“IL BUIO OLTRE LA SIEPE” DI HARPER LEE

Jem, mio fratello, aveva quasi tredici anni all’epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a football, Jem non ci pensò quasi più. Il braccio sinistro gli era rimasto un po’ più corto del destro; in piedi o camminando, il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla: gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere la palla al volo.

Per anni ho sentito parlare del romanzo Il buio oltre la siepe di Harper Lee e finalmente mi sono decisa ad acquistarlo, più per curiosità che per altro. Pubblicato per la prima volta nel 1960, si tratta di un romano in parte ispirato al caso degli Scottsboro Boys, un gruppo di adolescenti afroamericani accusati ingiustamente di stupro, che nel 1961 valse il Premio Pulitzer per la narrativa alla sua autrice. La protagonista, nonché voce narrante, è Scout, che ormai adulta, condivide un ricordo della sua infanzia. Siamo nell’Alabama degli anni Trenta, in particolare nella cittadina di Maycomb, dove l’avvocato Atticus Finch assume la difesa di Tom Robinson, un ragazzo di colore ingiustamente accusato di aver stuprato una ragazza bianca. L’intera vicenda e il processo vengono raccontati da Scout, figlia dell’avvocato, la quale inconsapevolmente ed ingenuamente diventa protagonista di eventi che sono più grandi di lei.

[…]”Tutti gli avvocati difendono i ne… i neri, Atticus?”
“Certo, Scout.”
“Allora perché Cecil ha detto che tu difendi i neri come se ti accusasse di fare il contrabbando di liquori?”


IL BUIO OLTRE LA SIEPE
di Harper Lee

Casa Editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 304 p.
Formato Kindle: € 12,99
Formato Flessibile: € 8,07   

VOTAZIONE: ***


“Scout,” disse Atticus, “quando verrà l’estate dovrai stare attenta a non perdere la testa per cose molto peggiori. Lo so, è un’ingiustizia che tu e Jem dobbiate andarci di mezzo, ma a volte ci tocca prendere le cose come vengono, ed è proprio quando si è nei guai che bisogna… Comunque, quel che posso dirti è che quando tu e Jem sarete grandi forse ripenserete a queste cose con compassione, e capirete che non ho tradito la mia famiglia, ma che, se vi ho esposto a difficoltà, è stato perché non potevo fare diversamente. Questo di Tom Robinson è un caso che tocca direttamente il vivo della coscienza di un uomo. Scout, io non potrei andare in chiesa a pregare Dio se no tentassi di aiutare quell’uomo.

Il buio oltre la siepe è un classico contemporaneo che ha diversi piani di lettura, prestandosi così a diverse interpretazioni. Se, ad esempio, da una parte può essere considerato come un romanzo di formazione, proprio perché assistiamo all’influenza che la vicenda narrata ha su Scout e sulla sua crescita, dall’altro lo si può pensare come un’importante testimonianza di un momento storico. I temi trattati, d’altronde, sono diversi: si parla di razzismo e di pregiudizi, di influenze e limiti culturali, della paura dell’ignoto e del “diverso”.  E tutti questi temi sono profondamente legati al periodo storico in cui ci muoviamo, ossia negli Stati Uniti degli anni Trenta.

“[…] Voi conoscete la verità, e la verità è questa: alcuni negri mentono, alcuni negri sono immorali, alcuni negri non possono essere lasciati accanto alle donne, nere o bianche che siano. Ma questa è una verità che si può applicare a tutta la razza umana e non a una particolare razza di uomini. […]”

Quello che più colpisce di questo romanzo è, senza dubbio, il contrasto tra due modi di pensare: quello puro e ingenuo di Scout, talmente naturale proprio perché frutto della mente di una bambina, e quello ottuso della comunità in cui accade la vicenda, fatto da adulti che senza rendersene conto sono vittime di pregiudizi e di influenze culturali che affondano le radici proprio nell’ambiente in cui hanno sempre vissuto. Ci si chiede, infatti, leggendo come sia possibile che una bambina arrivi a conclusioni per noi scontate mentre gli adulti, che per definizione dovrebbero essere più maturi, restano fermi nelle proprie convinzioni senza fare lo sforzo di andare oltre. D’altronde il titolo non è altro che una metafora con cui l’autrice ha inteso rappresentare questa paura dell’ignoto, di ciò che non si conosce, invitando però a mettere in atto un azione ben precisa: andare oltre i pregiudizi.

[…] “Ma se gli uomini sono di un tipo solo, come ti spieghi che non vanno mai d’accordo tra loro? Se sono tutti eguali, perché passano la vita a disprezzarsi a vicenda? Comincio a capire una cosa, Scout: sai perché Boo Radley è rimasto chiuso in casa tutto questo tempo? Perché vuole starci dentro.”

Quello che posso dire, in tutta onestà, è che Il buio oltre la siepe ha suscitato in me una grande curiosità e tante domande, ma non ha acceso nessun fuoco. Sapete quei libri che vi prendono talmente tanto da divorarli e desiderare che non finiscano mai? Ecco, non è stato questo il caso. L’ho però trovato un romanzo acuto e di spessore, estremamente attuale perché il tempo gli ha regalato valore, anziché togliergliene.

Il Signor Tate smise di andare su e giù e si fermò di fronte ad Atticus, voltando la schiena a noi. “Non sarò un uomo molto buono, signor Finch, ma sono lo sceriffo della contea di Maycomb, ho vissuto in questa città tutta la vita e ho quasi quarantatré anni. So tutto quel che è accaduto da queste parti sin da prima ancora che io nascessi. C’è un ragazzo negro morto senza ragione, e l’uomo che è responsabile della sua morte è morto anche lui. Lasciamo che i morti seppelliscano i morti, signor Finch. Lasciamo che i morti seppelliscano i morti.”

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Chiara Nicolazzo ha detto:

    Idem! Ma io non penso che lo rileggerò mai. Vado molto a pelle per queste cose…

    Piace a 1 persona

  2. Mary Nastase ha detto:

    Ho letto questo libro 3 anni fa’…ricordo di aver provato le stesse cose. Non saprei esattamente dire se mi sia piaciuto oppure no… forse dovrò rileggerlo…

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