“IL RACCONTO DELL’ANCELLA” DI MARGARET ATWOOD

Avevamo imparato a sussurrare quasi impercettibilmente. Nella semioscurità potevamo allungare le braccia, quando le Zie non guardavano, e toccarci le mani attraverso lo spazio tra un letto e l’altro. Leggevamo il movimento delle labbra, con le teste posate sul cuscino, girate di lato, osservando l’una la bocca dell’altra. In questo modo ci eravamo scambiate i nostri nomi, di letto in letto: Alma. Janine. Dolores, Moira. June.

E finalmente eccomi qui, anche io ho letto Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, un romanzo comparso nella mia wishlist ormai diverso tempo fa, dopo aver visto la famosa serie tv del 2017 che vede come protagonista Elisabeth Moss.

Questo è il cuore di Gilead, dove la guerra non può entrare tranne che attraverso la televisione. Non sappiamo con certezza dove siano i suoi confini, che variano a seconda degli attacchi e contrattacchi, ma questo è il centro, dove nulla si muove. La Repubblica di Gilead, diceva Zia Lydia, non conosce confini. Gilead è dentro di te.


IL RACCONTO DELL’ANCELLA
di Margaret Atwood

CASA EDITRICE: Ponte alle Grazie
LUNGHEZZA: 398 p.
PUBBLICAZIONE: giugno 2019

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Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.

Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood è un romanzo distopico pubblicato nel 1985 in cui viene immaginata una società in cui le donne vengono private di ogni diritto e libertà. Nel mondo immaginato dalla Atwood, ambientato in un futuro prossimo, gli Stati Uniti sono stati rovesciati dalla Repubblica di Gilead, una teocrazia totalitaria d’ispirazione biblico vetero-testamentaria formata da una società fortemente gerarchizzata in cui le donne, indipendentemente dalla loro classe sociale, sono totalmente succubi degli uomini. La protagonista del romanzo è Offred, una donna che subisce il regime, dal quale viene strappata alla sua vecchia vita per vestire i panni di un’ancella. A Gilead, infatti, i Comandanti che hanno donne sterili (facendo riferimento alla storia di Giacobbe presente nella Genesi, secondo cui l’uomo fu spinto dalla moglie sterile a congiungersi con la sua ancella per poter aver un figlio), possono fare richiesta di un’ancella per avere un figlio unendosi con lei (alla presenza della moglie) durante la Cerimonia.  Il romanzo è un racconto accorato fatto da Offred che, come tutte le ancelle, è stata privata non solo della propria vita ma anche della propria identità.

Mi piacerebbe credere che sto raccontando una storia. Ho bisogno di crederci. Devo crederci. Coloro che possono crederlo hanno migliori possibilità. Se è una storia che sto raccontando, posso scegliere il finale. Ci sarà un finale, alla storia, e poi seguirà la vita vera. Posso continuare da dove ho smesso.

Il racconto dell’ancella, pubblicato nel 1985, fu scritto nel 1984 quanto l’autrice era a Berlino Ovest. In un mondo ancora fortemente diviso, la Atwood immagina una realtà diversa ma non basata su fantasie. Quello che fa non è dunque inventare qualcosa da zero, ma concatenare eventi, situazioni e comportamenti umani del passato o di altri paesi, prendendo ispirazione da grandi romanzi dispotici come 1984 di George Orwell, Il mondo nuovo di Aldous Huxley e Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Il risultato è il ritratto di un mondo devastato dalla guerra e dall’inquinamento, in cui un colpo di stato in Nord America permette l’insediamento della Repubblica di Gilead, una teocrazia totalitaria d’ispirazione biblico vetero-testamentaria che si basa su regole ferree e una società fortemente gerarchizzata. La peggio, come sempre, ce l’hanno le donne, che da un giorno all’altro sono private di ogni bene, libertà e diritto.

Il mio nome non è Offred, ho un altro nome, che adesso nessuno usa perché è proibito. Mi dico che non è importante, un nome è come un numero di telefono, utile solo per altri; ma mi sbaglio, è importante. Tengo la coscienza di questo nome come qualcosa di nascosto, un tesoro che tornerò a scavare un giorno. È un nome sepolto, circondato di mistero come un amuleto, un amuleto sopravvissuto a un passato incredibilmente distante. La notte sto sdraiata sul letto, con gli occhi chiusi, e il mio nome è lì, sospeso dietro gli occhi, non del tutto a portata di mano, che brilla nel buio.

La protagonista è Offred, un’ancella la cui storia viene scoperta un secolo dopo, grazie al ritrovamento di alcune musicassette su cui la donna aveva inciso la sua vicenda. Offred in realtà ha un altro nome, che però non rivela mai durante il racconto, e anche un marito che non sa che fine abbia fatto e una bambina, che scopre essere stata data in adozione in una ricca famiglia di Gilead. Privata di ogni cosa, racconta la sua storia da quando è a casa di un nuovo Comandante e la moglie Serena Joy: la sua quotidianità, i ricordi che la tengono viva, il desiderio di sopravvivere ancora un altro giorno nell’attesa che tutto torni come prima, la paura di esporsi anche con le altre ancelle. L’impressione che si ha, dunque, leggendo Il racconto dell’ancella è di stare ascoltando una storia sussurrata all’orecchio, una storia intima la cui narrazione procede a singhiozzi, tra flashback e avvenimenti, supposizioni, speranze, considerazioni.

Mi dispiace che ci sia tanto dolore in questa storia. Mi dispiace che sia a frammenti, come un corpo preso in un fuoco incrociato o smembrato a forza. Ma non c’è nulla che possa fare per cambiarla.

I temi affrontati da Margaret Atwood in Il racconto dell’ancella sono veramente tanti e di diversa natura: si parla di dittatura, censura e società patriarcale, ma anche di violenza, sottomissione delle donne, repressione, religione. Tutto collabora nel costruire un ritratto più reale possibile di un mondo spaventoso in cui Offred, la protagonista, diventa un puntino insignificante, perso chissà dove in una realtà che troppo spesso le sembra solo un terribile incubo.

Mi sono inginocchiata per esaminare il ripiano, ed ecco che, in caratteri minuti, incisi, pareva, abbastanza recentemente con uno spillo o forse semplicemente con un’unghia, nell’angolo dove l’ombra era più buia, ho letto le parole: Nolite te bastardes carborundum.

Ho divorato questo romanzo in pochissimi giorni, amando ogni singola parola di questo racconto accorato e sofferto che lascia nella testa del lettore immagini terribili. La mia opinione su questo romanzo è sicuramente influenzata dall’aver già visto la serie tv ad esso ispirata, visione che mi ha permesso di non perdermi in una narrazione che procede a singhiozzi e che è ricca di sbalzi temporali. Ad ogni modo, ho amato il personaggio di Offred, il suo desiderio di sopravvivere ad una realtà terribile con l’unica speranza di ritrovare il marito e la figlia. Lettura assolutamente consigliata, che ancora una volta apre uno squarcio su uno spaventoso “cosa accadrebbe se…”.

Il furgone attende sul viale d’accesso, con i doppi portelli aperti. I due, uno per lato adesso, mi prendono per i gomiti per aiutarmi a salire. Non so se sarà una fine o un inizio: mi sono affidata a mani sconosciute, perché non c’era altro da fare. Salgo, nel buio, o nella luce.


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