“AGNES GREY” DI ANNE BRONTË

 

In ogni storia è racchiusa una morale; in alcune può essere difficile trovarla e, dopo averla trovata, è così povera e piccola che non valeva la pena schiacciare il guscio per quella noce rinsecchita. Non posso giudicare io se sia o non sia questo il caso per la mia storia. A volte penso che possa rivelarsi utile per alcuni e gradevole per altri; ma sarà la gente a giudicare da sola: protetta dalla mia oscurità, dal trascorrere degli anni e da alcuni nomi inventati, inizio senza timori la mia avventura; e rivelerò in tutta sincerità al pubblico quel che non confiderei all’amica più cara.

Il modo in cui Agnes Grey di Anne Brontë è finito tra le mie mani è alquanto bizzarro. Per farla breve, la scorsa estate, mentre camminavo con una mia amica per dei campi dietro casa, ho trovato un sacco pieno di libri abbandonato sul ciglio della strada e tra questi c’era proprio il romanzo della minore delle sorelle Brontë. Non avevo, dunque, in mente di leggerlo, ma mi è letteralmente capitato tra le mani e quasi un anno dopo, eccoci qui.

Sarebbe stato bellissimo fare l’istitutrice. Vedere il mondo; iniziare una nuova vita; agire liberamente; esercitare facoltà inutilizzate; mettere alla prova una forza sconosciuta; guadagnarmi da vivere e guadagnare qualcosa per aiutare mio padre, mia madre e mia sorella, oltre a liberarli dell’impegno di pensare al cibo e ai vestiti per me; far vedere a papà che cosa sapeva fare la sua piccola Agnes; convincere la mamma e Mary che non ero una creatura inerme e spensierata come loro credevano. E quanto sarebbe stato gradevole vedersi affidata la cura e l’educazione dei bambini!


AGNES GREY di Anne Brontë

CASA EDITRICE: Mondadori 
LUNGHEZZA: 176 pagine DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 apr 2015

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“Musica, canto, disegno, francese, latino, tedesco: non è poco” mi disse. “A molti farà piacere ottenere tanto da una sola istitutrice, e questa volta cercherai una famiglia più elevata, la famiglia di un vero gentiluomo; poiché da una famiglia simile otterrai il dovuto rispetto più facilmente che da quei commercianti fieri del loro portafogli, da quegli arroganti parvenus. Ho conosciuto molta gente tra l’aristocrazia che trattava le istitutrici come membri della famiglia; sebbene altri, lo riconosco, siano insolenti e esigenti al massimo; in tutte le classi c’è del bene e del male.”

La trama di Agnes Grey è molto semplice e lineare, così come l’intero romanzo, marcando in questo modo una linea netta di separazione con le produzioni delle sorelle Emily e Charlotte. La protagonista è, appunto, Agnes Grey, figlia di un pastore inglese la quale, a causa di alcune difficoltà economiche in cui versa la famiglia, decide di aiutare i propri genitori svolgendo l’attività di istitutrice. Quello dell’istitutrice è uno dei pochi lavori concessi alle donne rispettabili in età vittoriana e consentirà alla giovane Agnes di fare esperienza del mondo e trovare la propria strada.

Mi dispiaceva per lei; ero stupefatta, nauseata dalla sua spietata vanità; mi chiedevo perché sia data tanta bellezza a quelli che ne fanno un uso così cattivo, e negata a alcuni che ne trarrebbero vantaggio per loro e per gli altri. Ma conclusi che Dio sa quello che è giusto. Forse ci sono uomini vanitosi, egoisti e senza cuore come lei, e forse donne così posso essere utili per punirli.

Agnes Grey di Anne Brontë, pubblicato nel 1847, è considerato un romanzo autobiografico, in quanto si basa sull’esperienza personale dell’autrice che lavorò come istitutrice.  È anche considerato un romanzo di formazione, perché racconta la crescita personale di Agnes e il suo staccarsi dalla famiglia di origine per entrare nel mondo, ma soprattutto si tratta di un romanzo perfettamente in linea con la produzione dell’epoca, perché viene rappresentato il microcosmo della società vittoriana attraverso il racconto delle difficili condizioni delle istitutrici, ma anche l’esperienza del mondo mondano – considerato da Agnes vuoto e completamente diverso dai rigidi principi morali con i quali è stata educata. Tutto questo viene raccontato direttamente dalla protagonista ai lettori, i quali diventano in qualche modo i suoi confidenti, ai quali la ragazza affida gli eventi della sua vita come si fa con un diario segreto, permettendo al lettore una profonda identificazione con quanto narrato.

A volte questi pensieri mi turbavano seriamente; a volte riuscivo a placarli riflettendo. Non è l’uomo che amo, ma la sua bontà.

Lo stile narrativo scelto da Anne Brontë è molto semplice e lineare, privo di sbalzi temporali o di colpi di scena che possano lasciare il lettore senza fiato. Tutt’altro, l’intera storia sembra svolgersi esattamente così come deve, senza sbavature o intoppi degni di nota. La protagonista, Agnes, racconta in prima persona gli eventi della sua vita facendo dei lettori i suoi confidenti, come se stesse scrivendo in un diario segreto anziché le sue memorie, permettendo un’importante identificazione tra protagonista e lettore.

No – oltre alla speranza in Dio – il mio solo conforto era pensare che, sebbene lui non lo sapesse, ero degna del suo amore più di Rosalie Murray, con tutto il suo fascino e i suoi incanti; poiché io sapevo apprezzare i suoi grandi meriti, e lei no; io mi sarei dedicata tutta a farlo felice; lei avrebbe distrutto la sua felicità per la momentanea soddisfazione della propria vanità.

Nella mia personale esperienza di lettura, Agnes Grey di Anne Brontë è passato come un romanzo senza infamia e senza lode,  certamente importante testimonianza di un’epoca lontana ma così lineare e a tratti scontato da non suscitare nel lettore quei battiti scomposti che invece regalano i romanzi di Charlotte ed Emily. Lettura, dunque, degna di nota in quanto parte del patrimonio letterario mondiale, ma non uno di quei romanzi che ti lascia qualcosa dentro, se non quella nostalgia tipica di un tempo ormai andato.

“Mi amate dunque?” chiese, stringendomi con fervore la mano. “Sì.”


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