“LA FINE DEL MONDO STORTO” DI MAURO CORONA

Una mattina d’inverno, le disgrazie d’altronde capitano spesso d’inverno, il mondo si sveglia e scopre che non ci sono più petrolio, né gas né carbone né corrente elettrica. A dir la verità, un po’ di corrente esiste ancora. Laddove l’acqua fa girare le turbine c’è forza elettrica, ma è poca cosa. Il problema sono gasolio, benzina, gas, insomma tutto ciò che tiene in vita i motori, e di conseguenza anche la gente, visto che la gente dipende dai motori.

Non avevo mai letto nulla di Mauro Corona e onestamente non avevo neanche in mente di farlo. Ma poi ho trovato questo titolo ad una bancarella dei Santi Martiti a Otranto – come vi ho raccontato qui – la trama mi ha incuriosita, costava poco, che potevo fare? Così alla fine ho comprato La fine del mondo storto di Mauro Corona, autore, alpinista e scultore che conoscevo solo perché sentito nominare qualche volta in tv. Pubblicato nel 2010 da Mondadori, si tratta di un racconto imprevedibile e spaventoso in cui l’autore ipotizza un futuro in cui un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono terminati carbone, energia elettrica e gas. E’ inverno, non c’è luce, non funzionano i riscaldamenti, non si può usare la macchina, le fabbriche non possono lavorare. In pratica il mondo intero si è fermato. E gli uomini, inermi, sono vittime del freddo e della fame. I più deboli iniziano a morire, gli altri cercano di sopravvivere. Quando finalmente fa capolino la primavera, i sopravvissuti iniziano a sentirsi salvi e a capire. Forse hanno imparato la lezione. Si danno da fare per imparare a coltivare la terra e fare provviste per l’inverno, si aiutano a vicenda, si godono quel silenzio che prima odiavano tanto e quel tempo libero che prima dell’inverno cercavano sempre di riempire. Paradossalmente, sono felici, nonostante le perdite. Hanno meno, tuttavia sembra abbiano imparato  la lezione. Ma è davvero così?

“Colpa vostra” risponde Dio nelle coscienze dei rimasti vivi. “Vi avevo dato tutto, terra, acqua, foreste, animali, pesci, aria buona. Ma volevate di più. Ogni giorno di più. Avete distrutto ogni metro di terra, rovinato la natura, avvelenato l’aria, inquinato l’acqua, impestato il mondo di oggetti inutili quando a vivere bastava così poco. E vi sarebbe avanzato tempo per godervi l’esistenza che è assai breve. Vi ho dato vita corta apposta. Avevo capito che sareste diventati coglioni. Del resto, cominciarono Adamo ed Eva a essere coglioni, e voi siete di quella pasta. Concedendovi esistenza breve, speravo che la usaste al meglio, proprio perché corta e tribolata. Invece niente. Avete fatto di tutto per farvi male e rovinare quel po’ che vi ho dato. Averlo saputo, era meglio lasciare la Terra senza di voi, solo con animali, pesci e uccelli. E mari, boschi e pianure. Mi avete fatto pentire di avervi creato, ma siccome tutto torna adesso pagate dazio.”


LA FINE DEL MONDO STORTO
di Mauro Corona

Casa editrice: Mondadori
Lunghezza: 160 p.
Formato Kindle: € 7,99  
Copertina Rigida: € 4,35

VOTAZIONE: ***


Adesso i sopravvissuti se ne rendono conto. Capiscono di aver dimenticato le cose semplici, belle e sicure: il contatto con la natura, l’uso delle mani, la fantasia inventiva, il sapersi arrangiare senza troppi marchingegni. Sovraccarichi di robe in più, gli uomini stavano perdendosi sotto il mucchio. Stavano scomparendo, il cumulo li copriva, li nascondeva, li soffocava. Poi (e se non fosse per i morti verrebbe da dire finalmente), è arrivata la morte bianca e nera che ha precipitato il pianeta nella catastrofe e ha aperto gli occhi ai superstiti.

