“DONNE DELL’ANIMA MIA” DI ISABEL ALLENDE

Non esagero quando dico che sono femminista dai tempi dell’asilo, da prima che questo concetto entrasse nella mia famiglia. Sono nata nel 1942, quindi in pratica stiamo parlando della Preistoria.

Sono una fedelissima di Isabel Allende. L’ho scoperta nel lontano 2003 e da allora non ho mai smesso di seguirla, amarla e leggere tutti i suoi romanzi. Nonostante per me lei possa anche scrivere la lista della spesa e io la comprerei, sono anche obiettiva nelle mie opinioni. Se un suo libro non mi convince del tutto lo dico senza problemi, nella ferma convinzione che i romanzi siamo lo specchio dell’evoluzione della vita privata e interiore di un autore. Nel mio caso, conoscendo bene la Allende e avendo letto anche i suoi lavori biografici, quest’idea di evoluzione e di cambiamento mi spinge ad apprezzare anche i lavori più recenti che spesso si sono differenziati con tenacia da quelli precedenti. Faccio questa doverosa premessa proprio perché Donne dell’anima mia non solo non è un romanzo, ma è anche una raccolta di idee e aneddoti che lascia poco spazio alla poesia e a quel realismo magico che spesso ha definito l’identità di questa autrice così poliedrica e prolifica.

La mia idiosincrasia nei confronti del machismo cominciò proprio nell’infanzia, vedendo mia madre e le domestiche della casa come vittie, subalterne, senza mezzi né voce, o per aver sfidato le convenzioni, nel primo caso, o per il fatto di essere povere.


DONNE DELL’ANIMA MIA
di Isabel Allende

CASA EDITRICE: Feltrinelli
LUNGHEZZA: 176 pag.
PUBBLICAZIONE: 12 novembre 2020

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Da ragazza lottavo per l’uguaglianza e volevo partecipare al gioco degli uomini, ma con la maturità ho capito che quello è un gioco folle che sta distruggendo il pianeta e il tessuto morale dell’umanità. Non si tratta di replicare il disastro, bensì di porvi rimedio.

Donne dell’anima mia di Isabel Allende, pubblicato il 12 novembre 2020 da Feltrinelli, è un libro in cui l’autrice rievoca immagini e avvenimenti del passato per parlare di femminismo. Si tratta dunque di un libro biografico in cui con ironia e leggerezza – ma non senza serietà -, la Allende racconta il suo femminismo, le sue origini e le sue ragioni, ma anche come queste convinzioni abbiamo influito nel suo percorso di vita e nei ruoli di figlia, moglie, madre, amante e scrittrice. Quello che ne viene fuori è un racconto sincero e determinato, i cui anche i ricordi tristi e gli errori hanno una collocazione consapevole nella vita di una donna che, con piccole scelte e piccole azioni, lavora per fare in modo che le condizioni delle donne migliorino in tutto il mondo.

Il patriarcato è di pietra. Il femminismo è fluido, potente, profondo come un oceano e racchiude l’infinita complessità della vita, si muove a onde, correnti, maree e talvolta con tempeste furiose. Come l’oceano, il femminismo non rimane in silenzio.

Leggere della vita della Allende, per me che la seguo da tantissimi anni e la adoro, è un privilegio. Per quanto io abbia letto tutti i suoi libri biografici, ho sempre molta curiosità e interesse per scoprire di più. Mi rendo conto che, considerando questo aspetto, libri come questo non sono per tutti i lettori. Chi vuole scoprire la Allende probabilmente è meglio che legga i suoi romanzi, quanto meno all’inizio. Ma Donne dell’anima mia ha qualcosa di più rispetto agli altri suoi libri biografici, perché parla di femminismo e mai come in questo periodo storico non se ne parla mai abbastanza. Ed è bello leggere di una donna di quasi ottant’anni che aveva aspirazioni femministe già da bambina. Senza conoscere nulla e senza avere esperienza del mondo, ha sempre covato una rabbia, ha sempre visto delle disuguaglianze, ha sempre desiderato un futuro diverso che andasse oltre la famiglia che si sarebbe formata.

Non avrei potuto vivere in nessun altro modo, perché la rabbia che covava dentro di me sin dall’infanzia col tempo non aveva fatto che crescere; non ho mai accettato il limitato ruolo femminile assegnatomi dalla famiglia, dalla società, dalla cultura e dalla religione.

Quando si parla di femminismo è molto facile cadere nei cliché, per questo ci tengo a dirvi che in questo libro non troverete niente di tutto questo. Quello che leggerete è solo la storia di una donna che crede nell’uguaglianza di genere, nelle pari opportunità, nell’indipendenza e nella libertà. Ma è anche la voce di una donna che non vuole vendere un’idea, ma solo mostrarvi un aspetto di questo mondo in cui le donne sono sempre un passo indietro. Un aspetto così radicato da essere troppo spesso dato per scontato. La Allende dice ai propri lettori che bisogna credere che si possono cambiare le cose, ma anche che ci vogliono pazienza e tempo. Tanto tempo.

Anche se da giovane ero molto appassionata, non ricordo di avere avuto grandi ambizioni letterarie; credo che non mi fosse mai venuta in mente questa idea perché l’ambizione era una cosa da uomini e quando la si riferiva a una donna era un insulto. È stato necessario il movimento di emancipazione femminile per far sì che alcune donne facessero proprio questo concetto, come hanno fatto con la rabbia, l’asservirà, la competizione, il gusto per il potere, l’erotismo e la determinazione per dire “No”. Le donne della mia generazione afferravano quando potevano le opportunità disponibili, che non erano molte, ma raramente elaboravano un piano per avere successo.

Lettura fluida e appassionante, che parla alle donne e non solo. Un viaggio attraverso la vita di una donna, Isabel Allende, che con coraggio e un pizzico di follia ha cercato, nel suo piccolo, di cambiare le cose.

È ormai tempo per noi donne di partecipare alla gestione di questo patetico mondo alla pari degli uomini. Spesso le donne al potere si comportano come uomini duri, perché è l’unico modo in cui possono competere e comandare, ma quando avremo raggiunto un numero significativo di posizioni di potere e leadership, allora potremo far perdere la bilancia dalla parte di una civiltà più giusta ed egualitaria.

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