“LA MENNULARA” DI SIMONETTA AGNELLO HORNBY

Il necrologio per la Mennulara era affisso in tutti i posti consentiti dal Comune: di denari doveva averne fatti assai per l’avarissima famiglia Alfallipe, questa Mennulara, per meritare tanta spesa.

Continua la mia scoperta dell’autrice sicula Simonetta Agnello Hornby. Questa volta ho deciso di lanciarmi nella lettura del suo primo romanzo, scritto grazie ad un’idea che le venne durante un ritardo del volo Palermo-Londra della British Airways. Si tratta di La Mennulara, romanzo pubblicato nel 2002 dalla casa editrice Feltrinelli, in cui viene raccontata, seppur in maniera insolita,  la storia di Maria Rosalia Inzerillo, detta “la Mennulara”.

Non c’era lavoro che non accettasse, dovunque e per qualsiasi compenso, purché le permettesse di ritornare in paese la sera. Le sue dita parevano zampe di ragno, tanto erano magre e indaffarate a raccogliere mandole, come se tenessero una rete sulla terra. Fu allora che le affibbiarono il nomignolo “la Mennulara”, che le rimase.


LA MENNULARA
di Simonetta Agnello Hornby

CASA EDITRICE: Feltrinelli Editore
LUNGHEZZA: 263 pag.
PUBBLICAZIONE: 2002

|Acquista su AMAZON|

 

 


I suoi genitori avevano convissuto sotto lo stesso tetto conducendo in realtà vite separate; le loro esigenze personali avevano sempre assoluta priorità su quelle dell’altro e dei figli. Però, nonostante i ripetuti tradimenti del padre, si poteva dire che il loro era stato un matrimonio riuscito: Lilla non aveva ricordo alcuno di affettuosità tra loro o verso i figli, ma nemmeno di litigi o disaccordi. Mennù aveva lavorato sodo per mantenere l’equilibrio famigliare e la loro stabilità finanziaria. Forse avrebbero dovuto esserle grati per questo.

La Mennulara è un romanzo corale in cui la protagonista viene raccontata dopo la sua morte attraverso i racconti e le supposizioni dei suoi compaesani. Siamo a Roccacolomba, un paesino siciliano, nel settembre del 1963, quando la Mennulara muore e la famiglia Alfallipe, da lei servita per tantissimi anni, segue le istruzioni lasciate scrupolosamente dalla donna riguardo al suo funerale, nella speranza di ottenere la sua eredità. La Mennulara è infatti stata anche amministratrice della famiglia (oltre che domestica), accumulando così negli anni una piccola ricchezza personale. L’intero romanzo è il racconto indiretto della sua storia, che viene ricostruita attraverso i ricordi, le confidenze e le supposizioni dei suoi concittadini di Roccacolomba. Quello usato dalla Hornby è, dunque, un espediente letterario molto interessante che, dopo un primo momento di tentennamento, mi ha conquistata. Tramite questo espediente, del tutto nuovo e inaspettato,  l’autrice riesce, tra le altre cose, anche a far cambiare idea sulla Mennulara attraverso i racconti degli altri.

Sin dalla caduta dei Borbone l’oligarchia di Roccacolomba si era mantenuta compatta, avendo goduto di un lungo periodo di stabilità e benessere. Di riflesso, le famiglie che da generazioni la servivano come domestici – cocchieri, cuoche, cameriere, balie, portieri – potevano vantare una posizione altrettanto stabile e non erano affatto indigenti pur vivendo in una condizione di povertà. Legati ai padroni dall’antica conoscenza di generazioni – un misto di rispetto, risentimento e anche affetto reciproco -, avevano fatto propri i loro valori e i loro modelli di comportamento. Le famiglie delle persone di casa guardavano dall’alto in basso gli altri poveri del paese, che padrone non ne avevano e vivacchiavano nell’incertezza del pane quotidiano; inoltre si sentivano in un certo qual modo protetti, ma anche minacciati, a seconda della posizione dei padroni, dall’altra grande componente della società del latifondo: la mafia, che a quel tempo attraversava una fase di rapida ascesa ed era pronta a penetrare nelle province orientali.

Un altro aspetto molto interessante di questo romanzo è per me la rappresentazione storica e sociale che la Hornby è solita dare del contesto in cui è ambientata la storia che racconta. In La Mennulara siamo in Sicilia, terra natia dell’autrice, e i personaggi si muovono in due momenti storici ben distinti: il primo è il settembre del 1963, ossia al momento della morte della Mennulara, periodo che costituisce il filo conduttore dell’intera narrazione; il secondo va dai primi anni del Novecento fino fino alla Secondo Dopoguerra, ed è lo sfondo dei ricordi sulla Mennulara condivisi dai suoi concittadini. Come sempre Simonetta Agnello Hornby riesce a raccontare uno spaccato di società molto lontano da noi, ma al quale io sono affezionata e nel quale mi ritrovo ogni volta.

“Bisogna essere cauti,” disse Carmela, guardando severamente sua madre, “stai attenta con la mia cameriera, e ricordati che quello che è capitato a noi è il giusto castigo per chi da troppa confidenza alle persone di servizio.”

Ho scoperto che questo è il primo libro dell’autrice solo dopo averlo letto e devo ammettere che non l’avrei mai detto. Ho trovato questo romanzo complesso e mai scontato, dal ritmo incalzante e avvolgente, come solo i libri che raccontano storie che non smetteresti mai di scoprire sanno essere.

“Mi disse: ‘Il mio dovere è di servirli, e sono capace di farcela. Non sono stata io a scegliermi dei padroni che mi sono inferiori. Padroni sempre sono, e io sono destinata a essere la loro serva’”.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.