“MARTIN EDEN” DI JACK LONDON

Non apparteneva alla loro tribù, e non parlava il loro gergo; questa fu la conclusione cui giunse. Non poteva far finta di essere come loro. La mascherata sarebbe stata scoperta e poi le mascherate non appartenevano alla sua natura. In lui non c’era posto per finzioni o artifici. Doveva essere se stesso, accadesse quel che doveva accadere. Non era ancora capace di parlare la loro lingua, ma col tempo ci sarebbe riuscito. Su questo non aveva dubbi.

Tempo fa ho stilato un elenco di romanzi che hanno fatto la letteratura americana che avrei voluto leggere. Poco tempo dopo, spulciando il sito della Feltrinelli, tra i titoli in offerta trovo proprio uno di loro. Ecco come Martin Eden di Jack London è finito nelle mie mani.

Come avrebbe potuto diventare degno di lei, se quello era il branco a cui apparteneva? Questi dilemmi lo riempivano di sgomento, e si sentiva schiacciato dall’incubo della sua appartenenza alla classe operaia. Ogni cosa cercava di afferrarlo per trascinarlo in basso – sua sorella, la casa e la famiglia della sorella, l’apprendista Jim, tutte le persone che conosceva, ogni legame. L’esistenza non aveva un sapore dolce, per Martin. Fino ad allora aveva sempre accettato la sua vita, con tutto ciò che ne faceva parte, come qualcosa di buono. Non l’aveva mai messa in discussione, tranne quando leggeva; ma in fin dei conti, quelli erano soltanto libri, fiabe di un mondo ancor più fiabesco e impossibile. Ma adesso quel mondo l’aveva conosciuto, era possibile e reale, e al centro di quel giardino c’era un fiore di donna di nome Ruth; da quel momento in poi avrebbe conosciuto l’amarezza della vita, uno struggimento acuto come il dolore, e una disperazione che lo avrebbe torturato nutrendolo di speranza.


MARTIN EDEN
di Jack London

CASA EDITRICE: Feltrinelli
LUNGHEZZA: 526 pagine
PUBBLICAZIONE: 17 nov 2016

|Acquista su AMAZON|

 

 


 

Voglio respirare l’aria che respirate in questa casa – un’aria piena di libri, e quadri, e robe bellissime, dove la gente parla a voce bassa e sono tutti puliti, e pure i pensieri c’hanno puliti. L’aria che ho sempre respirato era impregnata di roba da mangiare e discorsi sull’affitto da pagare e pagare e cagnare e scuffie e gente che non parla d’altro.

Martin Eden di Jack London, pubblicato nel 1909, è il romanzo più celebre di questo autore americano. La trama è apparentemente molto semplice. La storia narrata è quella di Martin Eden, un marinaio dell’Oakland che, salvando la vita ad un ragazzo borghese, viene invitato a casa sua come ringraziamento. Per puro caso, dunque, Martin finisce a casa dei Signori Morse, una ricca famiglia borghese di San Francisco, e in quell’occasione si innamora perdutamente della figlia, Ruth. Immediatamente Martin resta affascinato da quel mondo borghese così raffinato e colto, totalmente diverso dalla realtà in cui è cresciuto, e si rende conto che per poter avere una chance con Ruth deve elevarsi socialmente. Il ragazzo, dunque, intraprende un percorso di studio che gli permetterà non solo di crescere culturalmente ma anche umanamente. Proprio però quando la scalata sociale è realizzata e da rozzo marinaio diventa uno scrittore famoso, ecco che qualcosa si rompe.

La fama andava benissimo, ma era per Ruth che aveva concepito quello splendido sogno. Non era un cacciatore di fama, ma soltanto un folle amante di Dio.

Questo romanzo può essere definito tante cose. Innanzitutto è comunemente definito come il classico romanzo di formazione, perché quella a cui si assiste è proprio la crescita di Martin Eden, ossia l’esperienza di un giovane marinaio che, per amore e per sincera ammirazione nei confronti del mondo borghese, decide di intraprendere un percorso di studio che gli permetta di entrare a far parte del mondo di Ruth ed essere così degno del suo amore. London, dunque, racconta delle letture di Martin, dei suoi studi filosofici, del suo desiderio di scrivere, dei suoi sacrifici per tirare avanti mentre cerca di sfondare come scrittore, ma racconta anche della sua solitudine, della povertà in cui è costretto a vivere mentre si dedica alla scrittura e che è costretto a celare, della mancanza di fiducia in quello che sta facendo da parte di tutte le persone che lo circondano (Ruth per prima). Ed è qui che il meccanismo si inceppa, perché più Martin cresce e fa esperienza del mondo, più capisce che quello a cui aspirava – ossia essere accettato dalla borghesia – non ha valore. Scopre che quel mondo che tanto lo aveva affascinato, in realtà è vacuo, bigotto, falso. E Ruth non è da mano. Direi che dunque, più che un processo di crescita e di formazione, quello raccontato in  Martin Eden è un processo di disincanto e sconfitta personale. Perché proprio nel momento in cui Martin si rende conto di quale sia il vero volto del mondo a cui fino a quel momento ha desiderato di appartenere, beh ormai si è spinto troppo oltre per poter anche solo pensare di tornare indietro.

