“UN UOMO” DI ORIANA FALLACI (1979)

Un ruggito di dolore e di rabbia si alzava sulla città, e rintronava incessante, ossessivo, spazzando qualsiasi altro suono, scandendo la grande menzogna. Zi, zi, zi! Vive, vive, vive! Un ruggito che non aveva nulla di umano. Infatti non si alzava da esseri umani, creature con due braccia e due gambe e un pensiero proprio, si alzava da una bestia mostruosa e senza pensiero, la folla, la piovra che a mezzogiorno, incrostata di pugni chiusi, di volti distorti, di bocche contratte, aveva invaso la piazza della cattedrale ortodossa poi allungato i tentacoli nelle strade adiacenti intasandole, sommergendole con l’implacabilità della lava che nel suo straripare divora ogni ostacolo, assordandole con il suo zi, zi, zi. Sottrarsene era illusione.

Un paio d’anni fa mi ripromisi di scoprire la Fallaci. E iniziai così a leggere tutti i suoi libri, in ordine cronologico. Tanti di voi mi avevano detto che questo sarebbe stato il suo libro più potente, una bomba nel petto. Avevate ragione. Perché Un uomo di Oriana Fallaci, pubblicato nel 1979 da Rizzoli, è proprio così: potente, una bomba nel petto. Non poteva essere diverso, d’altronde, il libro in cui la Fallaci racconta la storia di Alekos Panagulis, attivista e rivoluzionario greco, nonché suo compagno di vita. Una storia, insomma, che colpisce nel profondo per il coraggio di un uomo che non è mai stato compreso e per il coraggio di una donna che, nonostante tutto, ha scelto di amarlo.

Un uomo è un uomo, e un uomo è fatto di generosità e di egoismi, di coraggio e di debolezze, di coerenze e di incoerenze: se una metà di te sperava che non accadesse, l’altra metà lo desiderava fino allo spasimo. Eri giovane, perdio eri vivo, non ce la facevi più a stare in quella tomba! Non vedere mai il sole, non vedere mai il cielo, non toccare mai una donna, non poterla accarezzare, non poterle dire ti amo, stare sempre solo, solo, solo, muoversi in un budello di un metro e ottanta per novanta; esser sepolto senza esser sepolto! E fuori la vita. Lo spazio, la vita. La luce, la vita. La gente, la vita. L’amore, la vita. Il domani, la vita. Quant’è difficile essere un eroe. Quant’è crudele e disumano e in fondo stupido, inutile. Qualcuno ti avrebbe ringraziato forse per esserti dimostrato un eroe?


UN UOMO
di Oriana Fallaci

Casa editrice: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 
Lunghezza: 654 p.   
Formato Kindle: € 7,99
Copertina Flessibile: € 10,95
Copertina Rigida: € 13,60

VOTAZIONE: *****

 


E fu tremendo. Perché di colpo tutto fu chiaro, e capirlo equivalse a razionalizzare il presentimento che mi aveva morso quando ero giunta ad Atene, ammettere che in quella stanza, dinanzi all’assurdo altarino di Cristi e di Madonne non si stava svolgendo soltanto una resa dei conti con la mie scelte ideali e i miei impegni morali, con ciò che tu rappresentavi o volevo che tu rappresentassi, ma anche una partita a due, l’incontro tra un uomo e una donna portati ad amarsi dell’amore più pericoloso che esista: l’amore che mischia le scelte ideali, gli impegni morali, con l’attrazione e coi sentimenti.

