“L’ISOLA DELL’ABBANDONO” DI CHIARA GAMBERALE

No. Non aveva mai creduto che potesse venire qualcosa di buono da persone afflitte dallo stesso problema che stabiliscono programmaticamente di aiutarti. Credeva semmai che la salvezza, come la sventura, ci sorprende, e arriva da dove meno ce lo aspetteremmo.

Ho sempre amato Chiara Gamberale, la sua scrittura e la sua visione del mondo, poetica e pratica al tempo stesso. Questo romanzo lo puntavo da un po’ e quando l’ho trovato nei titoli proposti dalla Feltrinelli non ho resistivo. Devo dire che, nonostante il finale un po’ così, ho fatto una buona scelta.

Evidentemente l’amore, pensa lei – adesso che quell’alberghetto di Ascona è solo un ologramma -, mentre ci prende, ci tira via da quello che eravamo fino a un attimo prima e inganna tutti i nostri buchi… Non solo ci fa credere che non verremo mai più abbandonati, ci fa anche dimenticare di esserlo stati – dal nostro passato amore, da un amico, un altro amico, da nostro padre, nostra madre, dalla speranza che le cose andassero diversamente da come sono andate. Poi l’amore passa, diventa altro, e i buchi suo ancora tutti lì. Gli abbandoni anche. Quelli ricevuti. Ma soprattutto quelli inflitti.


L’ISOLA DELL’ABBANDONO di Chiara Gamberale

CASA EDITRICE: Feltrinelli

LUNGHEZZA: 168 pagine

PUBBLICAZIONE: 21 feb 2019

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Mi ero innamorata di un uomo impossibile per affidare a lui la responsabilità di ammalarmi la vita, anziché accettare che è tutta roba mia, che sono io, solo io, che non so giocare, non so nemmeno da dove si comincia per mirare a quel risultato finale, quel risultato fatale – essere felice?

L’isola dell’abbandono di Chiara Gamberale, pubblicato nel 2019, racconta la storia di Arianna, una neomamma che, alle prese con la sfida più grande (la maternità) sente la necessità di tornare sull’isola di Naxos. Isola dove dieci anni prima, durante quella che doveva essere una vacanza, viene abbandonata in asso dal fidanzato Stefano e subito dopo incontra Di, un uomo capace di metterla in contatto con se stessa, insegnandole la cosa per lei più difficile: restare. Torna su quell’isola in un’epoca della sua vita in cui, pur sentendosi completa, si sente anche fragile, persa, sfibrata. Il romanzo, attraverso temi come l’abbandono, il lutto, le paure, racconta di una donna alla scoperta di se stessa.

“Capita, insomma, che ‘sta vita ci metta a tu per tu con qualcuno di violento, qualcuno per cui, anche volendo, non avremmo mai potuto essere preparati. Chi è, costui?”

Questo è uno di quei romanzi che si leggono tutto d’un fiato. Neanche duecento pagine e una storia, quella di Arianna, apparentemente semplice, ma in realtà complicata. Perché non sempre, e non per tutti, fare i conti con se stessi e scoprirsi è un processo semplice. L’isola dell’abbandono svela, in fondo, una verità sacrosanta. E’ proprio nei momenti in cui ci sembra di aver perso il controllo della nostra esistenza che scopriamo davvero chi siamo. Ed è questo che succede ad Arianna. Sono tre, secondo l’autrice, i momenti rivelatori nella vita: la nascita di un figlio, la morte di qualcuno a noi molto vicino, l’innamoramento o la fine di un amore. E Arianna li vive tutti, nella maniera più prepotente possibile. L’abbandono della persona che ama e la sua morte, un nuovo innamoramento (o forse più di uno), la nascita di un figlio non programmato. E ogni volta che la vita bussa alla sua porta con tutta la prepotenza di cui è capace, lei vacilla. Perché non è facile rimettersi in piedi, ritrovare l’equilibrio con i pezzi in più che ci si ritrova tra le mani. A volte serve qualcuno che ci aiuti. Molto più spesso quello che ci serve è il coraggio di restare quando la vita – prepotente – irrompe.

“È così, è esattamente così anche secondo me: il problema è sempre uno solo, sempre quello: abbiamo paura di non essere amati. E allora ci rifugiamo nel nostro trauma, nelle nostre ossessioni. Ma lo capisci, il paradosso? Non lo vedi che, proprio perché ce ne stiamo lì, accartocciati nel nostro mito, nessuno ci potrà mai conoscere per quello che siamo e dunque ci potrà amare? Non è evidente che mentre crediamo di difenderci ci stiamo mettendo definitivamente a rischio?”

Il personaggio di Arianna vive in bilico, costantemente attanagliata dalla paura di essere abbandonata. E quando l’abbandono la investe per davvero è costretta a fare i conti con se stessa. La Gamberale racconta gli ultimi dieci anni della sua vita e lo fa in maniera confusa, perché in fondo è così che si sente Arianna. Persa e confusa, anche se tremendamente innamorata di suo figlio, anche se pensava di aver già vissuto il peggio. Perché la paura più grande, di fronte alle nuove sfide, è quella di non riuscire a tenere tutto insieme. Quella che era, quella che è, quella che dovrebbe essere, quella che vedono gli altri, quella che pensava di aver dimenticato. Perché c’è tanto di noi che abbiamo dimenticato e c’è tanto di noi che non abbiamo ancora scoperto.

Secondo te è possibile? gli chiede lei. Cosa? Tenere tutto insieme, dentro, il mito e la vita nel frattempo, quello che siamo stati e quello che saremo, quello che muore e quello che nasce. Secondo me sì, risponde lui. Assolutamente sì. Ma ci vuole costanza.

L’isola dell’abbandono è, secondo me, oltre che un libro sull’abbandono, anche un libro sul cambiamento. E forse sì, è anche un romanzo sulle parti di noi che irrimediabilmente lasciamo per strada ma che, inconsciamente, continuano a viverci dentro.

Ma se sapessimo di che cosa abbiamo bisogno, non avremmo bisogno dell’amore.

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