“VOX” DI CHRISTINA DALCHER

Se qualcuno mi dicesse che in una settimana potrei far fuori il presidente, il Movimento per la Purezza e quell’incompetente pezzo di merda di Morgan LeBron, non gli crederei. Ma non potrei nemmeno contraddirlo. Non potrei dire niente.
Sono diventata una donna di poche parole.

Vox di Christina Dalcher, pubblicato lo scorso settembre, è un romanzo distopico che in corso d’opera si trasforma in un romanzo d’azione. La storia è ambientata in un’America non lontana dai nostri giorni, in cui ha preso il potere il cosiddetto Movimento per la Purezza, la cui dottrina di governo si basa sull’esclusione totale delle donne dalla sfera pubblica e sulla la loro reclusione in ruoli del tutto stantii, come moglie devota, madre amorevole e casalinga perfetta. Per riuscirci hanno letteralmente zittito le donne, applicando al loro polso un braccialetto conta parole e concedendo loro solo 100 parole al giorno . Per chi supera il limite massimo, una bella scossa elettrica come punizione.

A sei anni, Sonia dovrebbe avere diecimila lessemi, un esercito formato da truppe che si raggruppano e si mettono sull’attenti, obbedendo agli ordini del suo cervello giovane e duttile. Dovrebbe avere, perché le tre competenze un tempo previste per la sua età – leggere, scrivere e far di conto – di questi tempi si sono ridotte a una: l’aritmetica elementare. Dopotutto, un giorno da mia figlia ci si aspetterà che sappia fare la spesa e gestire le faccende di casa, che sia una moglie devota e diligente, e per queste mansioni serve saper contare e non certo conoscere l’ortografia, né la letteratura. E non serve nemmeno avere una voce.


VOX
di Christina Dalcher

Casa editrice: Nord (6 settembre 2018) 
Lunghezza: 416 p.  
Formato Kindle: € 9,99 
Copertina Flessibile: € 16,15

VOTAZIONE: ****

 


Stasera, mentre i ragazzi sono a letto e Patrick è dentro di me, col suo respiro pesante e regolare nel mio orecchio, guardo la luna riflessa sullo specchio della cassettiera, poi chiudo gli occhi e mi chiedo cosa preferirei. Sarei più felice se mio marito condividesse con me il silenzio? Sarebbe più facile? Oppure ho bisogno delle sue parole per colmare il vuoto che sento dentro?

Questa seconda lettura del nuovo anno mi ha piacevolmente stupita e mi ha dato tanto da pensare. Immaginate, voi donne, un mondo in cui vi venga tolto tutto, anche il diritto di parlare. Assurdo. Ma è quello che accade a Jean McClennan, protagonista del romanzo, la quale descrive in prima persona la sua nuova vita di donna spogliata di tutti i suoi ruoli, tranne che quelli di moglie, madre e casalinga. Quello descritto da Jean è un mondo in cui le donne vengono totalmente annullate, perché privare un essere umano della facoltà di esprimersi vuol dire non solo impedirgli di esprimere un’opinione ma anche azzerarne totalmente la personalità. Jean si sente un burattino, totalmente derubata della sua identità e della possibilità di reagire. La cosa dolorosa è che lungo il racconto, e grazie ai tanti flashback seminati qua e là, la donna si rende conto di quando tutto è iniziato e ricorda bene di non aver dato molto peso a quei segnali che hanno poi cambiato la sua vita e quella di tutte le altre cittadine americane. Un’ammissione di colpa insomma, che fa ancora più male.

Jackie aveva ragione: vivevo in una bolla. E l’avevo gonfiata io stessa, un respiro dopo l’altro.
E adesso eccoci qui, io, mia figlia e i contatori che ci tengono in riga. Mi chiedo cosa ne direbbe Jackie di tutta questa storia. Probabilmente qualcosa del tipo: Ottimo lavoro, Jean. Hai dato gas alla macchina e l’hai guidata dritta all’inferno. Adesso goditi il calduccio. Già. Direbbe proprio così. E avrebbe ragione.

Si tratta, dunque, di un romanzo distopico molto triste e avvilente, perché quello descritto è un mondo in cui nessuno di noi vorrebbe mai ritrovarsi a vivere, eppure possibile perché ogni estremismo di cui abbiamo traccia nella nostra storia, d’altronde, sembrava impossibile che prendesse piede. E invece. Ma al tempo stesso si tratta di un romanzo d’azione adrenalinico, di quelli che ti tengono incollati pagina dopo pagina, perché la protagonista si ritroverà a combattere in prima fila con la Resistenza e quello che ne sussegue è una ribellione, un tentativo di difesa. A mio avviso (anche se in realtà mi sembra un’opinione molto diffusa) l’unica pecca è il finale, veramente troppo sbrigativo e poco esaustivo. La sensazione è che l’autrice avesse fretta di concludere la narrazione, facendo così perdere tanto a tutta la storia.

Forse è questo che è capitato in Germania coi nazisti, in Bosnia coi serbi, in Ruanda con gli hutu. Mi sono chiesta spesso come facciano dei ragazzini a diventare dei mostri, come imparino che uccidere è giusto e l’oppressione legittima, come faccia il mondo a essere stravolto fino a diventare irriconoscibile nell’arco di una sola generazione.

In generale, dunque, posso dire che Vox è una lettura che consiglio vivamente, perché si tratta di un romanzo ben scritto e articolato, con un ritmo narrativo serrato e un alone di tristezza che mette il lettore di fronte ad una realtà innegabile: questo libro racconta sì di un futuro ipotetico, ma lo fa parlando del nostro presente.

Sbatti le palpebre una volta per dire sì, due per dire no. O tre, per dichiarare che sei un Impuro.

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