“MISERERE” DI MARINA MARAZZA

Il cappuccio scoprì un viso dagli zigomi alti, i lineamenti forti, un naso un po’ adunco, la bocca grande e carnosa, i capelli foltissimi e lucenti, avvolti in due crocchie sui lati della testa a scoprire la fronte alta e le sopracciglia scure ad ala di gabbiano.
“Non mi riconosci? Sono passati troppo anni da quando servivi don Giovan Paolo, mio padre?”
[…] “Siete voi… donna Alma Francesca? La figlia di don Paolo e della signora Virginia…?”
Lei sorrise appena. Era diventata una donna di strana bellezza, con gli occhi scuri e liquidi come quelli di sua madre e la carnagione pallida di suo padre. Il naso importane dava carattere al suo viso, la bocca grande, con quel labbro superiore ben arcuato, le conferiva una sensualità particolare. Le palpebre pesanti, orlate da lunghe ciglia scurissime, si abbassavano e si alzavano su uno sguardo che raccontava di aver visto molto.
“Sono io, la figlia della signora di Monza.”

Sono diversi anni che conosco l’autrice Marina Marazza e in questo tempo ho letto quasi tutti i suoi romanzi. Adoro il suo stile, la sua tecnica narrativa, la formula che ha trovato per raccontare storie avvincenti e che, al tempo stesso, insegnano qualcosa al lettore.  E questo romanzo non fa eccezione.

Clara e le sue ragazze sapevano per certo quanto fosse difficile la vita per una donna. Non che gli uomini se la passassero facilmente; ma per chi nasceva femmina in quello scorcio di tempo le cose erano ancora peggiori.


MISERERE
di Marina Marazza

CASA EDITRICE: Solferino
LUNGHEZZA: 336 pag.
PUBBLICAZIONE: 12 novembre 2020

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“Non so come tu sia riuscita a giungere a me” stava sussurrando Virginia dentro la cella, e il sussurro si faceva ansimante nella penombra, “né che cosa ti aspetti, ma per certo ti deluderò. Io sono morta, morta al mondo, morta al mio passato, e tu sei l’unica cosa degna e bella di questo mio passato. Ho così tanto pregato che tu fossi sana e salva e vivessi una vita felice. Per questo Dio non ha voluto che morissi nelle mie miserie, per la consolazione di questo giorno benedetto. Ora davvero potrei chiudere gli occhi e finalmente andarmene. Tu dimentica e fai dimenticare di essere sangue del mio sangue. Vai via, lontana da me.”

Miserere di Marina Marazza, riedito da Solferino lo scorso mese (la prima edizione risale al 2012), narra la storia di Alma Osio, la figlia della Monaca di Monza. Siamo nella Milano del 1630, una città messa in ginocchio dalla peste. Si respira paura. Ma oltre alla malattia, anche i processi continuano a mietere vittime, quasi sempre innocenti. È in questo contesto che si muove la protagonista del romanzo, la quale, dopo aver vissuto mille difficoltà, è finalmente una donna libera e indipendente che può permettersi il più grande dei lussi: la verità. L’autrice racconta in questo romanzo il viaggio di Alma nel suo passato e il suo tentativo di dare in qualche modo giustizia ai propri genitori, Virginia de Leyva, la Monaca di Monza, e Giovan Paolo Osio, signore di Usmate. Per trovare la verità dovrà scendere a non pochi compromessi e scavare nell’anima nera di una città piena di peccato.

“Non cercare la vendetta, figlia. Scopriresti che è insensata. Dobbiamo solo fare in modo che nessuno più soffra, per quanto ci è dato di potere, la stessa nostra sofferenza.”

Come tutti i romanzi di Marina, anche questo è un romanzo a sfondo storico che nasce da attente ricerche storiche. Il romanzo è composto quindi da fatti realmente accaduti e figure storiche illustri e non. Il lettore trova qui una ricostruzione romanzata di paesaggi, contesti e personaggi, ai quali l’autrice ha dato non solo un volto e una voce, ma anche una storia. Perché lì dove non arrivano le fonti storiche Marina Marazza ha colmato i vuoti con la sua fantasia di scrittrice. La stessa protagonista Alma Francesca Margherita Osio è realmente esistita, ma nel 1608, dopo il processo e le condanne dei genitori, se ne persero le tracce. Il lavoro di Marina è stato quello di immaginare il suo destino e raccontarlo. Inoltre, fondamentale è anche il contesto nel quale si muovono i personaggi. La Milano che fa da sfondo alla storia di Alma è la Milano Manzoniana che tutti noi abbiamo conosciuto a scuola tramite I promessi sposi, della quale l’autrice riporta episodi spesso solo accennati dal Manzoni e raccontati in chiave diversa. L’obiettivo di Marina, infatti, è raccontare i fatti così come sono accaduti, anche se questo vuol dire per il lettore trovare scene crude e forti, perché il compito della letteratura è anche quello di tentare di fare giustizia per le tante cose tremende successe nel passato.

