“MANGIA PREGA AMA” DI ELIZABETH GILBERT

Non voglio più essere sposata.
Questa verità premeva su di me con insistenza, anche se cercavo con tutte le forze di non accettarla.
Non voglio più essere sposata. Non voglio vivere in questa grande casa. Non voglio avere un bambino.
Ma avrei dovuto volerlo.

Inizia così Mangia Prega Ama di Eizabeth Gilbert, pubblicato nel 2006 e diventato ben presto un caso editoriale, talmente tanto letto da aver ispirato l’omonimo film del 2010 che vede Julia Roberts come protagonista. Questo romanzo campeggiava nella mia lista dei libri da leggere da un po’, ma avevo sempre altre priorità, alti libri da leggere che sembravano più urgenti. Ma in questo periodo, pieno di preoccupazioni, mi serviva qualcosa che mi alleggerisse la mente e così mi sono lanciata in questa lettura che non sapevo bene dove mi avrebbe portata. Se mai mi avesse portata da qualche parte.

Così smisi di costringermi a scegliere – Italia? India? Indonesia? e amici che volevo conoscere tutti e tre i Paesi. Quattro mesi ciascuno. Un anno in tutto. Certo, era un sogno leggermente più ambizioso dell’acquisto di una scatola di matite. Ma era quello che volevo. E poi volevo scrivere di tutto questo. Per me non erano tanto luoghi da esplorare, altri viaggiatori lo avevano fatto prima di me; quello che mi interessava era indagare un aspetto di me stessa sullo sfondo di ciascun Paese. Volevo imparare parte del piacere in Italia, l’arte della devozione in India e, in Indonesia, l’arte di bilanciare l’uno e l’altra.


MANGIA PREGA AMA
di Eizabeth Gilbert

Casa Editrice: BUR BIBLIOTECA UNIV. RIZZOLI
Lunghezza: 376 PAGINE
Collana: BEST BUR
Data di Pubblicazione: 8 MAG 2013

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Guardo il Mausoleo e penso che forse, dopotutto, la mia vita non è caotica come sembra. È il mondo che è caotico e ci costringe a continui, inattesi cambiamenti. Il Mausoleo mi ammonisce a non restare ancorata alla vecchia idea di me. Posso essere stata, in passato, per qualcuno, una meravigliosa opera d’arte e trasformarmi domani in un deposito di fuochi artificiali.

Mangia Prega Ama è un romanzo autobiografico in cui l’autrice, la statunitense Elizabeth Gilbert, racconta come, dopo un doloroso divorzio e una storia d’amore di rimpiazzo, abbia deciso di viaggiare per un anno alla ricerca di sé stessa e della propria felicità. La Gilbert racconta, dunque, il suo viaggio non solo attraverso i luoghi che ha conosciuto (la scrittrice ha vissuto quattro mesi a Roma alla ricerca del pacere, quattro in un ashram in India alla ricerca della devozione e quattro a Bali, alla ricerca dell’equilibrio) ma soprattutto come l’Italia, l’India e l’Indonesia le abbiano permesso di conoscere fino in fondo se stessa, esplorando aspetti di sé e della vita  che non conosceva.

Ho cercato freneticamente la serenità, per tanti anni e in tanti modi, e tutte queste ricerche e graduali acquisizioni alla fine ti logorano. La vita, se la insegui con troppo accanimento, finisce per portarti alla morte.

Si sa che leggere un romanzo dopo averne visto un film non è mai una grande mossa ma, come dire, mi sono presa tutti i rischi del caso. E ho fatto bene, perché se anche questo non è un grande capolavoro della letteratura (così come il film con Julia Roberts  non è un grande capolavoro cinematografico) ha comunque  qualcosa che “acchiappa”. E’ semplice, ma di quella semplicità non banale. Piuttosto, direi, di quella semplicità che possiamo ritrovare in ognuno di noi, perché di tutte le domande che la Gilbert si pone nel corso della narrazione, sono certa che almeno una ve la siete posta anche voi. E, chissà, magari la risposta che lei ha trovato potrebbe aiutarvi a trovare nella vostra ricerca.

Per dirla con semplicità, sono stata attirata nel cunicolo dell’Assoluto, e in quella cosa precipitosa ho capito fino in fondo i meccanismi dell’universo.

Possiamo definire, dunque, Mangia Prega Ama un romanzo godibile e coinvolgente, in cui la Gilbert racconta, senza grandi censure, la propria verità, la propria esperienza, la propria vita. Quella di un’anima inquieta alla costante ricerca di sé stessa e della propria felicità.

Ho passato così tanto tempo, negli ultimi anni, a domandarmi cosa dovevo essere. Una moglie? Una madre? Un’amante? Una zitella? Un’italiana? Una golosa? Una viaggiatrice? Un’artista? Una yogi? Adesso so di non essere nessuna di queste cose, almeno non completamente. E non sono neanche Zia Liz la Pazza. Sono solo un’antevasin – né questo né quello – una cercatrice sul confine sempre in movimento della magnifica, temibile foresta del nuovo.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. illettorecurioso ha detto:

    è da tantissimo che anche io ce l’ho in lista. Prima o poi lo leggo!

    "Mi piace"

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