“FEDELTÀ” DI MARCO MISSIROLI

– Tua moglie mi ha seguita.
– Mia moglie.
– Fino a qui -. Sofia lo fissò: – Professore?
Lui guardava l’entrata dell’aula.
– Credo sia in cortile.
Carlo Pentecoste andò alla finestra e riconobbe Margherita per il cappotto amaranto che indossava dal secondo giorno di primavera. Si era seduta sul muricciolo e leggeva un libro, ancora Némirovsky, teneva una gamba accavallata e con la mano libera vegliava lo zaino. Era fine marzo e una foschia inattesa attraversava Milano.

Quest’estate, di fronte alla promozione di Einaudi, tra gli altri mi sono decisa ad acquistare questo romanzo, sul quale avevo veramente tante aspettative. Tutte – ora posso dirlo -, si sono rivelate totalmente sbagliate. Fedeltà di Marco Missiroli, pubblicato nel 2019 e candidato al Premio Strega, è un romanzo sulla fedeltà e sull’infelicità. Missiroli racconta la storia di Carlo e Margherita attraverso quella del loro matrimonio. Si muovono, cauti, in una vita di coppia che sembra già scritta (due lavori rispettabili e un mutuo) fino a quando, quello che viene chiamato “il malinteso” incrina qualcosa. Il probabile tradimento di Carlo con Sofia, una sua studentessa, si insinua nel loro rapporto, scalfendo, anche a distanza di anni, quello che loro avrebbero definito un matrimonio felice. Il dubbio di essere stata tradita dal marito, spinge Margherita nelle braccia di Andrea, il suo fisioterapista, portandola a chiedersi quanto essere infedeli al proprio partner, significa essere invece fedeli a se stessi.

E ora che si faceva toccare dal suo fisioterapista con un’intensità giusta in una zona di confine, nell’attesa di comunicargli dove fosse il punto esatto del dolore, Margherita tornò lì: suo marito, la porta del bagno, edificio 5 dell’università, piano terra, toilette femminile. Era quello il punto esatto che le doleva da mesi.


FEDELTÀ
di Marco Missiroli

Casa Editrice: Einaudi
Lunghezza: 224 p.
Formato Kindle: € 9,99  
Copertina Rigida: € 16,15

VOTAZIONE: ***

 


Ed era stato meno impaurito appena aveva compreso che il suo matrimonio non veniva intaccato davvero da quei pensieri. La mano sulla schiena di Sofia non era un’interferenza, era una dimensione parallela, era l’aforisma che funestava l’immaginario adultero: “Non significa niente”. O meglio: “Non significa troppo”.

Fedeltà poteva essere un romanzo davvero interessante, un’analisi dei rapporti umani, del concetto di amore e di soddisfazione personale. Cosa comporta crescere in un matrimonio? Quanto di noi si perde in un rapporto di coppia? Come si può vivere senza cadere nel cliché di un percorso stabilito dalle convenzioni, scollandosi la paura di stare perdendosi qualcosa? Tutte domande interessanti che potevano rendere la storia di Carlo e Margherita in un certo senso emblematica. Di una generazione. Di un modo di vivere. Di un equilibrio che tutti noi cerchiamo quotidianamente, mentre il tempo passa, non facendo sconti a nessuno. E invece ho letto una storia che manca di qualcosa. Di quel pathos, di quell’emozione che permette al lettore di mettersi nei panni dei protagonisti e di vivere la loro storia come se fosse la propria.

Aveva il sospetto che fosse il senso di colpa, anche per lui, a mantenerlo sul confine.

Tutti i personaggi – e sono tanti – vengono raccontati per accenni veloci, che non lasciano poi molto al lettore. Di Margherita e Carlo sappiamo poco, alla fine. Qualche informazione lanciata così, al volo, mentre si sta raccontando altro. Come a non voler distogliere l’attenzione, in un certo senso, senza però capire che è proprio il loro passato a creare ciò che sono e a determinare le loro scelte. Allo stesso modo ho notato una mancanza di analisi dei sentimenti dei personaggi, che vengono raccontati con velocità e superficialità anche in quello che sentono. Perché?

Ma lei un ventiseienne lo aveva già avuto, e tuttora era il ricordo che tentava di non perdere. Con lui aveva intuito che l’infedeltà poteva significare fedeltà verso se stessa.

In conclusione posso dire che Fedeltà è un romanzo che mi ha deluso. Non è vero che non mi è piaciuto. Piuttosto ho visto quello che poteva essere e che non è riuscito ad essere.

– Ma come fai a tornare a casa da tua moglie dopo che sei stato con una ventenne. È una roba brutta.
– Può darsi.
– E non dirmi che quella roba brutta non arriva al cuore.
– Amo Margherita.
– Tu hai paura.
– Di che?
– Di stare lì, di farti il tuo matrimonio e la tua famiglia, di portarli a termine come un libro.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Moon ha detto:

    Hai espresso benissimo anche le mie sensazioni a riguardo. Inespresso è proprio l’aggettivo giusto

    "Mi piace"

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