“LA CANZONE DI ACHILLE” DI MADELINE MILLER

“Sono convinto che dovremmo lasciare che sia Elena a scegliere.” Odisseo fece una pausa concedendo ai presenti il tempo di mormorare la loro incredulità; le donne non avevano alcuna voce in capitolo in faccende del genere. “In questo modo, nessuno ti potrà accusare di niente. Ma la fanciulla deve scegliere ora, proprio in questo momento, così nessuno potrà dire che si è consultata con te o che ha eseguito i tuoi ordini. E…” Sollevò l’indice teso. “Prima che lei scelga, ogni uomo presente dovrà giurare che rispetterà la scena di Elena e difenderà suo marito da tutti coloro che cercheranno di strappargli la sua sposa.”

La canzone di Achille di Madeline Miller, pubblicato nel 2012, è un romanzo che mi ha lasciata senza parole. Si tratta, in breve, della storia romanzata del mito di Achille, uno dei più celebri personaggi della mitologia greca, che qui viene raccontato come eroe, ma soprattutto come uomo. Quello che fa qui la Miller non è semplicemente raccontare il personaggio di Achille, ma lo fa attraverso gli occhi di Patroclo, narratore del romanzo e suo compagno di vita, con il quale instaura una relazione amorosa. I due si conoscono a Ftia, regno in cui Patroclo è stato esiliato (dopo aver ucciso un ragazzo per autodifesa) e di cui Achille ne è l’erede al trono, amatissimo e ammiratissimo, e dove tra i due nasce una tenera amicizia. Amicizia che presto si rivela amore. Dal monte Pelio alla guerra di Troia, i due non si lasceranno mai.

Quei secondi, quei mezzi secondi, in cui i nostri sguardi si toccavano erano gli unici momenti della giornata in cui sentissi qualcosa. L’improvvisa morsa allo stomaco, la rabbia che prendeva a scorrere. Ero come un pesce che fissava l’amo.


LA CANZONE DI ACHILLE
di Madeline Miller

CASA EDITRICE: Marsilio
LUNGHEZZA: 382 pag
PUBBLICAZIONE: 10 gen 2019

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“Sono molti anni, Achille, che ti propongo dei compagni e tu li hai sempre respinti tutti. Perché questo ragazzo?” Avrei potuto fare la stessa domanda. Non avevo nulla da offrire a un principe come lui. Perché, allora, aveva deciso di fare di me l’oggetto della sua benevolenza? Sia io sia Peleo restammo in attesa della sua risposta. “Perché è sorprendente.”

Sapevo che questo romanzo mi sarebbe piaciuto ma non immaginavo a tal punto. Sono sempre stata un’appassionata di storia e di mitologia greca e trovo che questo genere di romanzi aiuti molto nella diffusione di storie e leggende che altrimenti risulterebbero noiose, ostiche, lontane. I miei ricordi dell’Iliade e dei suoi personaggi sono ovviamente legati alla scuola, perché finora non mi sono mai azzardata a leggerla per conto mio, ma tutto mi era ben chiaro e leggerne le storie attraverso le parole di Madeline Miller mi ha molto colpita. Studiosa di lettere classiche e docente di greco e latino, l’autrice è partita proprio da Omero, Ovidio, Platone, Eschilo, Sofocle, Apollonio Rodio e Virgilio per raccontare le vicende di Patroclo e Achille. Quello che fa la Miller è rendere Patroclo il narratore delle vicende, operazione azzeccatisima perché non fa altro che contribuire ad umanizzare Achille e non solo. L’intento dell’autrice era, infatti, proprio quello di spogliare gli eroi greci della loro fama per raccontarli come semplici uomini, con le loro paure e gioie, vittorie e fallimenti. Questo, tuttavia, non significa averli snaturati, anzi. La Miller voleva – e ci riesce – raccontare ogni personaggio rimanendo fedele alla mitologia greca e ai suoi miti, li stessi che li hanno resi celebri.

Spalancò gli occhi. “Dimmi il nome di un eroe che è stato felice.” Riflettei. Eracle era impazzito e aveva ucciso la sua famiglia; Teseo aveva preso la sua sposa e suo padre; i figli e la nuova consorte di Giasone erano stati uccisi dalla sua prima moglie; Bellerofote aveva ucciso la Chimera ma era caduto dal dorso di Pegaso ed era rimasti storpio. “Non puoi.” Si alzò a sedere e si sporse in avanti. “Non posso.” “Lo so. Gli dei non permettono ak nessuno di essere famoso e felice.” Inarcò un sopracciglio. “Ma voglio confidarti un segreto.” “Dimmi.” Adoravo quando faceva così. “Io sarò il primo.” Mi prese il palmo della mano e lo premette sul suo. “Giuralo.” “Perché io?” “Perché sei tu la ragione. Giuralo.”

Ma La canzone di Achille è anche una bellissima storia d’amore, quella tra Patroclo e Achille, due ragazzi che vivono a pieno il loro sentimento senza dare peso ai giudizi degli altri, anzi lasciandosi trasportare e proteggere da un amore profondo e sincero che viene raccontato con altrettanta profondità e semplicità. Quello che più colpisce, infatti, è la naturalezza con cui questo amore viene vissuto e accolto, ma anche quanto profondo sia questo legame che va al di là degli ostacoli e al di là della morte. Parlo di morte perché tutti conosciamo la fine di questi personaggi. I due, infatti, hanno la costante consapevolezza di avere un tempo limitato da vivere insieme, perché se Patroclo non è destinato a grandi imprese se non, forse, quella di amare Achille, quest’ultimo è destinato alla gloria. Ma la gloria si paga a caro prezzo e nel suo caso, il prezzo è una morte prematura. Come arriverà poi questa morte è bizzarro, ma ciò che voglio rimanga è la purezza di un amore semplice che deve fare i conti con un destino beffardo.

Achille è la metà della mia anima, come cantano i poeti. Presto morirà, e non resterà altro che il suo onore. L’onore è suo figlio, la sua parte più amata. Dovrei rimproverarlo per questo? Ho salvato Briseide. Non posso salvare tutti.

Ho letto questo romanzo tutto d’un fiato e sono convinta che sia uno di quei libri da leggere. Profondo e sincero, permette al lettore di conoscere una storia nota in un’altra veste, molto più umana e molto più vicina a noi.

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