In questo libro la Fallaci racconta in particolare gli ultimi anni della vita di Panagulis: l’attentato del 1968 il cui obiettivo era uccidere il dittatore Geōrgios Papadopoulos; la cattura e le torture, il carcere, la pena di morte, la cella-sepolcro di Boiati; la liberazione nel 1973 e l’incontro con Oriana Fallaci; il grande amore e l’esilio in Italia; il rientro in patria e l’elezione al Parlamento. Un racconto preciso e puntuale, che fila dritto fino al tragico epilogo: quell’incidente misterioso in cui perse la vita con un cuore scoppiato nel petto. Il racconto della Fallaci nasce da una promessa fatta al suo compagno, ma anche dalla necessità di raccontare un eroe e di farlo senza tralasciare nulla, soprattutto le debolezze. Quello che ne viene fuori, dunque, è il ritratto di un uomo, perché la giornalista racconta che un eroe altro non è che un semplice uomo, con le sue paure e le sue titubanze, gli sbagli e i passi falsi. Panagulis viene descritto come un uomo mai compreso perché inclassificabile. La sua era una lotta per la libertà che esulava da qualsiasi corrente politica ed è stata proprio questa sua natura a condannarlo alla solitudine e poi a condurlo alla morte.

Amarti, senza accettarti, era davvero vestire i panni di Sancho Panzache segue Don Chisciotte e canta le sue poetiche folli bugie, vivere il sogno impossibile, combattere il nemico imbattibile, sopportare il dolore insopportabile, correggere l’errore incorreggibile, raggiungere le stelle irraggiungibili. E tutto ciò chiedendosi se in fondo al cuore anch’egli non sappia che sono soltanto poetiche folli bugie, perciò rinnovando a ogni incrocio gli impulsi a fuggire che avrebbero sempre incriminato e insieme cementato il mio rapporto con te. Perché le stesse cose che mi allontanavano da te, già me ne accorgevo, mi portavano a te. Quasi che la diversità anzi l’incompatibilità delle nostre nature fosse il cemento di cui gli dèi si servivano per tenerci insieme.

Ma Un uomo è anche il racconto di un amore. Un amore che la Fallaci definisce una malattia: un cancro. Quant’è assurdo il fatto che lei lo abbia definito proprio così, un cancro, proprio lei che di cancro morirà? Colpisce il suo modo di parlare di amore, senza cedere a stupide romanticherie, ma accettando quella magia, quell’elettricità inspiegabile, quel legame che sembrava esistere al di là della loro volontà. Oriana e Alekos sono due solitudini che si uniscono, due destini nelle mani degli dei che vivono gli ultimi anni con la paura della morte sulle spalle e con la costante sensazione di stare vivendo qualcosa di unico ma anche di temporaneo.

Ci si dimentica sempre che un eroe è un uomo, soltanto un uomo, e che resistere a una tirannia, subire sevizie, languire per anni in una cella senz’aria né luce è a volte più facile che battersi nell’equivoco e nelle lusinghe della normalità. Avrei impiegato molto a capire che la tua dionisiaca follia era semplice disperazione, senso di inadeguatezza nato con la scoperta d’esserti messo in un’impresa superiore alle tue forze e comunque impossibile. E soltanto dopo la tua morte avrei capito che, sulla scia di quel teschio, sapevi di stare vivendo la tua ultima estate.

Romanzo profondo e toccante, pieno di storia, di politica e di vita, perché restituisce al lettore non solo un pezzo di Storia, ma soprattutto una delle parti più importanti della vita di Oriana Fallaci.

Alekos… devo spiegargli che mancano pochi minuti?” “Ma no, perché vuoi forzare le cose, il destino? Quel che deve essere è, quel che dovrà essere sarà. Se è scritto che prenda quell’aereo lo prenderò anche se arrivo dopo le quattro. Se è scritto che non lo prenda, non lo prenderò neanche se arrivo in tempo.” Poi mi cingesti le spalle, serio: “Ti piacerebbe che stessimo insieme un altro giorno, lo so. Piacerebbe anche a me, però giorno più giorno meno, mese più mese meno, che cambia? Abbiamo avuto molto noi due, e non è con un altro giorno o un altro mese che possiamo avere quel che non abbiamo avuto.” “Perché dici questo?!” “Perché sei stata una buona compagna. La sola compagna possibile.”

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