“KITCHEN” DI BANANA YOSHIMOTO

Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.
Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.
Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire.

Kitchen di Banana Yoshimoto è il romanzo di esordio in Italia della scrittrice giapponese, pubblicato nel 1991 da Feltrinelli. Si tratta di un romanzo che ha da subito riscosso un grande successo, facendo di Banana Yoshimoto uno dei casi letterari più celebri degli ultimi tempi. Il motivo per cui ho deciso di leggerla, infatti, è proprio questo: ne avevo sentito parlare tantissimo. La storia qui raccontata è una storia di solitudine giovanile: la protagonista è Mikage, una giovane ragazza con la passione per la cucina, che in seguito alla morte della nonna (con cui è cresciuta) rimane completamente da sola e decide di scegliere la propria famiglia andando a vivere con il suo amico Yuichi e sua madre Eriko.

Quando persi i miei ero ancora bambina. Quando morì il nonno ero innamorata. Quando morì la nonna rimasi completamente sola. Ma in nessun caso mi ero sentita sola come quel momento.


KITCHEN
di Banana Yoshimoto

Casa Editrice: Feltrinelli (1988)
Lunghezza: 160 p. 
Formato Kindle: € 4,99
Copertina Flessibile: € 7,22

VOTAZIONE: *

 

 


Perché amo quanto ha a che fare con la cucina fino a questo punto? E’ strano. Per me è come ritrovare un’aspirazione lontana, incisa nella memoria dello spirito. Stando in pedi al centro di una cucina tutto ricomincia da capo e qualcosa ritorna.

Devo dire che l’esperienza di lettura di questo romanzo è stata molto strana e parecchio deludente. Non so esattamente cosa mi aspettassi, ma ho trovato una storia bella ma raccontata male, in maniera superficiale oserei dire, con la quale non è nato alcun tipo di feeling e dalla quale non mi sono sentita minimamente coinvolta. Non so sa cosa sia dovuta questa mancanza di connessione, se è proprio lo stile della Yoshimoto che non mi ha colpita, o se è tutta colpa di una letteratura, quella giapponese, che non avevo mai sperimentano e che si è dimostrata tanto, troppo diversa da me. Confesso di aver fatto veramente tanta fatica per portare a termina la lettura del romanzo, nel quale non ho trovato nulla di straordinario, ma ad ogni modo non voglio perdermi d’animo e di certo tornerò sui miei passi, nel tentativo di dare un’altra possibilità a Banana Yoshimoto e al suo mondo.

Voglio assolutamente continuare a sentire che un giorno morirò. Altrimenti non mi accorgo che vivo. Per questo è così la vita.

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10 commenti Aggiungi il tuo

  1. liveeread ha detto:

    Beneee 😉

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  2. Chiara Nicolazzo ha detto:

    Non escludo di darle altre possibilità.. chi lo sa! 😉

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  3. liveeread ha detto:

    Confermo quanto scrive @Giusymar, ha una scrittura fuori dai canoni, o piace o non piace. Non ci sono vie di mezzo; io per esempio l’adoro, li ho letti tutti, ho appena acquistato l’ultimo! I temi attorno a cui ruota sono sempre i soliti: amore, morte, cibo, sentimenti … ma ogni volta che la leggo mi lascia sempre una piacevole sensazione! E poi adora l’Italia 😉 Un abbraccio! PS) io le darei ancora un’altra possibilità.. 😉

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  4. giusymar ha detto:

    Può essere.
    Scrive tantissimo sulla morte e sulla difficoltà di interagire tra le persone, ma lo da come assodato. Forse perché nel suo paese la situazione è molto diversa dalla nostra e per loro è la norma.
    A volte addirittura mi disturbano certi passaggi perché sono molto lontani dal mio vissuto.
    Ma mi fanno l’opportunità di conoscere “mondi nuovi”.
    Ma non è assolutamente detto che tu debba continuare a leggerla. Ci mancherebbe.
    Il buon Pennac insegna!!

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  5. annaecamilla ha detto:

    A quei tempi si l’ho capito eccome, ma poi…

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  6. Chiara Nicolazzo ha detto:

    Sarà che io non sono in sintonia con lei o con il suo mondo. Non saprei 🤷🏻‍♀️

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  7. Chiara Nicolazzo ha detto:

    A me proprio non è piaciuto. Ecco, non l’ho capito.

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  8. annaecamilla ha detto:

    Bello il suo miglior romanzo in assoluto. A suo tempo ne lessi almeno dieci ma nessuno della stessa portata, anzi con il tempo l’ho abbandonata perché non la capivo più.

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  9. giusymar ha detto:

    Banana ha una scrittura davvero fuori dai soliti canoni.
    Può piacere o no, questo non è troppo importante, ma credo che apra nuovi orizzonti.
    Con me l’ha fatto.
    Credo di averli letti tutti i suoi tradotti. Complice anche un’amica che li acquistava appena usciti e poi me li prestava subito ancor prima di leggerli per sapere cosa ne pensavo.
    Persa l’amica, nel senso che non abita più dalle mie parti, ho continuato a comprarli da sola.
    Poi sono passata ad altri autori giapponesi ed è stato l’aprirsi di un mondo…

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