“IL LETTORE” DI BERNHARD SCHLINK

 Sul suo volto di allora si sono sovrapposti, nei miei ricordi, i suoi volti successivi. Quando la richiamo davanti ai miei occhi così com’era allora, mi si presenta senza volto. Lo devo ricostruire. Fronte alta, zigomi alti, occhi azzurri chiaro, labbra piene, con curve simmetriche, senza fossette, mento importante. Un volto ampio, spigoloso, femminile. So che lo trovavo bello. Ma non vedo più la sua bellezza davanti a me.

Qualche mese fa una mia amica mi ha regalato questo romanzo e non vedevo l’ora di leggerlo, dato com’ero rimasta affascinata dal film The Reader – A voce alta con Kate Winslet. Il lettore di Bernhard Schlink, pubblicato nel 1995, è un romanzo di ispirazione autobiografica che, devo ammetterlo, ho trovato un passo indietro rispetto al film. Racconta la storia d’amore tra la trentaseienne Hanna Schmitz e il quindicenne Michael Berg, il quale resta totalmente affascinato da questa donna per la quale legge ad alta volta diversi romanzi. Quando a distanza di anni Michael scopre che Hanna tra gli imputati del Processo di Francoforte, la storia di un amore mai sopito si intreccia al senso di colpa della Germania post-nazista sull’Olocausto e di una generazione che si sente in dovere di porre riparo agli errori commessi dalla generazione dei propri genitori.

Hanna era un’ascoltatrice attenta. Le sue risate, il suo sbuffare sprezzante e le sue esclamazioni di sdegno o di assenso non lasciavano dubbi sul fatto che seguiva intensamente l’azione e che riteneva Emilia e Luise due stupide mocciose. L’impazienza con cui a volte mi chiedeva di continuare a leggere era data dalla speranza che alla fine la stupidità venisse meno. “Questo non può essere vero!”. A volte mi sentivo in dovere di continuare a leggere. Quando i giorni si fecero più lunghi, presi a leggere per più tempo, desideroso di rimanere a letto con lei al crepuscolo. Quando si addormentava su di me, e la sega in cortile taceva, il merlo cantava e dei colori degli oggetti in cucina restavano solo i toni del grigio, chiari e scuri, io ero completamente felice.


IL LETTORE
di Bernhard Schlink

Casa Editrice: Neri Pozza
Lunghezza: 163 p.
Formato Kindle: € 9,99    
Copertina Flessibile: € 13,60

VOTAZIONE: ***

 


Allo stesso tempo mi chiedo, e già all’epoca avevo iniziato a chiedermi: come doveva e deve servirsi la mia generazione, nata dopo il nazismo, delle informazioni sugli orrori dello sterminio degli ebrei? Non dobbiamo pensare di poter comprendere l’incomprensibile, non dobbiamo paragonare ciò che non è paragonabile, né di cercare informazioni, perché la ricerca di informazioni rende quegli orrori oggetto di comunicazione, anche quando non vengono messi in dubbio, e ottiene solo un silenzio ammutolito per l’atrocità, la vergogna e la colpa. Dobbiamo solo ammutolire di fronte all’orrore, la vergogna e la colpa? A quale scopo? L’impegno a portare alla luce i fatti e sottoporli a revisione, con il quale avevo partecipato al seminario non era andato perduto nel corso del processo. Ma non è questo il punto. Lo era invece il fatto che pochi furono giudicato e puniti e che noi, la generazione successiva, ci ritrovammo ammutoliti per l’orrore, la vergogna e la colpa. Doveva per forza andare così?

La profondità di Il lettore sta non solo nell’intrecciare una storia d’amore tra una donna e un ragazzino alle difficoltà delle generazioni successive di comprendere a pieno il senso dell’Olocausto, ma soprattutto nel trattare con estrema delicatezza questioni morali di grande importanza. Le domande che si pone Michael mentre assiste al processo sono diverse. La prima tra tutte: è corretto forzare la volontà di qualcuno per aiutarlo? Perché quando il ragazzo capisce che Hanna è analfabeta (ecco perché la donna gli chiedeva di leggerle dei romanzi ad alta voce) si chiede se e quanto sia giusto rivelare il suo analfabetismo contro la sua volontà per evitarle l’ergastolo. Aiutare qualcuno è una buona azione, ma a che posto mettiamo la dignità dell’essere umano e la sua libertà?
Inoltre Michael, profondamente affascinato da questa donna, resta come sospeso tra il tentativo di condannarla per i crimini commessi  e al tempo stesso di capirla. Com’era possibile che la guardia delle SS che mandava a morire le prigioniere fosse al stessa che lui aveva amato in quella calda estate di tanti anni prima? Il processo per Michael è un tormento, bloccato com’è tra comprensione e condanna, entrambe giustizia, ma impossibile che coesistano.

Volevo al tempo stesso capire e condannare il crimine di Hanna. Ma era troppo spaventoso per riuscirci. Quando mi sforzavo di capirlo, avevo la sensazione di non condannarlo più come era giusto che fosse. Quando lo condannavo, com’era giusto che fosse, non rimaneva posto per la comprensione. Ma al tempo stesso volevo capire Hanna; non capirla significa tradirla di nuovo. Non riuscivo a giungere a una conclusione. Volevo provare entrambe le sensazioni: la comprensione e la condanna. Ma tutt’e due insieme non era possibile.

Meravigliosamente poetica è, invece, l’idea che qualcuno legga per te. In particolare in questo caso, dove la voglia di conoscere è talmente forte da non fermare Hanna, la quale vive come un handicap il suo analfabetismo. Ed è proprio la lettura ad alta voce ad unire Hanna e Michael non solo nell’estate della loro relazione amorosa, ma anche negli anni di prigionia della donna, quando l’uomo inizia a inviarle delle cassette su cui ha registrato per lei diversi romanzi. Quella voce, così famigliare, spinge la donna ad imparare a leggere e la lettura diventa, per lei, strumento di espiazione.

Sulle cassette non ho mai registrato osservazioni personali, non ho mai rivolto a Hanna delle domande, né le ho raccontato di me. Leggevo il titolo, il nome dell’autore e il testo. Quando il testo finiva, aspettavo un momento, chiudevo il libro e premevo il tasto stop.

Storia profonda, fonte di importanti riflessioni, tuttavia ho trovato il romanzo decisamente sotto tono, rispetto al film. Sarà che l’interpretazione di Kate Winslet (una delle mie attrici preferite) l’ho amata davvero, ma da questo romanzo mi aspettavo un coinvolgimento decisamente maggiore. Voi cosa ne pensate?

La Hanna che avevo rincontrato sulla panchina del carcere era una vecchia signora. Aveva le sembianze di una vecchia signora e aveva l’odore di una vecchia signora. Ma non avevo fatto caso alla sua voce. La sua voce era rimasta decisamente giovane.

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