“LA ZIA MARCHESA” DI SIMONETTA AGNELLO HORNBY

Guardava intensamente la creatura a cui avrebbe dedicato i prossimi due anni della sua vita, e forse tanti altri ancora; le salivano ondate di tenerezza come degli leggere e cresceva in lei un fortissimo amore per quella femminuccia. Sotto la luce delle candele scopriva il ricco colore rosso dei capelli man mano che glieli asciugava con un panno di mussola. Sollevò il volto ed esclamò, guardando le altre: “Questa baronessa è specialissima. Ha i capelli rossi come il sole. Fortunato è chi se la sposa, taliate che carni piene e sode ha. È lunga lunga ‘sta nutrica, la settimina più grande del mondo!”. L’avvolse in uno scialle e la strinse al petto.

La zia marchesa di Simonetta Agnello Hornby, pubblicato del 2004, è il secondo romanzo della scrittrice sicula in cui viene raccontata la storia dell’aristocratica famiglia Safamita. Siamo nella Sicilia di fine Ottocento quando la Baronessa Caterina Safamita partorisce una bambina dai capelli rossi. Costanza viene chiamata e quello che racconta la Hornby non è che la sua storia, raccontata sia attraverso gli occhi di Amalia, la balia che le è rimasta accanto per tutta la vita, che attraverso un narratore esterno.

Si sapeva che era stata lei a invaghirsi dello zio e a sedurlo. Ma i denari non curano i peccati e tutti, i ricchi come i poveri, prima o dopo devono pagarli: quella orribile figlia rossa di capelli, come non ce n’erano mai state nella memoria dei Sarentini, testimoniava ora la sua vergogna. Ma c’era di peggio: la madre l’aveva rifiutata.


LA ZIA MARCHESA
di Simonetta Agnello Hornby

Casa Editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 336 p.
Formato Kindle: € 6,99
Formato Flessibile: € 8,50

VOTAZIONE: *****


Avvenne come e peggio di quanto Pepi Tignuso aveva previsto. L’11 maggio 1860 sbarcarono a Marsala Giuseppe Garibaldi e qualche centinaio di volontari. Garibaldi si proclamò dittatore per governare in nome del re di Piemonte e promise terra ai nullatenenti e a coloro che avessero preso le armi con lui. Con un una guerriglia brillante riuscì a sconfiggere l’esercito dei Borbone e pose fine al loro regno di Sicilia.

ln realtà La zia marchesa ha almeno tre piani di lettura.
Il primo è sicuramente quello romanzesco e riguarda lo svolgimento della vicenda principale, ossia la storia della famiglia Safamita e di Costanza, ma anche di Amalia e del suo mondo. In questo senso, forse, si può parlare di saga familiare ma anche di romanzo corale, perché veramente tanti sono i personaggi che compaiono lungo la narrazione e complicati possono risultare gli intrecci di sangue – e non.
Importante è anche il piano dello sfondo storico, perché alle vicende della famiglia Safamita si intrecciano quelle della Sicilia dell’epoca. Il contesto in cui si svolge la narrazione è, infatti, uno di più importanti per la storia Siciliana e riguarda prima di tutto il passaggio dai Borboni al Regno d’Italia e a tutti i problemi che questo comportò.
Infine fondamentale è il piano delle differenze sociali, perché ciò che salta all’occhio del lettore è proprio la differenza tra novità e servitù, che diventa esplicita proprio perché vengono raccontate, contemporaneamente, sia le vicende di Costanza (e del suo mondo) che quelle della balia (e del suo di mondo). Se da una parte, però, queste differenze sono palesi e innegabili, dall’altro la Hornby racconta una donna fuori dal comune, che rispetta il proprio lignaggio ma non alza barricate nei confronti degli altri. Costanza, d’altronde, è cresciuta in mezzo alla servitù a causa del rifiuto della madre e una volta sposata riesce a superare il deludente matrimonio proprio attraverso il lavoro manuale, per il quale viene considerata “strana”.

Costanza si preparava per la notte, aiutata dalla balia.
“Amalia, cos’è l’amore?” chiese.
La balia scioglieva le trecce. “E’ complicato spiegarlo. La vita è come una treccia, ogni ciocca è importante e ha un significato. La prima è quella del dovere, che abbiamo tutti e che significa obbedienza; la seconda è quella della roba – chi l’ha deve stare attento a non farsela arrubbare e chi non l’ha ha soltanto la fame nelle budella e la vulissi assai – e la terza è quella dell’amore. E se una ha tutte e tre le ciocche belle forti, la treccia è bellissima e vive felice. Ma assai femmine hanno la prima ciocca bella folta, mentre le altre due sono sottili. Se riescono a intrecciarsi la treccia bella non è, ma tiene, e la vita continua. Se invece la ciocca dell’amore addiventa troppo forte e quella del dovere è debole, la treccia non regge e si disfa: re devono essere le ciocche, così è.”

La storia è intricata e complicata e tutti i personaggi, anche quelli che si palesano per poche pagine, sono “a tutto tondo”, complessi nella loro unicità, come se fossero fatti di carne e ossa. La Sicilia, con le sue tradizioni e i suoi colori, è prepotentemente presente. Ogni dettaglio, anche i dialettici e i proverbi che si trovano all’inizio di ogni capitolo, permettono al lettore di calarsi totalmente in un’epoca lontana e in una regione tutta da scoprire.

Dopo la Pasqua i Safamita ritornarono a Sarentini per preparare il matrimonio; Pietro le mandava lettere banali e per nulla sentimentali. Disposta a trovare nobili spiegazioni per qualsiasi apparente carenza dell’amato, Costanza si convinse che lui si tratteneva nello scriverle per adeguarsi alle sue letterine, redatte in un italiano stringato e modesto. Ma un’angoscia aumentava a dismisura con l’avvicinarsi delle nozze: temeva il rapporto coniugale e percepiva una mancanza di attrazione fisica da parte del fidanzato, e non soltanto a causa dei suoi capelli. Erano dubbi che andavano ad accrescere il genuino dispiacere di lasciare il padre e Sarentini, portandosi dietro soltanto la balia e la sua cameriera personale.
A Sarentini Costanza, anziché rifiorire, deperiva. Il barone avvertiva la sua tristezza. Pur non approvando quel matrimonio, non vedeva l’ora che si celebrasse, nella speranza che la vita coniugale l’avrebbe rasserenata. Decise dunque di accelerare i tempi: le nozze si sarebbero celebrate in maggio.

Con questo romanzo la Hornby ha confermato di essere una vera narratrice, capace di raccontare e incantare il lettore. Se non l’avete già fatto, vi invito a conoscerla e a leggereLa zia marchesa. Ne vale veramente la pena.

“Alla marchesa Sabbiamena puoi dare ordini, e io cercherò sempre di obbedire. A Costanza Safamita no,” rispose lei tranquilla. “La scelta è tua. Io per ora unisco in me l’una e l’altra, ma posso scinderle: basta che tu me lo dica e io provvederò.”

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