Il racconto di Corona mi ha fatto molto riflettere, ma non mi ha convinta al cento per cento.
Mi ha fatto riflettere l’idea che, è vero, le risorse di cui disponiamo adesso non sono eterne e chi lo sa cosa succederà il giorno in cui ci troveremo a doverne fare a meno, improvvisamente? L’autore descrive un mondo storto perché governato da arroganza e avarizia, violenza. Un mondo, insomma, spaventosamente simile al nostro. Finirà davvero così, mi sono chiesta? Ovviamente non ho la risposta e non ce l’ha neanche Corona. Tuttavia la parte più spaventosa del suo racconto deve ancora arrivare. Perché quella che sembra una storia in cui i sopravvissuti imparano la lezione, diventa improvvisamente una storia che si ripete. Perché nonostante l’esperienza spaventosa appena vissuta, non appena gli uomini si sentono al sicuro ecco che ricompare la voglia di possedere, di governare gli altri, di rubare. Gli uomini, secondo Corona, non capiranno mai e il risultato finale è che non c’è rimedio. Quanto è triste tutto questo?

C’era da immaginare che il petrolio non sarebbe durato in eterno. Né il carbone né il gas. E che a causa dell’ingordigia e dell’arroganza umana il mare avrebbe finito per essere troppo inquinato, il cielo pure, e l’aria da respirare sarebbe presto diventata velenosa. La Terra non ammazza nessuno, è stato l’uomo a determinare la propria rovina e l’ha fato incautamente, stupidamente. E c’è riuscito. Ma qualcuno è rimasto per capire quanto l’umanità intera è stata superficiale, ignorante, e stolta.

Tuttavia no, La fine del mondo storto non mi è piaciuto particolarmente. Bellissima l’idea e il modo di metterla nera su bianco, ma per me è mancato qualcosa: quella sensazione di coinvolgimento, quella voglia di correre fino all’ultima pagina per vedere come va a finire, quel senso di appartenenza. Ho pensato, a tratti, che fosse dovuto alla mancanza di protagonisti. Corona, infatti, racconta le vicende senza passare attraverso dei personaggi, ma parlando in maniera talmente generica che, in fin dei conti, non si sa neanche dove è ambientato questo libro. Mi sono chiesta spesso quanto sarebbe stato bello, invece, se La fine del mondo storto fosse stata raccontato attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta quella fine. Non so a cosa sia stata dovuta questa scelta, ma sono convinta che ha penalizzato non poco la mia opinione.

Adesso i sopravvissuti sono ripartiti da zero, hanno recuperato i valori dimenticati da anni, come il lavoro manuale, il tempo libero, la semplicità, il movimento. Hanno imparato a vivere in pace, a collaborare, a stare uniti, a non aver bisogno di capi. Più che imparare, sono stati costretti, ma il risultato è stupefacente. Ora sono capaci di coltivare la terra, allevare gli animali, cacciare, stare accanto al fuoco, raccontare storie, guardare le stelle. Le stelle si vedono bene nelle notti senza luci e senza smog. Piovono stelle come mirtilli sulle città tranquille. Stelle e silenzio di notte, vita laboriosa, traffichio, brusio e speranza di giorno,
Nonostante fatiche, difficoltà, ristrettezze, penuria di tutto, gli uomini scampati godono di una pace e una serenità mai avute. Mai sognate. E nemmeno mai esistite.

Ad oggi modo no, non mi pento assolutamente di aver letto questo libro, nonostante non mi abbia conquistata perché sperimentare con nuovi autori mi piace sempre un sacco. Se qualcuno di voi, invece, l’ha letto e ne è rimasto affascinato, sono qui, pronta ad ascoltarvi.

Ci sono, è vero, molti giorni di pace, ma dopo un po’ succede sempre qualcosa che rompe l’equilibrio. L’uomo non ha capito niente, non ha fatto tesoro della lezione.

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