“IL RUMORE DELLE COSE CHE CADONO” DI JUAN GABRIEL VÁSQUEZ

Ed è così che ha preso l’abbrivio questo racconto. Non so a cosa serva il ricordare, quali vantaggi ci porti o quali problemi possa crearci, e non so nemmeno in che modo il vissuto possa cambiare attraverso il nostro ricordo, ma ricordare per bene Ricardo Laverde è diventata per me una cosa della massima importanza.

Quando ho aggiunto questo titolo al mio carrello non sapevo bene cosa aspettarmi. Devo dire che non mi convinceva totalmente, ma confidavo in un titolo così suggestivo. Non credevo mi avrebbe deluso e invece sì. Perché di questo romanzo ne salvo solo metà.

La vita non ci aveva dato il tempo di affezionarci, e io non ero mosso dal sentimento o dalla commozione, ma dall’impressione, che a volte abbiamo, che alcuni eventi abbiano modellato la nostra vita più dell’accettabile o dell’evidente.


IL RUMORE DELLE COSE CHE CADONO
di Juan Gabriel Vásquez

CASA EDITRICE: Feltrinelli
LUNGHEZZA:  283 pag
PUBBLICAZIONE: 4 ott 2012

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Pubblicato nel 2011, Il rumore delle cose che cadono di Juan Gabriel Vásquez è il racconto di Antonio Yammara, professore universitario, su una persona che la vita gli ha fatto incontrare, tale Ricardo Laverde, un uomo enigmatico che nasconde un segreto e il quale viene assassinato sotto i suoi occhi. Quella di Antonio diventa un’ossessione e le ferite riportare durante l’assassinio di Laverde non gli permettono di dimenticare. Anzi, lo portano a farsi tante domande, a ricercare la verità su un uomo che conosceva a malapena ma che quell’esperienza estrema aveva per sempre legato al suo destino. E’ così che Juan Gabriel Vasquez lega il destino dei due personaggi a quello della Colombia degli anni Settanta, durante l’ascesa del narcotraffico.

Si sente un grido strozzato, o qualcosa che somiglia a un giro. C’è un rumore, che non riesco, e non ci sono mai riuscito, a riconoscere: un rumore che non è umano è più che umano, il rumore delle vite che finiscono ma anche il rumore dei materiali che si rompono. É il rumore delle cose che cadono da quell’altezza, un rumore interrotto e dunque eterno, un rumore che non finisce più, che continua a risuonarmi nella testa da quel pomeriggio e non accenna a voler andarsene, che è sospeso per sempre nella mia memoria, appeso come un asciugamano al suo gancio.

Da questo libro non sapevo bene cosa aspettarmi, ma di certo non credevo di trovarmi di fronte a un romanzo a metà. Lo definisco così perché per la mia esperienza di lettura, Il rumore delle cose che cadono è come diviso in due e per ogni parte ho un’opinione totalmente diversa. Come se fossero scollate, due pezzi di un puzzle che non coincidono. Vi spiego.
Inizialmente ci si trova di fronte alla voce di Antonio Yammara, un uomo che conosce per caso Ricardo Laverde (vero protagonista del romanzo, che in realtà è sempre e solo presente indirettamente) e spiega di voler raccontare la sua storia. In realtà la prima parte è solo un susseguirsi di impressioni e incontri casuali tra i due uomini, fino all’assassinio di Laverde, l’infortunio di Yammara e tutto quello che comporta: le domande, la sofferenza, la sensazione di aver lasciato qualcosa di non risolto, come se i conti non tornassero. E qui il lettore non può che essere confuso, non capisce dove sta andando, di chi si stia parlando e soprattutto quando inizierà per davvero questo romanzo. Vi confesso che a questo punto sono stata più volte tentata di lasciare la lettura a metà, ma c’era qualcosa che mi suggeriva di continuare e devo dire che avevo ragione.

“Voglio che mi parli di mio padre”. Un’altra pausa. “Mi scusi, questo gliel’ho già detto”. Un’altra pausa ancora. “Senta, io non ho fatto in tempo a… Ero molto piccola quando lui… Insomma, voglio che mi racconti i suoi ultimi giorni, lei che li ha vissuti con lui, e voglio che lo faccia il più dettagliatamente possibile”.

La seconda parte, per me di gran lunga più interessante, arriva quando Yammara viene contattato dalla figlia di Laverde, la quale gli chiede di raggiungerla per raccontargli gli ultimi giorni di vita del padre. Ecco, è qui che, per me, finalmente inizia il romanzo, fino a quel momento pieno solo di incontri e pensieri confusionari. Questa seconda parte, invece, dà finalmente un po’ di azione ad una storia veramente troppo piatta e priva di un filo logico (almeno per me). In particolare, il passaggio che ho amato di più è il racconto della vita di Laverde e della moglie, il loro incontro e il loro matrimonio, le difficoltà economiche, l’arrivo della figlia e il narcotraffico, fino alla sparizione di Laverde. E’ qui che finalmente si respira un vero e proprio romanzo, una storia vera con sentimenti e colpa di scena, raccontata tra l’altro molto bene dallo scrittore, il quale riesce a legare la storia di un uomo e della sua famiglia a quella di un paese, la Colombia di inizio anni Settanta. Ed è qui che un po’ si capisce il senso del romanzo e lo sfondo storico a cui si fa riferimento.

“Ecco, Antonio, le cose stanno così”, disse allora: “Ho bisogno che lei mi parli di mio padre, com’era la sua vita alla fine, com’è stato il giorno della sua morte. Nessuno ha visto le cose che ha visto lei. Se tutto questo è un rompicapo, lei ha una tessera che nessun altro ha, non so se mi spiego. Mi aiuterà?”

Ecco, dunque, spiegata la mia perplessità su Il rumore delle cose che cadono, un romanzo che custodisce una storia che secondo me, se raccontata in maniera diversa, avrebbe reso molto di più.

Pensai che eravamo soli tutti e due in quella stanza e in quella casa, ma soli con una solitudine condivisa, ciascuno con il proprio dolore in corpo, a mitigarlo con le singolari arti della nudità.

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