Chi sei, Martin Eden? Si domandò, quella notte, di fronte allo specchio della sua camera. Si fissò a lungo e con una certa curiosità. Chi sei? Cosa sei? Qual è il tuo posto? Di diritto, il tuo posto è accanto a ragazze come Lizzie Connolly. Il tuo posto è in mezzo alle fatiche innumerevoli, a tutto ciò che è basso e volgare e privo di bellezza. Il tuo posto è in mezzo ai buoi e alle bestie da soma, in ambienti sudici, tra tanfi e miasmi. Adesso ci sono le verdure stantie. Quelle patate sono marce. Annusale, accidenti a te, annusale. Eppure osi aprire i libri, ascoltare buona musica, imparare ad amare i bei quadri, parlare in modo corretto, formulare pensieri che nessuno del tuo ceto sociale si azzarda a formulare, allontanarti dai buoi e da tutte le Lizzie Connolly e amare, invece, lo spirito evanescente di una donna che sta un milione di chilometri sopra di te, e che dimora tra le stelle! E tu, chi sei? Cosa sei? Accidenti a te! Riuscirai a sfondare?

Proprio in quest’ottica Martin Eden può anche essere considerato un “romanzo delle idee”,  nel senso che attraverso la storia di Martin, Jack London mette su una vera e propria riflessione – e critica – sulla figura dell’artista all’interno del mercato capitalista. Questo perché il successo di Martin Eden come scrittore non è correlato alla sua crescita professionale. Tutt’altro. Martin diventa celebre nel momento in cui, dopo anni di scrittura e di rifiuti, decide di smettere di scrivere e uno dei suoi lavori ha successo. Ed ecco che parte la giostra. Tutti lo vogliano, tutti lo amano. Tutti vogliono pubblicare i suoi lavori, scritti prima del successo, quando pativa la fame e nessuno si interessava a lui. Martin dunque si domanda: perché adesso che ho avuto successo tutti vogliono la mia attenzione, quando io sono sempre lo stesso e i miei scritti non sono frutto di chi sono adesso (uno scrittore di successo) ma di quel ragazzo a cui prima del successo nessuno dava alcun credito? Nasce da qui la riflessione di Martin (e di Jack London) che lo porta ad abbandonare la scrittura, a non voler fare parte di quel mondo borghese per il quale aveva tanto combattuto ma che scopre essere vuoto, a vivere in una sorta di apatia, di delusione totale e di stanchezza cronica che lo porteranno a scegliere il suicidio.

Ignorava di possedere un vigore intellettuale fuori dal comune e ignorava, altresì, che le persone capaci di sondare gli abissi dell’esistenza e di riflettere sui massimi sistemi non si trovavano nei salotti dei Morse di turno; né poteva immaginare che queste persone fossero aquile sbrancate che solcavano in solitaria la volta azzurra del cielo, lontano dalla terra e dal suo brulicante carico di vita gregaria.

Infine – e in maniera un po’ più frivola forse – Martin Eden è anche un romanzo d’amore, proprio perché l’impulso  che spinge il protagonista a studiare e ad iniziare a scrivere del mondo è proprio il desiderio di essere accettato dalla classe sociale alla quale appartiene la donna che ama. Quello però che mette costantemente in luce Jack London è l’incompatibilità dei due ragazzi, così giovani e innamorati da non rendersi conto di quanto impossibile sia quella storia d’amore e di quanto un sentimento, a volte, non ci permetta di vedere con chiarezza chi abbiamo di fronte.

Si rese conto, soltanto ora, di non averla mai amata davvero. Aveva amato una Ruth idealizzata, una creatura etera che lui stesso aveva creato, il fulgido e luminoso spirito delle sue poesie d’amore. La vera Ruth, la Ruth borghese, con tutti i difetti della sua classe e i limiti insormontabili della psicologia borghese ben radicati nella mente, quella Ruth lì lui non l’aveva mai amata.

Ho letto queste cinquecento pagine in un mese. Non voglio dire che sia tanto o poco tempo, ma nel raccontare la mia esperienza di lettura di Martin Eden devo sì raccontare di quanto mi sia piaciuto ma anche di come, una volta chiuso il libro, sia mancato un vero e proprio legame tra me e questo libro. È stata una sensazione strana mai provata prima, perché mai mi è capitato di amare un libro ma riuscire tranquillamente a staccarmici. Ad ogni modo, lettura promossa, dal finale sconvolgente e ricca di riflessioni. Uno di quei classici da leggere almeno una volta nella vita.

Era deluso da tutto. Si era trasformato in un estraneo. I suoi compagni gli sembravano aspri, come la birra che aveva bevuto. Era troppo distante da loro. Le troppe migliaia di libri letti avevano spalancato un abisso tra lui e loro. Si sentiva in esilio. Si era avventurato nel vasto reame dell’intelletto, da dove non poteva più fare ritorno. D’altra parte, era pur sempre un essere umano, e il bisogno, tipico degli animali sociali, della compagnia di altri uomini restava insoddisfatto. Non era riuscito a trovare un’altra patria. I suoi compagni non lo capivano, la sua famiglia non lo capiva, la borghesia non lo capiva; allo stesso modo, la ragazza che gli stava accanto e che stimava tantissimo, non lo capiva, né poteva capire l’omaggio che lui le rendeva. Mentre ci pensava, la sua tristezza non era priva i una punta di amarezza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.