Il canonico di Montalto aveva perso ogni fede e si aggirava per il mondo inquieto, alla ricerca di risposte che nessuno avrebbe potuto dargli. Erano così simili, lei e Manfredo, ed era così tanto tempo che non piangeva. Manfredo sentì sulle sue mani il tempore delle sue lacrime silenziose. L’amore una malattia che rende deboli anche i più forti. Lo trascinò sotto i primi alberi e gli fu addosso con la furia di una baccante.
“Vivamus atque amemus, canonico” sussurrò con voce rotta. “Se davvero ciascuno è ciò che ama, io ti amo.”

Inoltre questo è anche un romanzo corale, in cui si muovono tantissimi personaggi. Ma non solo, perché tutti anche quelli secondari che compaiono per un breve episodio, hanno il loro spazio e tempo per raccontarsi. Questo è un aspetto che io adoro in questo romanzo, perché i romanzi corali non si limitano a raccontare una sola storia, ma ne raccontano infinite. Il lettore riceve così un meraviglioso regalo da parte dell’autrice: tante potenziali storia da approfondire con la propria fantasia. L’espediente narrativo utilizzato da Marina è un lungo flashback scritto in corsivo, in modo da distinguere i due piani narrativi.

Esistono tante verità quante sono le lingue che pretendono di raccontarle.

L’obiettivo di Marina era, dunque, quello di raccontare un’epoca, romanzando eventi storici e calando i personaggi in un thriller storico dai toni cupi tipici di un noir, pieno di colpi di scena, dove nulla è lasciato al caso. Ma soprattutto c’è anche il desiderio di raccontare un personaggio femminile forte. Perché Alma Osio è una donna che sa quello che vuole e non ha paura di quello che dovrà fare per ottenerlo. Sempre pronta a mettersi in gioco, a vivere a pieno la vita, a imparare da ogni esperienza. Anche la più dolorosa.

Da tanto tempo lei non era più capace di pregare nemmeno per sé, ma non importava: avrebbe offerto la sua silenziosa, sofferente solidarietà. Non avrebbe chiuso occhi, orecchie e cuore, non avrebbe fatto finta di niente chiusa nel suo confortevole palazzetto. Bisognava esserci e condividere un poco quel tormento, responsabilità di tutti e di nessuno.

In chiusura, confermo che Miserere è un romanzo che mi ha assolutamente colpita, non solo per la sua storia, ma anche per la sua protagonista così forte e indipendente, per il suo ritmo sempre incalzante, per il suo desiderio di riportare alla luce vecchie ferite e antiche verità.

“Non voltarti” sussurrò a se stessa, stando la Genesi. “Non voltarti mai indietro e non ti fermare.”
Sentì il passo di Manfredo starle dietro. “Non siamo morti” disse sottovoce. “Questo è quel che conta. In qualche modo ci ritroveremo.”
E riuscii a rivolgere agli alberi mossi dalla brezza una smorfia che somigliava a un sorriso.



In collaborazione con SOLFERINO Libri e l’autrice MARINA MARAZZA.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Chiara Nicolazzo ha detto:

    Oh mamma! Questo coraggio io non ce l’ho ancora avuto! 😅

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  2. Assolutamente. Sono concorde. Sì certo, infatti sono sempre stata attirata da questa figura femminile. Ho letto perfino I promessi sposi, una volta finita la scuola. Infatti non ho potuto apprezzare questo capolavoro. Quindi ho deciso di farlo per conto mio

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  3. Chiara Nicolazzo ha detto:

    Beh cupo perché è un thriller, non un romanzo rosa. Ma ti posso assicurare che, se ti appassiona la storia, fa decisamente per te!

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  4. Buongiorno, ti confesso che sono parecchio intrigata, nel leggerlo! Non riesco a convincermene al 100%, perché appunto, come hai ben detto tu, mi sembra fosco e cupo. In questo periodo, così difficile, sento di aver bisogno di letture un pò più distensive.
    Grazie. Comunque ci penserò

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