“SENZA SANGUE” DI ALESSANDRO BARICCO

Nella campagna, la vecchia fattoria di Mato Rujo dimorava cieca, scolpita in nero contro la luce della sera. L’unica macchia nel profilo svuotato della pianura.
I quattro uomini arrivarono su una vecchia Mercedes. La strada era scavata e secca – strada povera di campagna. Dalla fattoria, Manuel Roca li vide.

Senza sangue di Alessandro Baricco, pubblicato nel 2002, era uno dei suoi pochi libri che non avevo ancora letto. Comprato durante un momento di panico del genere “oh mio Dio, ho finito i libri da leggere”, l’ho trovato meraviglioso. La storia, in realtà, è molto semplice. Nina, la protagonista, è una bambina quando, nella fattoria in cui vive insieme al fratello e al padre, assiste all’omicidio di entrambi mentre è nascosta in una botola sotto il pavimento.  La ritroviamo nella seconda parte del libro, anni dopo, ormai donna matura, che ricompare dopo un lungo silenzio nell’edicola di uno degli assassini del padre e del fratello. Quest’incontro, cercato sotto l’impulso della vendetta, diventa l’occasione per dare tante risposte sia a lei che al lettore, ma anche per riprendere in mano il filo di una vita spezzata tanti anni prima.

Nina chiuse gli occhi. Si appiattì contro la coperta, e si rannicchiò ancora di più, tirando su le ginocchia, verso il petto. Le piaceva stare così. Sentiva la terra, fresca, sotto il fianco, a proteggerla – lei non poteva tradirla. E sentiva il proprio corpo raccolto, rigirato su se stesso come una conchiglia – questo le piaceva – era guscio e animale, riparo di se stessa, era tutto, era per se stessa tutto, nulla avrebbe potuto farle del male fino a quando fosse rimasta in quella posizione – riaprì gli occhi, e pensò Non muoverti, sei felice.


SENZA SANGUE
di Alessandro Baricco

Casa editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 90 p.     
Formato Kindle: € 4,99
Copertina Flessibile: € 5,95
Audiolibro: € 0,00

VOTAZIONE: *****

 


– Tu sei pazzo. La guerra è finita.
– Cosa hai detto?
– La guerra è finita.
Salinas si chinò su Manuel Roca.
– Lo decide chi vince, quando una guerra finisce.
Manuel Roca scosse la testa.
– Tu leggi troppi romanzi, Salinas. La guerra è finita e basta, lo vuoi capire?
– Non la tua. Non la mia, dottore.

Anche in Senza sangue Baricco conferma la sua natura di scrittore suggestivo e complesso, di quelli che scrivono per confonderti le idee e poi, con gli stessi mezzi, regalarti diverse e infinite chiavi di lettura. Insomma, o lo ami o lo odi, e per me questo romanzo breve non mi ha mai delusa. Diviso in due parti, racconta in pochissime pagine la storia di una vita spezzata e il tentativo, cieco, di vendetta, che presto però diventa un ritorno alle origini, a quell’unico momento di salvezza in cui tutto è cambiato e a cui afferrarsi, disperatamente, con entrambe le mani, fino all’ultimo respiro. Si tratta di un racconto per immagini, in cui tanto è lasciato alla deduzione e all’immaginazione del lettore. Non sappiamo, per esempio, in che anno siamo, né in che Stato e tanto meno quale sia la guerra di cui sentiamo parlare continuamente. Ma in fondo non importa ed è proprio questa la capacità di Baricco, quella di raccontare storie astratte che possono adattarsi a tutto ciò che crea la mente del lettore. La mia interpretazione, per esempio, non sarà quella che aveva dato il suo autore, ma di certo non è sbagliata e scommetto che non lo sia neanche la vostra. Il tutto viene raccontato, questa volta, con un stile diretto, sobrio ed asciutto, in cui le parole di troppo sono state cancellate senza troppi dubbi, con l’obiettivo di alleggerire una storia già di per sé molto potente, da tutti quegli inutili orpelli a cui Baricco ci ha abituati negli anni, dimostrando così come questi non gli siano assolutamente necessari per raccontare una storia.

Poi la donna gli chiese se lui si ricordava.
L’uomo rimase a guardarla. E solo in quell’istante, finalmente, rivide davvero, nel suo volto, il volto di quella bambina, sdraiata là sotto, impeccabile e giusta, perfetta. Vide quegli occhi in questi, e quella forza inaudita nella calma di questa bellezza stanca. La bambina: si era girata e l’aveva guardato. La bambina: adesso era lì. Come può essere vertiginoso il tempo. Dove sono io?, si chiese l’uomo. Qui o allora? Sono mai stato in un attimo che non fosse questo?
L’uomo disse che si ricordava. Che non aveva fatto altro, per anni, che ricordarsi tutto.

– Dopo tutti questi anni lei ci crede ancora?
– Perché non dovrei?
– La guerra l’avete vinta. Questo le sembra un mondo migliore?
– Non me lo sono mai chiesto.
– Non è vero. Se l’è chiesto mille volte, ma ha paura di rispondere. Così come si è chiesto mille volte cosa ci faceva quella sera a Mato Rujo, a combattere quando la guerra era già finita, a uccidere a sangue freddo un uomo che nemmeno aveva mai visto, senza concedergli il diritto di un tribunale, semplicemente uccidendolo, per la sola ragione che ormai aveva cominciato ad ammazzare e non era più capace di fermarsi. E in tutti questi anni mille volte lei si è chiesto perché ci è entrato, in quella guerra, e per tutto il tempo si è rigirato in testa il suo mondo migliore per non pensare al giorno in cui le portarono gli occhi di suo padre, e per non rivedere tutti gli altri morti ammazzati che allora, come adesso, riempiono la sua memoria coma un ricordo intollerabile che è l’unica, vera ragione per cui lei ha combattuto, perché lei non aveva in mente altro che quello, vendicarsi, adesso dovrebbe essere capace di pronunciarla questa parola, vendetta, lei uccideva per vendetta, tutti uccidevate per vendetta, non c’è da vergognarsi, è il solo farmaco che ci sia contro il dolore, tutto quello che si è trovato per non impazzire, è la droga con cui ci rendono capaci di combattere, ma voi non ve ne siete più liberati, vi ha bruciato la vita intera, ve l’ha riempita di fantasmi, per sopravvivere a quattro anni di guerra vi siete bruciati la vita intera, adesso non sapete nemmeno più…
– Non è vero.
– Non vi ricordate nemmeno più cos’è la vita.

Romanzo breve ma intenso, potente, da leggere in una manciata di ore e tenere in testa per un bel po’. Se anche voi dovete ancora spuntarlo dalla lista, vi consiglio di non perdere altro tempo.

Allora pensò che per quanto la vita sia incomprensibile, probabilmente noi la attraversiamo con l’unico desiderio di ritornare all’inferno che ci ha generati, e di abitarvi al fianco di chi, una volta, da quell’inferno, ci ha salvato. Provò a chiedersi da dove venisse quell’assurda fedeltà all’orrore, ma scoprì di non avere risposte. Capiva solo che nulla è più forte di quell’istinto a tornare dove ci hanno spezzato, e a replicare quell’istante per anni. Solo pensando che chi ci ha salvati una volta lo possa poi fare per sempre. In un lungo inferno identico a quello da cui veniamo. Ma d’improvviso clemente. E senza sangue.

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