“LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO” DI STIEG LARSSON

“Di solito alla gente non importa un fico secco di me.”
“Balle” rispose Armanskij. “Sei tu che hai un problema e tratti quelli che effettivamente cercano di esserti amici come delle merde. Tutto qui.”

La scorsa estate, durante un viaggio in treno lungo otto ore, ho divorato Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson come raramente mi era successo di fare, e quando qualche settimana fa ho trovato La ragazza che giocava con il fuoco in aeroporto, proprio non ho potuto fare a meno di prenderlo.

Fin dal giorno in cui aveva conosciuto Lisbeth aveva avuto la netta sensazione che la sua vita fosse un viaggio verso la catastrofe. Ma se l’era sempre immaginata nella parte della vittima, non del carnefice.


LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO
di Stieg Larsson

Casa Editrice: Marsilio
Lunghezza: 750 p.
Formato Kindle: € 7,99  
Copertina Flessibile: € 10,20

VOTAZIONE: *****


“Mi scusi, ma rimango un tantino confuso. Prima di venire qui avevo l’impressione che Lisbeth Salander fosse un soggetto psichicamente malato che non aveva nemmeno completato la scuola dell’obbligo ed era sotto tutela. Ma lei mi racconta di una ricercatrice altamente qualificata, con un’attività in proprio, che guadagnava abbastanza da potersi permettere un anno sabbatico per girare il mondo, e questo senza che il suo tutore abbia fatto una piega. C’è qualche conto che non torna in questa storia.”
“Sono parecchi i conti che non tornano, quando si tratta di Lisbeth Salander.”

La ragazza che giocava con il fuoco di Stieg Larsson, pubblicato nel 2006, è il secondo romanzo della Saga Millennium, una serie di romanzi polizieschi di stampo scandinavo, che ha avuto un enorme successo non solo in Svezia, ma anche in tutta Europa. In questo romanzo ritroviamo li stessi Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist che abbiamo lasciato nel capitolo precedente, ma alle prese con nuove avventure. Mentre Mikael è alle prese con la pubblicazione di un’inchiesta giornalistica sul traffico di prostitute firmata dal collega Dag Svensson che, l’omicidio di quest’ultimo e della propria fidanzata Mia, nonché dell’avvocato Nils Bjurman (tutti uccisi dalla stessa arma), porta la polizia svedese a realizzare una vera caccia all’uomo nei confronti del proprietario delle impronte digitali presenti sull’arma del delitto: Lisbeth Salander. Di fronte a questa notizia, la profonda incredulità di Mikael lo porterà a intraprendere un’indagine personale volta non alla ricerca dell’assassino, ma a scagionare la sua bizzarra amica.

“Io non so un fico secco del suo tutore, ma lei non aveva nessun motivo di uccidere Dag e Mia. In special modo, non Mia. Lisbeth non sopporta gli uomini che odiano le donne e Mia stava giusto per mettere con le spalle al muro un gran numero di sfruttatori. Ciò che Mia faceva era perfettamente in linea con ciò che Lisbeth stessa avrebbe fatto. E’ una persona che ha una sua moralità.”
“Non riesco proprio a far quadrare l’immagine di quella ragazza. Una ritardata psicopatica oppure una competente ricercatrice.”
“Lisbeth è diversa. E’ asociale, ma non c’è assolutamente niente che non vada nella sua intelligenza. Al contrario, probabilmente è più dotata sia di lei che di me.”

Considerando che il romanzo conta ben settecentocinquanta pagine, averlo letto in un paio di settimane al momento mi sembra un traguardo non da poco. Di certo La ragazza che giocava con il fuoco si discosta da Uomini che odiano le donne, ma la sostanza, in fondo, è la stessa. Un romanzo poliziesco – o forse sarebbe meglio definirlo un thriller serrato o un noir scandinavo – dalla trama intricata e dal ritmo incalzante pieno di avvenimenti, ricco di personaggi estremamente complessi e tutti (o quasi) con un passato da occultare. Il parere, dunque, è decisamente positivo, anche perché raramente si trova un personaggio femminile così affascinante e inquietante allo stesso tempo come Lisbeth Salander. Leggendo di lei e della sua vita sono veramente tante le domande che nascono nel lettore, ma alla fine ciò che conta è il legame a pelle che si instaura con questa ragazza tatuata e che la fa diventare, senza dubbio, il punto focale dell’intera saga. D’altronde i racconti di Larsson non sarebbero gli stessi senza di lei e le sue stranezze.

Aveva la sgradevole sensazione che la polizia si trovasse in ritardo di diversi chilometri rispetto all’evoluzione degli eventi. In effetti non ci capiva un’acca. Di qualsiasi cosa si trattasse, la faccenda era molto più complicata di quanto avessero inizialmente creduto.

Lettura estremamente consigliata, che mi ha lasciata con l’amaro in bocca solo per un elemento, ossia il finale. Un finale decisamente – troppo – aperto che però mi ha regalato una certezza: non vedo l’ora di accaparrarmi il prossimo romanzo per sapere che ne sarà di Lisbeth. E di Mikael.

Istintivamente la situazione non le piaceva. Aveva vissuto la prima metà della sua vita nel costante terrore dell’uomo che c’era in quella casa. Per l’altra metà, da quando aveva fallito nel tentativo di ucciderlo, aveva aspettato che lui ritornasse. Questa volta non aveva intenzione di commettere errori.


 

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