere tantissimo. Detto questo i personaggi de “Le tartarughe tornano sempre” sono frutto di invenzione, ma in ognuno di loro c’è una parte di me, dei miei pensieri e dei miei valori.


Ringrazio di cuore Enzo Gianmaria Napolillo per la sua gentilezza e disponibilità, augurandomi di leggere presto una sua nuova storia.


Enzo Gianmaria Napolillo è nato nel 1977.
Vive tra Como e Milano ma sogna di stare su un’isola del Mediterraneo. Ha esordito nel 2009 con Remo contro (Pendragoni), che ha avuto ottime recensioni e tre ristampe in pochissimi mesi. Le tartarughe tornano sempre  è il suo secondo romanzo.

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