“BERTA ISLA” DI JAVIER MARÍAS

Berta Isla sapeva di vivere parzialmente con uno sconosciuto. E un uomo che non può dare spiegazioni su mesi interi della propria esistenza finisce per arrogarsi la licenza di non darne mai su nessun aspetto della sua vita. Eppure Tom era anche, parzialmente, una persona che faceva parte da sempre della sua vita, di quelle che si danno per scontate come l’aria. Non ci si sofferma a scrutare l’aria.

Berta Isla di Javier Marías, pubblicato nel 2017 da Einaudi, è stata una lettura inaspettata. Era nella mia lista dei libri da leggere da tantissimo tempo ma nonostante questo, mai mi sarei aspettata una storia del genere. Inusuale per il suo stile e comune per i sentimenti che trattiene.

“[…]Quelli che agiscono nell’ombra, all’insaputa di tutti, e non reclamano né hanno bisogno di riconoscimenti, ecco chi sono quelli che più turbano il mondo.”


Berta Isla di Javier Marías

Casa Editrice: Einaudi

Lunghezza: 480 p.

Formato Kindle: € 7,99

Copertina Rigida: € 18,70

Copertina Flessibile: € 10,88

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Non sempre riconosciamo le storie d’amore degli altri, nemmeno quando ne siamo noi l’oggetto, la meta, il fine.

Berta Isla di Javier Marías racconta la storia di un matrimonio a intermittenza. Quello tra Berta e Tom aveva tutte le carte in regola per essere un matrimonio di successo. Innamoratisi da ragazzi, i due si sono aspettati, rimanendo fedeli a quell’amore giovanile pieno di promesse. Ma qualcosa cambia mentre Tom è a Oxford per studiare e a causa di un malinteso è costretto a iniziare a lavorare per i servizi segreti inglesi. La sua, dunque, diventa una vita fatta di segreti e misteri, perché con nessuno può condividere la verità del suo lavoro, neanche con sua moglie, convinta che l’uomo lavori per l’Ambasciata. Berta, per amore e per fedeltà – verso il marito e verso se stessa, verso quella vita coniugale a cui è rimasta aggrappata, spesso da sola – intuisce la natura delle assenze di Tom e accetta quel rapporto fatto di assenze e bugie, anche quando il marito sparisce per dodici lunghi anni, nutrendo l’intuizione che nessuno conosce veramente l’altro e che le vite, tutte, sono fatte di attese.

Ho due possibilità davanti, e nessuna delle due è quella che vorrei, ma sono finiti i tempi in cui potevo scegliere quello che volevo. Un arresto e un processo dall’esito incerto, con una probabile condanna e anni di carcere se va male, oppure un compito inimmaginabile e torbido, di durata indefinita e per il quale non mi sento tagliato: farmi passare per quello che non sono e avere a che fare con individui sconosciuti e orrendi, di fatto con nemici dei quali dovrei farmi amico per poi tradirli, qualcosa di simile mi suggeriva Wheeler con la parola “infiltrato”, proprio così, non l’ho sognato.

La lettura di Berta Isla è stata un’esperienza strana. Spesso ho cambiato idea, a volte pensando fosse estremamente – troppo – lento, altre perdendomi nelle riflessioni di Berta, una donna comune alle prese con una situazione insolita. La sua particolarità, in fondo, è proprio questa: raccontare un matrimonio attraverso brevi episodi e i punti di vista dei due protagonisti, che ogni storia, per spiegarsi bene, ha sempre bisogno di diversi punti di vista. Arrivata all’ultima pagina ho capito che l’intento di Javier Marías era proprio quello di dare alla storia la libertà e lo spazio di raccontarsi, senza restrizioni o schemi prestabiliti. I dialoghi, se non indispensabili, sono banditi. Gli eventi raccontati nel dettaglio si contano sulle dita di una mano. Largo spazio, invece, alle riflessioni, ai pensieri maturati nelle notti solitarie, al racconto delle proprie impressioni e sensazioni. Il romanzo, infatti, ha una collocazione temporale e geografica ben precisa – siamo tra la Spagna e Inghilterra degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso – ma potenzialmente potrebbe cambiare vesti senza mutare il senso del racconto.  Siamo di fonte, insomma, na storia universale.

“Tu sei una delle poche cose cui non mi sento obbligato, che ho potuto scegliere con libertà. In altri aspetti della vita ho la sensazione che la mia sorte sia segnata, di non essere stato io a scegliere, che siano stati altri a scegliere me. Tu sei l’unica cosa veramente mia, l’unica che so di aver voluto io.”

Berta Isla è un romanzo strano, privo di certezze e di un racconto chiaro, ma ricco di interrogativi. L’autore porta per mano il lettore a interrogarsi su due grandi temi, l’amore e l’identità.
E’ difficile, infatti, non immedesimarsi in Berta e Tom, protagonisti di una storia d’amore a dir poco inusuale. Perché entrambi si raccontano senza censura, consapevoli ognuno delle proprie mancanze, di quell’andare avanti per inerzia di cui a volte sono piene le vite di tanti di noi. Marías racconta un matrimonio che è tutto tranne che perfetto, ma lo fa senza mai incolpare nessuno dei due, che se Tom è responsabile delle sue assenza, Berta è colpevole del logorio a cui si è costretta accettando quella vita solitaria. Tenero, invece, è il legame dei due nonostante i segreti e gli anni distanti, perché a volte tra due persone che si amano e che si appartengono non servono tante parole per spiegarsi. E’ per questo che Tom alla fine torna a casa, che nonostante le infinite vie di uscita che i servizi segreti gli mettono a disposizione, decide di tornare dall’unica persona che lo fa sentire se stesso restituendogli la propria identità che credeva perduta, da quell’unica versione di vita che ha scelto prima che il lavoro a cui è stato costretto cambiasse per sempre le carte in gioco. Ed è per questo che Berta decide di restargli accanto e di aspettarlo, che nonostante i cambiamenti innegabili che scova nel marito ogni volta che si ritrovano. Perché c’è sempre qualcosa che la riporta al principio di quell’amore che le ha occupato una vita intera.

Stavamo bene insieme, malgrado le brume e i fumi in cui vivevamo avvolti. Malgrado la mia visuale così ridotta, malgrado tutto. Era come assistere alla sua vita con un occhio solo, e come se l’altro fosse cieco. A volte era difficile sopportarlo, ma lo sopportavo. E nonostante tutto lo amavo ancora, imperfettamente e con un misto di sentimenti contraddittori, come tutti. No, non come tutti, come quelli che amano meglio. Preferivo averlo parzialmente piuttosto che andare via, piuttosto che perderlo di vista definitivamente e lasciare che diventasse un ricordo.

In Berta Isla ho sicuramente trovato un romanzo innovativo, diverso, profondo. Uno di quei romanzi che si apprezzano molto di più una volta terminato, perché a Berta e Tom continui a pensarci anche una volta arrivato all’ultima pagina.

Abbiamo tante pretese: pretendiamo di conoscere a fondo la gente, soprattutto quella che si assopisce e respira sul cuscino accanto al nostro.


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