“4 3 2 1” DI PAUL AUSTER

Secondo la leggenda di famiglia, il nonno di Ferguson partì a piedi da Minsk, sua città natale, con cento rubli cuciti nella fodera della giacca, viaggiò a ovest fino ad Amburgo passando per Varsavia e Berlino, comprò il biglietto per una nave chiamata Empress of China che attraversò l’Atlantico in mezzo a violente tempeste invernali ed entrò nel porto di New York il primo giorno del ventesimo secolo.

Inizia così 4 3 2 1 di Paul Auster, con un aneddoto che è destinato a fare la differenza. Pubblicato nel 2017 da Einaudi, si tratta di un romanzo di formazione che a me piace definire un esperimento letterario. Perché tutto, qui, ruota attorno alla stessa domanda: “e se…?” Paul Auster fa questa operazione: immagina un personaggio (del quale tanto è autobiografico) e immagina per lui quattro vite possibili. Stesso personaggio, stessi genitori, stesso dna, stessi presupposti insomma, ma in base ad una sola situazione gestita diversamente (il rapporto del padre con i propri fratelli) ecco che si delineano quattro storie diverse. 4 3 2 1 è, dunque, una sorta di contenitore che custodisce quattro storie incastrate e incatenate tra loro.

Stupido, ecco cosa, era stato proprio da stupidi continuare ad arrampicarsi anche se non arrivava bene all’altro ramo, ma se il ramo fosse stato solo un millimetro più vicino, non sarebbe stato uno stupido. Se Chuckie non fosse venuto a chiamarlo quel mattino, e non gli avesse chiesto di uscire a giocare, non sarebbe stato uno stupido. Se i suoi genitori si fossero trasferiti in uno degli altri posti dove avevano cercato la casa giusta, lui non avrebbe conosciuto Chuckie Brower, non avrebbe nemmeno saputo che Chuckie Brower esisteva, e non sarebbe stato uno stupido, perché si sarebbe arrampicato su un albero di un altro giardino. Interessante, si disse Ferguson, immaginare che le cose potevano essere diverse anche se lui era lo stesso. Lo stesso bambino in una casa diversa con un albero diverso. Lo stesso bambino con genitori diversi. Lo stesso bambino con gli stessi genitori che non facevano le stesse cose di adesso. E se suo padre fosse stato ancora un cacciatore, per esempio, e avessero vissuto tutti quanti in Africa? E se sua madre fosse stata una famosa diva del cinema e avessero vissuto tutti quanti a Hollywood? E se avesse avuto un fratello o una sorella? E se il suo prozio Archie non fosse morto e lui non si fosse chiamato Archie? E se fosse caduto dallo stesso albero e si fosse rotto due gambe anziché una sola? E se fosse morto? Sì, tutto era possibile, le cose andavano in un modo ma ciò non toglieva che potessero andare in un altro. Tutto poteva essere diverso.


4 3 2 1
di Paul Auster

Casa editrice: Einaudi
Lunghezza: 939 p. 
Formato Kindle: € 9,99
Copertina Rigida: € 21,20

VOTAZIONE: *****

 


Aveva sedici anni, andava per i diciassette. Non era più una pagina vuota, ma era ancora abbastanza giovane per sapere che poteva cancellare le parole già scritte, cancellarle e ricominciare ogni volta che aveva l’ispirazione.

Quando ho iniziato a leggerlo, ho temuto che  4 3 2 1 potesse risultarmi noioso. Cos’ha da dire Auster sullo stesso personaggio, un ragazzino di nome Archie Ferguson, in quasi mille pagine? La lunghezza mi spaventava parecchio, insomma. Eppure mi sono presto accorta che da dire c’era tanto e che ogni pagina era necessaria. Quello che fa lo scrittore americano non è solo immaginare 4 versioni diverse dello stesso personaggio, ma creare 4 storie simili che fanno parte dello stesso universo narrativo ma al tempo stesso diverse al punto tale da poter essere considerate 4 storie autonome. L’universo narrativo è lo stesso perché i personaggi sono grosso modo li stessi (in ogni versione troviamo non solo Ferguson ma anche gli stessi genitori e parenti e amici), tuttavia ognuno di loro ha il proprio percorso e rapporto con Ferguson che varia in base a tutta una serie di variabili, anche impercettibili, a volte.

Tra le cose strane che aveva scoperto di se stesso, era che sembravano esistere tanti Ferguson, che lui non era una sola persona ma un insieme di identità contraddittorie, e ogni volta che era con una persona diversa era diverso anche lui.

Ma soprattutto le 4 versioni di Ferguson si muovono nello stesso universo narrativo perché uguale è il contesto storico e sociale che fa da sfondo all’intero romanzo. In 4 3 2 1 Auster ci regala un importante affresco degli Stati Uniti dal 1947 al 1974, rendendo così la storia del Novecento Americano fondamentale per lo sviluppo della personalità del protagonista e per la creazione del suo futuro. Ecco allora che si parla della guerra in Vietnam, dell’uccisione del Presidente Kennedy, della rivolta degli studenti alla Columbia University del 1968: ogni evento, anche se in modo diverso, tocca Ferguson, contribuendo alla sua crescita e all’andamento della narrazione.

I figli del dopoguerra nati nel 1947 avevano poco in comune con i figli del periodo bellico nati solo due o tre anni prima, un breve arco di tempo in cui si era aperta una frattura generazionale, e mentre quasi tutti gli studenti più grandi ancora si fidavano delle lezioni che avevano imparato negli anni Cinquanta, Ferguson e i suoi amici si rendevano conto di vivere in un mondo irrazionale, in un paese che assassinava i suoi presidenti e legiferava contro i suoi cittadini e mandava i suoi giovani a morire in guerre senza senso, e questo significava che loro erano molto più sintonizzati con la realtà del presente dei loro compagni più anziani.

4 3 2 1, dunque, è un romanzo sulle possibilità, sulle scelte, sul destino, sull’identità, sulle molteplici versioni di noi  che abitano nello stesso corpo. Veloce e moderno, è facile stargli dietro, vedere il mondo interiore di Ferguson senza sconsacrarlo, senza togliergli nulla, se non la voglia di giocare a immaginare altre vite possibili, altre vite possibili, altri futuri possibili . E non solo per il protagonista, ma anche per noi.

Il millenovecentosessantanove fu l’anno dei sette enigmi, delle otto bombe, dei quattordici rifiuti, delle due ossa rotte, del numero duecentosessantasette, e della barzelletta che gli cambiò la vita.

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